Che cosa è l’uomo?

Al porto di Manaus
vidi un uomo scalzo.
Caschi di banane
gli affastellavano
sulla schiena,
piedi e gambe allargati
in attesa di un carico
e poi di un altro
e poi un altro ancora.
“Basta!” veniva da gridare,
ma lui stava immobile,
ritto sui suoi muscoli
e sulla sua dignità.

Un anziano conobbi
tra le montagne di Cuneo.
Ancora aspettava
il padre caduto in Russia.
Se solo avesse saputo dov’era
a piedi l’avrebbe raggiunto,
con le nude mani
avrebbe scavato la gelida terra,
pur di riportarlo a casa
pur di riconsegnarlo alla sua, di terra.
Per settanta lunghi anni
aveva alimentato
il desiderio di abbracciarlo,
né mai smesso di cercarlo.

Camminava a Torino
una giovane storpia
fuori dal centro sportivo,
appoggiata alle stampelle,
risoluta nella sua immane fatica.
La borsa della palestra
le cadeva dalla spalla al fianco,
ad abbracciarle il petto:
conteneva l’armatura
della sua quotidiana battaglia.
Chissà da quanto tempo
si reca a ripetere i medesimi gesti
ad educare l’amato, fragile corpo.

Impasti di nobiltà
senza più grumi di sorta,
esperti in umanità,
veri fino al midollo.
Più che il loro dolore
la loro fierezza ci tocca;
che abbiano scelto di lottare
fino all’ultimo respiro
e di non rassegnarsi mai.

Essi sono le gride del Re.
In ogni villaggio
Egli le invia e proclama,
affinché a tutti sia noto
che cosa è l’uomo.

Lascia un commento