Assunzione della B.V. Maria – Solennità: meditazione

Tutto cominciò con uno scambio di sguardi tra loro, dal quale egli restò sbalordito, perché mai aveva riscontrato tra le sue creature un simile connubio composto d’intensità d’amore per lui e di fermezza d’animo nel volerlo per sé completamente e sino all’ultimo respiro. Lui guardava a ciò che lei covava gelosamente nel cuore, mentre lei non distoglieva mai lo sguardo dal suo amato, non cessava mai di attenderlo, né giorno, né notte e nel cercarlo aspirava il suo profumo ovunque.

Così quando lui, innamorato della sua umiltà si fece avanti, lei abituata a fissare lo sguardo nell’Invisibile, non esitò neppure un istante ad acconsentire. Lui le fece un discorso strano, fatto di vita e di morte, di successo e di fallimento, di un regno diverso da quelli terreni, un regno che non avrebbe avuto fine. Lei non capì fino in fondo, ma nel suo intimo il suo istinto le diceva che poteva e doveva fidarsi. Quell’istinto l’aveva sempre guidata su strade sicure: perché mai avrebbe dovuto sbagliarsi proprio ora? No, lei non lasciò sfuggire l’istante, si fidò del tutto. E così, quasi senza che se ne accorgesse, il suo sì da terreno divenne eterno, perché “forte come la morte è l’amore”, mentre l’eterno divenne terreno, come Dio aveva promesso per mezzo del profeta Osea: “Io risponderò al cielo ed esso risponderà alla terra”, talmente terreno che dopo pochi mesi ella poté stringerlo tra le sue braccia.

Lei era troppo immersa nella verità delle cose da non riconoscersi povera e piccola creatura, ma era nello stesso tempo così fiera di appartenere al popolo d’Israele da serbare nell’intimo la certezza di essere amata e scelta da Adonai, l’Unico vero Dio. Siccome di queste due ali era provvista la sua umiltà, ella non poteva mai essere né falsa, né presuntuosa. Forse, anzi, sicuramente per questo, piacque tanto a Colui che continuamente scruta gli abitanti della terra per trovare qualche cuore degno di diventare Sua dimora. Per non dire che, trovare un’altra anima così tenacemente rivolta a lui, così desiderosa di appartenergli e di servirlo, pareva quasi impossibile.

Fu una grande gioia per lui sceglierla in modo unico tra tutte, ma nel segreto fu anche una grande pena: avrebbe voluto subito spalancarle le porte dei suoi palazzi, incoronarla regina del suo regno e mettere ai suoi servigi tutte le sue schiere celesti, ma c’era una strettoia per la quale lei avrebbe dovuto passare. Egli non aveva dubbi che lei sarebbe rimasta fedele, ritta in piedi nella prova, senza cedere alla tentazione della disperazione e dell’odio, che avrebbe continuato ad amare sino all’ultimo; lui sapeva già che quello di lei sarebbe stato un vero martirio d’amore. Avrebbe voluto risparmiarglielo, con tutto il cuore. Ma non era possibile.
Lui pensava: “Il mio Figlio eterno, che nascerà uomo dal nostro amore, scenderà per condividere il destino degli uomini, un destino di dolore e di morte, altrimenti non potrà salvarli; e in tutto ciò lei dovrà stargli accanto, senza capire, senza sapere. Lei dovrà essere trafitta nel cuore, mentre lui lo sarà nel petto. Lei morrà prima di morire, nell’istante in cui dovrà vedere nostro figlio morire prima di risorgere”.

Lui pensava: “Persino io dovrò legarmi a me stesso per non intervenire mentre ciò accadrà; ma ne sarò capace, ce la farò poiché in quell’istante di dolore e di buio il mio pensiero sarà fermamente fisso al loro futuro, al giorno in cui saranno finalmente al sicuro nella mia casa, giorno nel quale potrò ricolmarli di doni infiniti, di incessanti effluvi d’amore eterno.
Oh certo, mio Figlio è Colui nel quale da sempre io riverso tutto me stesso. Ma ora che è divenuto uomo, desidero che Egli porti con sé la sua amata Madre, del cui mantello ho amato ogni risvolto, perché desidero colmare lei pure e lei per prima, tra tutti gli uomini redenti, con i beni della mia casa. Le consegnerò i miei forzieri, le cui chiavi sono in mano di mio Figlio: coloro per cui lei chiederà vengano aperti, mio Figlio li aprirà. Perché, come lei non potè resistere alla mia richiesta nei suoi confronti, neppure mio Figlio potrà resistere alla dolce domanda di colei che gli è stata accanto sino all’ultimo respiro.
So già bene infatti che in tal modo essi a loro volta faranno scendere e scorrere tutti questi doni sui loro fratelli e figli in umanità (ed è proprio questo ciò che voglio!), i quali, ancora pellegrini nel tempo, andranno camminando tra molte pene, sino a quando verrà il giorno in cui finalmente busseranno alle mie porte! Voglio che in quel momento la mia casa si riempia di ospiti;  ma che dico, di figli! In quel giorno io stesso scenderò a spalancare i portali del palazzo regale e inviterò ognuno a prendere posto al grande banchetto che vado preparando sin d’ora per loro. E che meraviglia sarà per me vederli stringersi attorno a Cristo Gesù e a Maria, regina degli angeli e dei santi, vestiti in abiti sontuosi, come si addice al Re e alla Regina Madre. In quel giorno ognuno comprenderà che bisognava pazientemente attendere il momento in cui tutto sarà giusto”.

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