Diciottesima Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Qui il link alle letture di oggi

Commuove che Gesù senta il bisogno di ritirarsi in disparte dopo la morte del caro cugino Giovanni.

Commuove che lo faccia con i discepoli, che desideri cioè renderli partecipi di tutto ciò che vive, anche dei dolori e che li consideri come la sua famiglia.

Commuove che si lasci volentieri vincere dalla compassione e, anziché fuggire le folle, si prenda cura di loro, guarendone i malati. Commuove che vi dedichi tutta una giornata, sotto il sole, sino a sera.

Commuove che si preoccupi di nutrirli, che non li lasci andare digiuni, né spiritualmente, né fisicamente.

Commuove che provochi i discepoli a tal fine, affinché maturino nella fede.

Commuove che inizi dal poco che noi possiamo mettergli a disposizione per fare molto, anzi per fare tutto.

Commuove che non faccia nulla senza riferire e rimettere ogni cosa al Padre celeste, dal quale tutto attende e al quale tutto consegna.

Commuove che spezzi i pani, nell’atto di condividere ciò che ha ricevuto. Spezzare e donare, donare e spezzare: solo così la cesta resta piena.

Commuove che Gesù coinvolga i suoi discepoli nel distribuire ciò che egli va moltiplicando e nell’amministrare quanto è avanzato: una cesta per ogni apostolo.

Commuove che egli non tenga nulla per sé, proprio nulla: non sappiamo neppure se quella sera egli mangiò, dopo aver saziato tutti gli altri.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani è perfettamente divino e perfettamente umano. Dio solo può moltiplicare una cesta di pani. Però la moltiplicazione da sola non sarebbe un miracolo “cristiano”, realizzato cioè secondo lo stile di Cristo. Solo compiuta nel modo con cui il vangelo ce la descrive, essa si distingue vuoi dalla magia, vuoi da un gesto miracolistico lontano dalla fede: il vangelo ci narra di un intervento divino che sorge da dentro l’umano, non da fuori. Questa è la meraviglia. Questo ci commuove.

Pensiamo alle parabole del regno ascoltate le scorse domeniche, dove si sottolineava il lento realizzarsi di una presenza nello stile del nascondimento, del dono, dell’umiltà e della pazienza. Pensiamoci e colleghiamole alla moltiplicazione dei pani.

Qualcuno a un certo punto ha messo a disposizione i suoi pochi pani e pesci e li ha affidati agli apostoli, i quali li hanno dati a Cristo, il quale li ha offerti al Padre. Ebbene: quando questo qualcuno ha guardato ciò che aveva in mano e in cuor suo ha deciso di affidarlo alla Chiesa non poteva certo prevedere ciò che sarebbe avvenuto. E tuttavia lo ha fatto. Ecco il miracolo, ecco l’avvenire del regno: tutto inizia nel segreto di un cuore, nel quale la volontà e l’intelligenza di un uomo s’incontrano misteriosamente con la grazia di Dio e ne scaturisce una decisione, piccola quanto si vuole, limitata quanto si vuole, ma reale. Dobbiamo saper vedere che il miracolo inizia lì, altrimenti, dopo aver letto questo vangelo, possiamo soltanto andarcene scuotendo la testa, perché tanto a noi una cosa del genere (cioè la moltiplicazione dei pani) non capiterà mai. No: cristiano vuol dire umano e divino insieme; e guai a separarli.

Capisco benissimo: non fare calcoli con Dio, mentre siamo abituati e obbligati a farne ogni giorno, non è cosa semplice. Meravigliarci come dei bambini per questo stile di Dio, mentre dobbiamo ogni giorno quasi sopprimere simili moti “infantili”, perché dobbiamo rimanere concentrati a individuare e combattere il male che ci insidia ovunque, anche questo non è facile.

Eppure, oggi, abbastanza avanti negli anni, capisco e vedo bene che Gesù fa un’altra scelta, quella cioè di apprezzare, valorizzare, donare, benedire, in una parola: amare. Ma capisco e vedo bene che ciò non può assolutamente essere dato per scontato. Ne avrebbe avuti di motivi per comportarsi diversamente: un cugino morto ammazzato, la stanchezza, il caldo, l’impertinente insistenza delle folle, la cecità dei suoi e via discorrendo. Poteva girare la barca e cercare approdo altrove. E invece sceglie di spezzarsi, di donarsi, anticipando ciò che compirà in ogni eucaristia dopo la sua risurrezione.

Abbiamo bisogno di pane? Si, certo. Di guarire dalle malattie? Anche. Abbiamo bisogno di tante cose e i doni di cui Dio ci circonda premurosamente e incessantemente ci dimostrano che egli in qualche modo parte sempre dai nostri bisogni, anzi, li anticipa persino. Sono i doni fisici che e14.2gli ha sparso nel creato, nell’universo e sono i doni spirituali che egli ci ha consegnato nell’atto del suo sacrificio sulla croce. Ma tutti questi doni servono a farci capire che la prima certezza della nostra vita è data dal saper che Lui ci vuole bene.

Appoggiati a questa garanzia, possiamo anche noi contribuire a tante moltiplicazioni: se leggiamo San Paolo, nella seconda lettura, ne troviamo una sublime spiegazione.

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