1° NOVEMBRE – SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

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“Dite ai miei figli che li amo”. Sono le ultime, toccanti parole pronunciate da Simone Barreto Silva, accoltellata tre giorni fa a Nizza da un terrorista islamico. Donna semplice, cuoca e badante, madre di tre figli, morta a 44 anni di età perché si era recata in chiesa a pregare, forse per partecipare alla S.Messa, forse per dire soltanto una preghiera silenziosa e accendere una candela alla Vergine o a qualche santo all’inizio di una giornata di lavoro. Chissà se aveva mai pensato all’eventualità di morire martire; che un giorno avrebbe versato il suo sangue in Cristo e come Cristo; che, mentre il male ne avrebbe travolto il corpo, il Signore l’avrebbe unita alla sua morte di croce e ne avrebbe condotto l’anima in trionfo.

Dalle sue ultime parole sappiamo che lei non ha pensato a se stessa, ma ai suoi figli, come solo una madre sa fare. E tuttavia, così come lei ha capito che la morte stava ormai giungendo, è plausibile ritenere che abbia altrettanto compreso che tutto ciò stava avvenendo alla presenza di Dio e che presto lo avrebbe incontrato, questo Dio.

Ora lei, insieme agli altri due cristiani assassinati dal medesimo attentatore, è unita al grande coro dei martiri, di quanti cioè (come recita la seconda lettura tratta dal libro dell’Apocalisse) “vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”. Ora lei, anzi loro, fanno parte della schiera dei grandi intercessori, coloro i quali stanno davanti a Dio giorno e notte per adorarlo e per supplicare tutte le grazie di cui noi abbiamo bisogno. Ora essi non sono più nella tribolazione, ma nella consolazione e pregano affinché tale consolazione tocchi anche noi, mediante la fede. Ora, infine, essi ci sono additati quali testimoni, quali esempi di ciò che significhi vivere e morire in Cristo, con Cristo e per Cristo.

Aveva ragione Benedetto XVI quando affermava che il prototipo di santo del terzo millennio sarebbe stato diverso rispetto a quello del millennio precedente, perché anzitutto e soprattutto testimone della propria fede dinanzi a un mondo che si è allontanato da Dio, dinanzi a un’umanità che si è sbarazzata di Dio per potersi finalmente realizzare senza limiti.

Martire in greco significa proprio questo: “testimone”, uomo o donna pronto a dichiarare la propria appartenenza a Cristo comunque e sempre, il cui valore non sta nell’impeccabilità, ma nell’amore semplice, vero, incarnato e appassionato per il suo Signore.

Forse non sarà facile per i figli di Simone alzare lo sguardo, cogliere cioè di questo evento non solamente la tragicità, ma anche la bellezza di una vita donata a Cristo e abbracciata da Cristo nell’amore. Noi preghiamo affinché ne siano capaci. Chiediamoci piuttosto: noi? Noi siamo capaci di leggere quanto è accaduto con gli occhi della fede?

Il mare d’indifferenza, di più, di ostilità verso il cristianesimo in cui la Francia (e non solo essa) nuota beatamente da anni, sta ricevendo degli scossoni. Dal 1996 (anno in cui furono martirizzati in Algeria i monaci francesi del monastero di Thibirine) a oggi sono numerosi i cristiani francesi il cui sangue è stato versato perché discepoli di Cristo: erano laici, preti, suore.

L’offerta della loro vita risplende come un dono più luminoso e un inno di gioia più forte del cieco vortice di violenza che ha inghiottito i loro corpi e ha umanamente travolto i loro affetti. La storia della Chiesa ci conferma nella certezza che il loro sangue sarà seme di nuovi cristiani (come diceva Tertulliano), seme che cade in terra e muore e in tal modo produce frutto.

Cristo ci dice che dobbiamo considerarci beati quando viviamo secondo la nostra fede; non solo quando le cose vanno bene, ma anche e soprattutto quando le cose si fanno più difficili, quando costa essere operatori di pace, o miti, o perseguitati. Anzi, se leggiamo con attenzione il vangelo, Cristo osa addirittura dire ai suoi discepoli coinvolti in situazioni difficili di rallegrarsi ed esultare perché li attende una grande ricompensa nei cieli.

Forse è bene che ci fermiamo un istante e che ci chiediamo se quando abbiamo deciso di seguire Cristo avevamo considerato bene la portata di queste parole. Soprattutto se abbiamo accettato di rinunciare al nostro sguardo, spesso solamente umano sulla realtà, per assumere quello di Cristo.

E’ necessario farlo, cioè meditare bene tutto ciò.

Altrimenti continueremo a vivere la meravigliosa solennità di Tutti i Santi come qualcosa di lontano dalla vita, mentre sovente è vero l’incontrario, che cioè la nostra vita è lontana dalle sorgenti della grazia le quali, sgorgando dal cuore trafitto di Cristo, effondono ogni bene sui Santi in cielo e sono pronte a riversarsi su di noi pure, non appena meditiamo la loro testimonianza e con fiducia ricorriamo alla loro intercessione.

 

Una risposta a “1° NOVEMBRE – SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI”

  1. Nuccia Maritano Comoglio dice: Rispondi

    Grazie Emilio per le tue parole che scuotono la nostra fede
    e per aver ricordato con tanto affetto la mamma uccisa a Nizza.

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