Battesimo del Signore – anno B

Qui il link alla liturgia del giorno

È consolante la notizia dell’inaugurazione avvenuta questa settimana in Tanzania di un seminario maggiore in grado di accogliere fino a cinquecento seminaristi provenienti da tutto il paese; infatti, le vocazioni sacerdotali in quel paese fioriscono così rapidamente che i vari seminari diocesani sono pieni. E’ una situazione nella quale diviene tangibile la capacità di Dio di realizzare le sue promesse, fecondando l’umanità con le ricchezze del suo Spirito, come descrive poeticamente la prima lettura tratta dal profeta Isaia: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Grazie a eventi come quello su accennato riconosciamo che anche quest’anno la Chiesa celebra la festa del Battesimo del Signore non come un semplice dovere liturgico imposto dal calendario, ma come l’inizio di una grazia che ci raggiunge qui e ora, perché lo Spirito nel quale è stato battezzato Gesù di Nazareth è il medesimo Spirito di Dio che dona vita ai cristiani di ogni epoca e luogo.

Inevitabilmente, però, sapere che tanta grazia sovrabbonda altrove, apre in noi una ferita, giacché costatiamo che ben diversa è la nostra situazione: da noi i seminari sono vuoti, le teste di quanti frequentano la messa sono per lo più bianche o calve e tutta la sovrabbondante fioritura di vocazioni e di famiglie cristiane alla quale eravamo un tempo avvezzi, va rinsecchendosi. Così, ci sentiamo un po’ come quei girini i quali, nati da uova sventuratamente deposte in una pozza d’acqua, vedono evaporare il loro habitat, la loro casa giorno dopo giorno e temono di morire prima di diventare rane capaci di respirare l’aria aperta. E allora che dobbiamo fare? Accettare sommessamente che l’Europa ha fatto il suo tempo e passare il testimone della fede ad altri popoli? In un certo senso può essere vero, ma come possiamo accomodarci dentro a questa considerazione come fosse un nido caldo, l’ultimo nido? Il battesimo del Signore non ha nulla da dire a noi? La sua grazia si è definitivamente spenta per noi battezzati occidentali, che siamo comunque parte del suo corpo mistico?

Forse anzitutto dobbiamo ricordare che l’evangelizzazione del resto del mondo, Africa compresa, è avvenuta a costo di grandi sofferenze sopportate con dedizione dai missionari, poi dai primi convertiti e gradatamente nel tempo da quanti hanno abbracciato la fede. Tutti costoro agivano quali annunciatori e testimoni di Cristo e Cristo confermava il loro operato con la sua grazia. In quel caso, come accade sempre e ovunque, nulla sarebbe avvenuto senza l’intervento di Dio, ma nulla Dio ha fatto senza il concorso dell’uomo.

Soffermiamoci un istante sulla parola “testimone”, perché anche il battesimo di Cristo è avvenuto mediante un uomo il quale ha dedicato la vita a testimoniarlo. Cosa faceva infatti il Battista se non richiamare il popolo a prepararsi alla venuta del Messia con parole e gesti? Il battesimo che egli conferiva aveva il valore di un rito compiuto con l’intento di attestare la volontà di chi lo riceveva a convertirsi e niente più. A un certo punto, però, Gesù decide di accettare quella testimonianza e quel rito compiuto da uomini per altri uomini, decide di farlo proprio: in quel momento l’acqua diviene veicolo dello Spirito Santo, i cieli si aprono e il Padre si rivela. La scelta di Gesù valorizzerà non solo il battesimo conferito da Giovanni, ma tutta la testimonianza di quest’ultimo, testimonianza che si spingerà sino all’effusione del sangue per amore della verità, quando Erode invierà le guardie a decapitarlo in carcere.

La seconda lettura ci ricorda che “tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi”: capiamo bene il significato di questa affermazione se lo rapportiamo al Battista, lo capiamo meglio se lo rapportiamo a Cristo e lo capiamo come perennemente vero se lo rapportiamo a noi oggi. Siamo cristiani, siamo battezzati, siamo europei: guardiamoci intorno, con realismo. Cosa vediamo? A mio parere, vediamo una società, una cultura che ha abbandonato il vangelo e che di una cosa anzitutto ha bisogno: di essere ribattezzata da capo. E come potrà avvenire tutto ciò? La Madonna, in tutte le sue apparizioni storiche  (ultimamente a Medjugorje), ha sempre ripetutamente insistito sulla necessità di preghiera, penitenza e digiuno, perché senza Dio, senza la testimonianza dello Spirito, nulla fiorisce, ma Dio vuole essere invocato dai suoi. Poi ci vuole l’acqua, ci vuole il battesimo vero e proprio, capace di generare vita eterna sulla terra. Infine, ci vuole il sangue, ci vogliono cioè testimoni umili e credibili, disposti a pagare in prima persona affinché questo mondo si apra alla grazia di Dio.

Per i primi cristiani nell’Impero Romano, ciò non fu facile, ma alla fine vinsero, perché Dio combatteva accanto a loro. Per i milioni di cristiani oggi perseguitati per la fede, neppure per loro lo è. Ora tocca nuovamente a noi fare la nostra parte affinché il mondo si accorga che c’è ben più di una pozza d’acqua nella quale tentare di sopravvivere, e che esiste un fiume di grazia nel quale Cristo attende d’immergersi accanto a ognuno.

Una risposta a “Battesimo del Signore – anno B”

  1. Nuccia Maritano Comoglio dice: Rispondi

    Grazie Emilio per il tuo scritto con la bella notizia che viene dalla Tanzania
    La situazione del mondo in cui noi viviamo è molto inquietante.
    Le tue parole sono uno stimolo e un incoraggiamento a non disperare…

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