Festa del Battesimo del Signore – Anno A

Ogni cosa esistente manifesta se stessa direttamente e se talvolta rimane latente, la sua azione provoca comunque delle conseguenze reali.
Elettroni, protoni e i più infinitesimali elementi dell’atomo sinora scoperti, manifestano se stessi nell’agire degli esseri viventi di cui sono la base. Il nostro DNA manifesta la propria peculiarità per esempio nei lineamenti di un volto o nel tono di una voce. Persino il maligno, che tende volutamente a rimanere nascosto, manifesta la propria malvagità nella potenza di male che devasta il mondo. Anche Dio manifesta se stesso come e quando vuole.
Il tema della manifestazione, dell’apparizione del divino sulla terra in Gesù bambino ha dominato tutto il tempo natalizio ed è risuonato in particolare nell’ultima solennità dell’Epifania, termine con il quale si traduce letteralmente una parola greca il cui significato è, appunto, apparizione di un fenomeno. Come andavo dicendo nel commento a tale solennità, Dio manifesta se stesso nel libro della natura, perciò i magi ne hanno colto la venuta grazie a una stella; poi lo fa nelle scritture, grazie alle quali i sapienti ebrei conoscono in qualche modo il suo pensiero e i suoi voleri; lo fa, infine, al massimo grado in suo Figlio Gesù Cristo. Assai meglio di me, con sintesi mirabile San Bernardo di Chiaravalle dice che nella creazione Dio manifesta la sua potenza; nel governo del mondo egli manifesta la sua sapienza; nel miracolo dell’Incarnazione egli manifesta la sua misericordia.

Venendo a noi, nella festa del Battesimo di Gesù al Giordano, cosa è manifestato? Essa, come sappiamo, nella liturgia fa da trait d’union tra il tempo natalizio e il tempo ordinario, perché racconta un momento epifanico, cioè di manifestazione a tutti, della presenza divina (come nei racconti natalizi), ma nello stesso tempo non parla più dell’infanzia di Gesù, bensì di un evento legato al suo essere adulto e quindi all’inizio solenne della sua vita pubblica.
Ebbene, mi sembra che il battesimo di Gesù parli in modo eloquente di una realtà già presente a Betlemme, ma laggiù non ancora sviluppata, parli cioè della scelta di Gesù di obbedire umilmente e amorevolmente alla volontà del Padre. Una scelta simile era solo parzialmente presente nel presepe: quale Dio, Cristo aveva obbedito al Padre nella scelta di farsi uomo ma, quale uomo, non aveva ancora potuto fare sua e abbracciare pienamente tale scelta divina per il semplice motivo che era ancora incosciente. Ora, quando parliamo di Gesù, parliamo del mistero di una persona che è totalmente divina e totalmente umana, di un uomo che perciò ha attraversato fasi di maturazione, di crescita, nelle quali pian piano ha fatto proprie le prerogative divine e ha abbracciato la volontà del Padre; tutte queste cose le ha comprese, scelte e compiute. Gesù in braccio a Maria a Betlemme risplende per la sua umiltà, ma Gesù che s’immerge nel Giordano facendosi battezzare da un semplice uomo, peraltro senza averne la necessità, è, per così dire, la piena realizzazione umana di tanta umiltà. Nel senso che, divenuto uomo adulto, ha abbracciato con umiltà la verità della sua natura divina.
In sostanza, diventa sempre più evidente quella caratteristica di, come dicevo, amorevole e umile obbedienza, che affascina noi credenti oggi, ma che per primo ha fatto esultare il Padre celeste. Questi addirittura interviene dal cielo; non riesce proprio a trattenersi di fronte a tanto spettacolo, che rimane invisibile ai presenti, ma è ben manifesto a Lui; perciò colma Gesù di Spirito Santo, cioè lo riempie del suo Amore, solo dopo aver ricevuto il quale Cristo partirà per la sua missione finale; una missione tuttavia che sarà sempre caratterizzata da tanta umiltà e semplicità, nella scelta costante di rimettersi al volere di Dio Padre.

Le riflessioni che possiamo fare in proposito sono molteplici. Per esempio chiederci qual è il modello di uomo cui facciamo riferimento nella nostra vita: quello evidenziato da Cristo al Giordano, oppure un uomo che si costruisce da se stesso e su se stesso a prescindere da Dio e dal prossimo? Siamo forse anche noi contagiati dall’autosufficienza presente in tanti contemporanei?
Ancora: piacere a Dio è la nostra prima preoccupazione, oppure desideriamo anzitutto piacere agli altri? Sotto quale sguardo viviamo: il nostro, o quello dei social, oppure quello di Dio? E se mai viviamo sotto lo sguardo di Dio, è il Dio di Gesù Cristo, oppure è qualcos’altro?
E ancora: che cosa manifestiamo di noi stessi a Dio nel segreto? Annoto nel sottotitolo del mio blog: “Chi siamo quando nessuno, ci guarda?”. Cioè: chi siamo agli occhi di Dio? Lui ci ama, senza dubbio, ma cosa vede di noi e in noi? In quali cose può vantarsi di avere un figlio o una figlia come me? Soprattutto: vede obbedienza, amore, umiltà?

Oggi riflettiamo sulla manifestazione di Cristo al Giordano; sulla manifestazione di Dio Padre e dello Spirito Santo su Cristo; ma anche sulla nostra manifestazione davanti a Dio, agli altri e a noi stessi. Meditiamoci non per generare in noi ulteriori ansie, che vadano ad aggiungersi a numerose altre, ma per dare un radicamento interiore all’immagine che emerge sui nostri volti.

 

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