Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Qui il link alle letture di questa domenica

Un grandissimo santo del quarto secolo dopo Cristo, Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, in una sua splendida omelia a commento del vangelo odierno, dice che Pietro era ben felice di venire verso Gesù sulle acque, giacché lo amava più di ogni altro. Subito dopo fa notare che Pietro improvvisamente affonda non perché tema il mare, sul quale sta prodigiosamente camminando, ma perché si spaventa per il vento. Così commenta il santo: “Questa è la natura umana: spesso, dopo aver superato seri pericoli, siamo vinti da quelli meno importanti”. Ci sembra un po’ paradossale, ma effettivamente è così. Abbiamo forse attraversato prove dure, che sembravano finire non mai, e siamo stati capaci di superarle; poi, nel momento in cui meno ce l’aspettiamo e magari ci sentiamo più sicuri di noi stessi, cadiamo preda delle nostre paure e dei nostri dubbi.

Questi ultimi, infatti, emergono bene dal racconto di questa storia miracolosa, immediatamente successiva alla moltiplicazione dei pani. A quanto pare, la lezione ricevuta il giorno prima durante la moltiplicazione non era sufficiente ad aprire la mente dei discepoli: ci voleva una prova e, per così dire, una lezione come quella raccontata in questo brano.

All’avvicinarsi di Gesù alla barca, i discepoli gridano dallo spavento, perché lo credono un fantasma. A loro Gesù risponde: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Come abbiamo appena detto, poi, Pietro si lascia momentaneamente vincere dalla paura del vento, ma notiamo che, a differenza degli altri, non grida a vuoto, bensì si rivolge al Signore affinché lo salvi. Gesù, dopo averlo soccorso, lo rimprovera con queste parole: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. In proposito, così commenta Crisostomo: “Pietro non era ancora libero da ogni paura, nonostante la presenza di Cristo vicino a lui. Non conta nulla essere vicino a Cristo se non gli si è vicini per la fede. Ecco cosa sottolinea la distanza che separa il maestro dal discepolo”.

Paure e dubbi sono motivo conduttore della storia sia personale di ogni uomo, sia generale di tutta l’umanità. Essi si accompagnano e si rafforzano a vicenda, per cui, più si dubita, più si è fragili e incerti e più si teme, più si dubita di tutto e di tutti. Spesso, dubbi e paure sono giustificati: come si fa a non temere davanti a un pericolo serio? Oppure, come si fa a non dubitare quando una serie d’indizi ci dicono, per esempio, che quella tal persona ci sta prendendo in giro?

Il vangelo, poi, narra di un vento forte, contrario e impetuoso, che i discepoli sulla barca non sanno come contrastare e da cui Pietro è terrorizzato, mentre cammina arditamente sull’acqua.

Sin dall’inizio la Chiesa, mentre seguiva e annunciava il Cristo risorto vincitore del male e della morte, ha dovuto affrontare forti venti a lei contrari e ostili: dapprima l’ostilità dei connazionali ebrei, poi le persecuzioni dell’impero romano, in seguito l’incontro-scontro con le popolazioni barbariche dell’Europa settentrionale e così via. Sin dall’inizio i discepoli hanno dovuto fare i conti con dubbi e paure ed è provvidenziale che un evangelista come Matteo abbia trovato, scandagliando i ricordi della vita del Maestro, questo episodio dalla portata molto simbolica, capace cioè di anticipare ciò che sarebbe accaduto dopo l’ascensione al cielo di Cristo e di sintetizzare una visione evangelica della storia umana, una visione veramente realistica ma luminosa e forse persino con un tocco d’umorismo, utile per rinfrancare e sostenere i discepoli nella difficile sequela del Signore.

Per questo il brano odierno è stato largamente rappresentato da pittori, scultori e scrittori e tutti ci sentiamo raggiunti da esso, fotografati nella nostra psicologia umana e contemporaneamente sollecitati a compiere continui atti di fede in Cristo affinché l’azione della sua grazia plasmi e trasformi la nostra psiche limitata e per di più resa ottusa dal peccato originale.

Teniamo presente, infatti, che il vangelo serve a renderci somiglianti a Cristo e quindi più umani, perché l’uomo perfetto è Lui. Essere “umani” allora non vuol dire solamente ricordare che siamo fragili, ma vuol dire anche e soprattutto non smettere mai di tendere a piena maturazione grazie al vangelo, senza arrenderci alle nostre fragilità.

Anche Cristo nel Getsemani ha provato paura; egli teme il supplizio che sta per abbattersi su di lui: perciò si rivolge a Dio e questi lo soccorre con il suo angelo consolatore. Anche noi reagiamo così di fronte alle paure? Oppure lasciamo che esse facciano scorribande nella nostra mente e la lascino sola e senza forze? I discepoli, notavamo, gridano a vuoto, mentre Pietro grida a Cristo: noi siamo certi di poter contare su di Lui, allo stesso modo in cui Cristo sapeva di poter contare sull’aiuto del Padre celeste e Pietro su quello del Signore?

In un certo senso, anche il dubbio fa inevitabilmente parte della nostra condizione di creature povere e limitate. Nel nostro racconto, però, i venti contrari sembrano fatti apposta per dare ragione ai nostri dubbi di fede i quali, più vi pensiamo, più ci appaiono ragionevoli e fondati.

Attenzione bene: i dubbi non sono soltanto quelli legati alla dottrina, al credere cioè che Cristo abbia vinto la morte. I dubbi riguardano il mio e nostro rapporto con Lui, il fatto cioè che Egli s’interessi a me/noi; che Egli possa permettere anche a me di camminare senza essere danneggiato dal male che c’è nel mondo; che Egli sia più forte di tutto e di tutti. A noi, per esempio, sembra sempre che Dio intervenga un quarto d’ora dopo rispetto alle nostre esigenze, come soleva dire San Giovanni Ventitreesimo, e perciò dubitiamo di Lui. Noi le cose le vediamo così, dal nostro limitato punto di vista e non capiamo come Dio possa ragionare e agire diversamente.

“Perché hai dubitato, uomo di poca fede?” Sentiamo tutta l’amabilità di questo salutare rimprovero, amara medicina, utile ed efficace per la guarigione delle nostre anime e consideriamo che, alle spalle di Pietro, la barca sulla quale sono rimasti i suoi compagni è pronta a riaccoglierlo: un po’ bagnato, anzi fradicio dalla testa ai piedi ma arricchito da un’esperienza di fede di cui gli altri sapranno fare tesoro.

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