DOMENICA DELLE PALME 2020 – ANNO A

“Grandi le opere del Signore, le contemplino coloro che le amano. Le sue opere sono splendore di bellezza”, così recita il salmo*. Se osserviamo la natura, dalla ricchezza di fauna e flora che la compongono, agli spazi siderali; dai meandri più nascosti del corpo umano alle costellazioni lontane, non possiamo che provare meraviglia su meraviglia. Qualsiasi cosa Dio abbia fatto, essa è stupenda. Ebbene, tra tutte le opere compiute da Dio, la vita di Cristo è il capolavoro assoluto, perché in essa risplendono bellezza, armonia, amore, bontà, sapienza e tutte le cose che danno luce alla nostra vita. Egli è l’apice del creato, mentre ne è il senso e il fondamento. Ma, di tutta la vita di Cristo, la sua passione e morte sono il capolavoro nel capolavoro, da cui non dobbiamo mai distogliere lo sguardo.

Tanto meno ora, dobbiamo allontanarci dall’ascoltare, dal meditare, dal contemplare il racconto delle ultime ore della vita del nostro Signore; questa nostra ora, nella quale un microscopico virus sta mettendo in ginocchio il mondo e impone una pausa dolorosa (ma forse provvidenziale in quella che diversamente aveva tutta l’aria di una corsa verso il nulla), ebbene questa nostra lunga ora, ci fornisce il tempo per soffermarci sulla breve ora nella quale Cristo ha consumato se stesso e ha compiuto la sua missione terrena.

Ti senti frastornato dalle tante notizie che rimbombano? Ti senti angosciato e non sai cosa pensare? Provi nostalgia per la mancanza dei tuoi cari? Sei inchiodato nel letto e temi per la tua vita? Vorresti raggiungere altri, mentre sei chiuso in casa? Mille pensieri e sentimenti caratterizzano questo tempo nel quale non è facile mantenere serenità e fiducia nonostante tutto. Pensi che questo dramma, oltre che causato dalla natura, sia aggravato dai comportamenti umani e perciò sei profondamente deluso dall’uomo? Vorresti d’altra parte trovare il modo per soccorrere i bisognosi e affiancare chi eroicamente, negli ospedali o altrove, si prodiga per loro?

Una sola cosa mi sento di suggerirti: ascolta, ascolta bene il racconto della passione di Gesù. Sarà proclamato nella liturgia delle Palme che probabilmente seguirai in televisione. Però poi, se ti è possibile, non accontentarti: leggilo per conto tuo, in silenzio, oggi e nei giorni successivi. Non una volta, ma due, tre, tutte quelle che puoi. Leggi il racconto di Matteo, poi quello di un altro evangelista e di un altro ancora. Vedrai che scoprirai aspetti nuovi, che non avevi mai conosciuto prima; qualcuno di essi t’intenerirà, qualcun altro ti brucerà, qualcun altro ti permetterà di meditare con grande realismo i misteri della passione e morte del Signore. Da una parte ti sembrerà di essere tu a scoprire cose nuove, dall’altra, poco per volta, capirai che invece qualcuno ti sta istruendo nel segreto del tuo cuore, che ti sta curando e guarendo dal virus del peccato e dell’orgoglio, che ti sta introducendo ai segreti della sua misericordia per noi. Talvolta scaturiranno in te preghiere sentite e addolorate, che sventolerai interiormente, come ramoscelli d’ulivo. Tal altra una mistica colomba ti visiterà, silenziosamente, recandoti il ramo d’ulivo di Dio, cioè il dono della sua pace, così come Egli l’ha voluta e realizzata nel momento in cui suo Figlio si è sacrificato per noi sulla croce.

Comprenderai meglio allora perché, proprio la domenica delle Palme, la Chiesa consegna ai suoi figli il ramoscello d’ulivo benedetto: forse proprio quest’anno (nel quale non lo riceveremo) più che mai puoi capirne il senso.

Non potremo iniziare la celebrazione entrando processionalmente in chiesa innalzando i rami d’ulivo, ma potremo innalzare a Dio i nostri cuori. Non potremo ripetere il gesto con cui gli abitanti di Gerusalemme accolsero solennemente Cristo, ma potremo comprendere meglio in che senso e in che modo Egli sia il Cristo, l’unto di Dio, non solo non scandalizzandoci della croce, ma imparando che essa è davvero “la distanza infinita che Dio ha posto tra sé e i nostri idoli” (come diceva un autore).

Ancora una volta non potremo ricevere l’eucarestia, ma potremo “impadronirci” spiritualmente del Figlio di Dio, lui che si è lasciato legare, incatenare, inchiodare, affinché potesse essere nostro.

 

* Salmo 110,2-3

 

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