Dodicesima Domenica del T.O. – anno A

Letture del giorno

 

Per ben tre volte Gesù dice di non avere paura in questo brano di vangelo. Le sue parole, come sempre suonano autorevoli e chiare. Ma di quali paure parla Gesù? Che cosa dovremmo temere?

A una prima lettura potrebbe sembrare che Gesù stia rassicurando i suoi sul fatto che saranno protetti dai tanti pericoli che insidiano la vita: malattie, calunnie, mancanza di lavoro o la morte stessa. Oppure si potrebbe pensare che una volta tanto lui faccia suo una sorta d’irenismo disincarnato, tipo il noto “Tutto andrà bene”.

Tuttavia, se rileggiamo il vangelo, ci accorgiamo che Gesù raccomanda ai discepoli di dire ad alta voce ciò che hanno scoperto ascoltando lui, parla di coloro che possono uccidere il corpo, ma non l’anima, mentre subito dopo ricorda che esiste qualcuno in grado di imprigionare l’anima e il corpo all’inferno. Il maestro, dunque, obbliga i suoi a prendere coscienza di un aspetto al quale non stanno pensando e cioè che loro, gli apostoli, sono degli inviati, mandati cioè ad annunciare non se stessi ma Gesù Cristo Salvatore del mondo; con ciò devono mettere in conto che non sempre saranno accolti, non sempre gli uomini li festeggeranno, anzi. Spesso riceveranno il medesimo trattamento riservato al loro maestro; saranno cioè rifiutati secondo modalità più o meno gravi, più o meno pesanti, che potranno giungere sino alla loro soppressione fisica, in altre parole sino alla morte del corpo.

Quindi, se come dicevamo poc’anzi, non stiamo parlando della vita naturale, carica di tante potenzialità, ma anche di tante fragilità, di cosa parliamo?

Parliamo della storia umana, che si sviluppa nel creato, dunque nella natura, ma nella quale esiste un essere, cioè l’uomo, il quale, invitato da Dio ad andare oltre la natura stessa, liberamente si realizza, e nello stesso tempo, proprio a causa della sua libertà può scegliere il male e rimanervi intrappolato. Quest’ uomo, contagiato e abitato anche dal male vive in una situazione permanentemente contradditoria, tale per cui, da una parte cerca la vita, la luce, la verità (tutto ciò che il vangelo dona all’uomo), ma dall’altra contemporaneamente le odia. E’ perciò inevitabile che se qualcuno prova a depositare dentro questa storia una verità, una vita soprannaturale (e tale è Cristo vero Dio e vero uomo) si scateni la reazione spesso devastante di coloro i quali preferiscono rimanere nell’inganno e quindi nell’odio.

Questo ragionamento ci aiuta a maturare come cristiani nel meglio comprendere il dono da noi ricevuto e il compito che tale dono comporta. Noi, infatti, con il battesimo siamo stati rigenerati a una vita soprannaturale che, come tale, è eterna; e siamo tenuti a annunciarlo a coloro che non la conoscono. Non sappiamo quale sarà la loro reazione, ma qualora essa fosse negativa sappiamo che, se abbiamo adempiuto al nostro dovere di testimoniare il vangelo, il Padre celeste si farà garante a nostro riguardo e ci proteggerà. Certo, noi ci aspetteremmo che questa protezione fosse fisica, concreta, immediata. Tuttavia, stando al vangelo, le cose potrebbero anche andare diversamente, cioè potremmo anche dover offrire la nostra vita.

Comunque vada, sarà il Padre a vegliare su di noi e a decidere come condurre la storia: la natura può anche temporaneamente svanire, ma la sopra natura, cioè l’anima e la vita eterna, restano appannaggio di Dio; sono doni che non possono esserci più tolti. Salvo che noi ci lasciamo sopraffare dalla paura e ci facciamo complici dell’odio con il nostro silenzio.

Ripetiamolo: le situazioni nelle quali possiamo trovarci coinvolti sono e saranno le più diverse, ma alla fin fine dobbiamo e dovremo sempre decidere se uscire allo scoperto oppure no. Ecco perché Gesù oggi nel suo discorso non adopera sfumature: in ogni caso, presto o tardi, si arriva al dunque. Giovanni nel prologo del suo vangelo sintetizza tutto ciò con l’immagine della luce e delle tenebre e dice che le tenebre non accolgono la luce, ma neppure la vincono.

Noi, dunque, non cessiamo di cercare e trovare nel vangelo la nostra fonte di vita e di verità e non dimentichiamo che in esso è riposta tutta la nostra speranza di cristiani, di uomini e donne, cioè, che vivono lietamente nel mondo e che, senza essere del mondo, vivono al servizio di Dio in Cristo.

 

 

 

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