Festa del Battesimo del Signore – anno C

Con il battesimo di Gesù al Giordano, si compie il ciclo delle festività natalizie, nelle quali “si è manifestata la bontà di Dio” per mezzo del dono di Gesù. Oggi, poi, siccome Gesù è additato da Dio Padre in persona quale Figlio prediletto e viene da Lui inondato di Spirito Santo, possiamo dire che la manifestazione riguarda la Trinità stessa la quale, in un certo senso, “esce” allo scoperto, rivelandosi agli uomini in modo definitivo.
Tuttavia, affermare che il battesimo di Gesù è l’occasione per una manifestazione da parte di Dio stesso, può non essere sufficiente, almeno in quanto rischiamo di sentirci spettatori passivi di un evento, sì straordinario, ma che non ci coinvolge personalmente.
Perciò, chiediamoci: cosa significa il fatto che, presso le acque, Gesù riceve lo Spirito Santo? Significa che il battesimo di Gesù non è stato per lui semplicemente un rito, ma un evento nel quale Dio ha agito tanto misteriosamente quanto direttamente, producendo degli effetti nell’uomo Cristo Gesù, raggiungendolo con una grazia, un amore, una forza, che lo trasformano definitivamente. Cioè, si è trattato di qualcosa di analogo a un sacramento. In effetti, un sacramento è un rito nel quale Dio e l’uomo s’incontrano in maniera insuperabile e, nel caso del battesimo, definitiva.
Se lo guardiamo così, allora, questo evento, così importante da essere narrato da tutti e quattro gli evangelisti, non può non costituire una preziosa occasione per riflettere sul nostro battesimo, nel quale ci sono stati elargiti (o meglio, impressi) irrevocabilmente nell’anima dei doni straordinari.
Quando pensiamo al nostro battesimo o quando presentiamo un bambino in chiesa affinché lo riceva, oggi è normale sottolineare soprattutto il fatto che in tal modo il bambino entra a far parte ufficialmente della comunità cristiana e che tale gesto comporta una particolare “benedizione” da parte di Dio. Prospettive giuste, ma, diciamolo subito, fortemente limitate. Esse sovente si accompagnano a un atteggiamento di comprensibile imbarazzo nei riguardi di quel vecchio modo di pensare secondo il quale i bambini non battezzati, in caso di morte andavano a finire nel “limbo”;o, peggio ancora, oggi come oggi, partire dall’idea che sotto i piedi dei non battezzati si spalanchino le porte di un inferno pronto a inghiottirli, pare un po’ improbabile.

Spesso, però, cadiamo nell’errore opposto, nel senso che dimentichiamo totalmente il fatto che il battesimo ci ha  veramente resi figli di Dio e quindi partecipi della vita eterna. Spesso dimentichiamo che il battesimo ci ha resi santi, in quanto grazie ad esso Dio ci ha liberati dal peccato e ci ha rivestiti di Cristo. Spesso dimentichiamo che con il battesimo noi abbiamo già partecipato alla morte di Cristo, alla sua resurrezione e già possediamo in cielo tutti i beni eterni che Dio ci ha riservato.
Luca nel suo vangelo dice che, dopo il battesimo, il cielo si aprì sopra a Gesù: lasciamo pure perdere le vecchie considerazioni sull’inferno, va bene, ma rendiamoci davvero conto che il giorno del nostro battesimo il cielo è stato aperto su di noi e da allora non si è più chiuso.

Non si può essere di Cristo senza il battesimo: la chiesa ne è talmente convinta da prevedere la possibilità che uno riceva un battesimo di sangue (nel martirio) o “di desiderio” (dove non sia possibile celebrare il sacramento). Ma attenzione: se uno con il battesimo appartiene a Cristo, allora appartiene a Dio stesso, dunque è santo, dunque è presente in lui una realtà assolutamente nuova, divina, eterna, grazie alla quale la morte è già stata vinta, benché debba ancora avverarsi in termini fisici per lui. Dopo che il sacerdote ha consacrato l’ostia, noi andiamo a riceverla sapendo che quel pane è pane ormai solo esteriormente, ma nell’intimo è divenuto il corpo di Cristo. Qualcosa di analogo vale per il battezzato: esteriormente nulla pare cambiato, ma interiormente egli è divenuto Figlio di Dio in Cristo Gesù e suo coerede di tutti i beni celesti; così non appartiene più ai genitori che lo hanno presentato in chiesa, ma a Dio e a lui soltanto.
Se solo Dio ci facesse la grazia, anche solo per un istante, di comprendere cosa abbia significato per noi essere consacrati nel battesimo, probabilmente ne saremmo talmente consolati da camminare speditamente, anzi da correre, sulle vie di Dio stesso. Sta a Dio concederlo. Sta a noi volerlo e chiederlo.

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