Domenica delle Palme – Anno C

La gente acclamante Gesù di Nazareth durante il suo solenne ingresso in Gerusalemme è indicata, nel racconto lucano, come “la folla dei discepoli”, i quali esultano alla vista del loro maestro e gridano in modo talmente entusiasta da provocare la piccata protesta dei farisei, a cui Cristo risponde difendendo e legittimando i suoi.
In qualche modo l’evangelista distingue già qui i discepoli dal resto degli abitanti di Gerusalemme, cioè letteralmente da “autorità, sacerdoti e il popolo” i quali, invece, pochi giorni dopo urleranno unanimi a Pilato il funesto “crocifiggilo!”.
Raccontando il trionfante ingresso di Gesù quindi, Luca sta già introducendo il grande racconto della passione e morte del Signore, nel quale inevitabilmente apparirà in tutta la sua meschinità e cattiveria l’animo umano, capace di menzogna, tradimenti e ingiustizie. L’evangelista infatti, pare da subito non voler colpevolizzare i discepoli, rimproverandoli del fatto che prima acclamano Cristo mentre poco dopo lo condannano. Piuttosto, egli desidera invitarli a riflettere sulla grandezza del dono offerto da Dio a ognuno sulla croce e su quanto sia privilegiata la loro condizione di uomini che non solo vedono, ma comprendono e credono, all’opposto degli altri i quali ritengono di dare gloria a Dio uccidendo il Salvatore.
Mentre il teatrino delle convenienze politiche si ripete implacabilmente e il cruento supplizio da soddisfazione al popolo e ai cosiddetti religiosi, mentre la furia devastante dei soldati si scatena sul condannato e la rabbia di un concrocifisso si riversa sul povero Cristo, emerge tutta la grandezza di questi, totalmente innocente, totalmente puro, totalmente obbediente a Dio e dedicato agli uomini, a tal punto da essere capace d’invocare il perdono del Padre per i suoi crocifissori “perchè non sanno quello che fanno”; di far sorgere l’amicizia al suo passaggio tra uno spregevole Erode e un Pilato; di coinvolgere un Simone di Cirene nel portare la croce; di avere parole buone per il ladrone pentito e di tacere umilmente di fronte agli insulti dell’altro. Riflettere sulla meschinità dell’uomo è forse inevitabile leggendo o ascoltando la passione di Cristo, ma forse non è questo il principale intento di Luca. Egli non desidera anzitutto amareggiare il cuore di chi ama Cristo, rinfacciandogli tutta la propria indegnità, perchè tale atteggiamento non porterebbe che sconforto e paralisi interiore. Se anche Luca, inevitabilmente, riporta il rinnegamento di Pietro, lo fa però annotando che il primo dei discepoli è scoppiato a piangere quando e perchè ha incontrato lo sguardo di Cristo, una sguardo che lo ha sconvolto, nel senso che ha smosso i detriti di male nascosti nel suo cuore e gli ha misteriosamente aperto la via alla conversione. Se dunque umiliazione ci deve essere per Pietro (e per noi con lui) essa non si risolve tenendo lo sguardo rivolto a noi stessi, ma unicamente rivolgendolo al Maestro e Signore, abbandonando ogni falsa sicumera su noi stessi, morendo al nostro orgoglio e accettando di avere da Lui e da Lui soltanto la possibilità di rinascere. Come? Accettando il suo perdono. Luca vuole che impariamo dal buon ladrone e da Pietro a inchiodare sulla croce il nostro orgoglio (affinché muoia con Gesù) e contemporaneamente a godere del frutto salutare di quel legno (il perdono appunto), mangiando il quale siamo riammessi nel giardino dell’Eden , da cui Adamo era stato allontanato a causa della sua disobbedienza: “in verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso”.
La domenica delle Palme i fedeli ascoltano la proclamazione della passione e morte del Signore con i rami d’olivo in mano, benedetti all’inizio della cerimonia. Contempliamo anche noi, insieme agli altri e con gli occhi del cuore, il più grande spettacolo mai offerto all’universo intero: il figlio di Dio che muore per gli uomini e offre loro di diventare figli del Padre celeste. Quando, tornati a casa, orneremo il crocifisso con quella tenera pianticella, Dio vedrà il nostro desiderio di abbandonarci al suo amore di Padre e, con l’azione della sua grazia, ci convincerà che Egli, a sua volta, non desidera altro che perdonarci e ridonarci la dignità di quanti considera suoi figli.



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