Evangelizzare il vuoto

Com’è possibile che tanto della nostra tradizione cristiana sia stato offuscato così facilmente e velocemente?

Il Natale è quell’omino rosso con barba bianca che s’arrampica sui balconi; la quaresima è il tempo in cui prolungare disinvoltamente i carnevali e mangiare del buon pesce il venerdì; i Santi, colonizzati da streghe, zucche e pipistrelli, sono seguiti a ruota dai poveri defunti nel comune destino.

Tuttavia, la domanda vera è: perché ci siamo lasciati derubare i momenti più importanti della nostra fede? Perché abbiamo spalancato le porte al primo venuto e abbiamo lasciato che s’insediasse tranquillamente in casa nostra, mettesse il suo nome sulla porta e la facesse da padrone?

La risposta è molto semplice: perché abbiamo smesso di crederci. Il comune denominatore di tutte le novità a proposito del modo di vivere le feste e i tempi della liturgia cristiana è anzitutto il consumismo, religione universalmente adottata a tutte le latitudini. Però, è vero che esso non avrebbe potuto soppiantare la genuina tradizione cristiana se noi non avessimo deciso in precedenza che questa non era più così importante, che bastava anche meno per vivere sereni. E adesso? Adesso i buoi sono scappati dalla stalla ed è molto difficile che rientrino, per non dire impossibile. Probabilmente, l’unica cosa che si può fare è anzitutto di rimanere personalmente e interiormente ancorati ai tesori spirituali consegnatici da due mila anni di cristianesimo e nutrirsene come hanno fatto quanti ci hanno preceduto.

In concreto, sono personalmente convinto che una festa come Halloween i cattolici farebbero meglio a lasciarla perdere, tuttavia ritengo che battaglie di principio contro le nuove abitudini siano impensabili, inutili e controproducenti. Crolleranno da sole, perché sono maschere con le quali stiamo semplicemente coprendo il vuoto di significato che sperimentiamo oggi. Sono idoli fatti dall’uomo, che dureranno quanto durano le nostre fantasie. Le feste e i tempi di cui stiamo parlando, invece, come la solennità di Tutti i Santi e la seguente memoria dei defunti, sono ponti verso l’Eterno, sono anticipi di realtà senza né termine di tempo, né vincoli di spazio.

Il consumismo dilagante ha trovato il vuoto lasciato da noi cristiani, ma non ha fatto altro che riempirlo con altro vuoto. Prova ne sia che, laddove regnava l’intensità di una riflessione, l’intimità di una preghiera, la solennità di una liturgia, ora regnano la superficialità, la gara per apparire, l’ansia del regalo, il divertimento a tutti i costi e così via. La nostra forza sta dunque qui, nel fatto di essere portatori di significati antichi, comprovati, profondi, belli, veri, affascinanti: Natale come compagnia di Dio tra noi, Quaresima come forza nella sofferenza, Pasqua come vittoria della vita sulla morte, Tutti i Santi come contemplazione di una gioia infinita cui tutti siamo attesi.

Una volta che abbiamo insegnato ai nostri figli a fare “dolcetto o scherzetto” abbiamo fatto tutto? Potrà anche essere divertente e simpatico, ma quando saranno grandi e dovranno affrontare prove nelle quali si sentiranno soli o in difficoltà, non sarebbe meglio che avessero imparato da noi ad alzare gli occhi verso il cielo, da dove qualche santo sarà sempre pronto a dare loro una mano? O quando piangeranno la perdita di una persona cara, non sarà importante che essi possiedano una speranza ben salda nel premio della vita eterna?

Parafrasando un famoso adagio, si potrebbe dire: scherza coi fanti, ma non dimenticare i santi!

 

PS: Questo scritto, più che un commento alle letture e alla liturgia della presente festa, è un articolo in reazione all’ormai affermatissima festa di Halloween. Un commento più pacato e forse adeguato potete recuperarlo tra le mie meditazioni del novembre 2018, a proposito appunto della Solennità di Tutti i Santi.

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