La Plausibilità del male

Scrivo a due giorni dalla ricorrenza dell’uccisione di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse il 9 maggio 1978 e mentre assume rilievo nelle notizie di cronaca il misfatto compiuto dal membri del clan Casanova a Roma il primo aprile ultimo scorso, durante il quale in un bar della capitale essi hanno picchiato il barista e una disabile. Eventi così distanti temporalmente e diversi per tipologia trovano un comune denominatore nella loro natura violenta e distruttiva. Tuttavia li accomuno anche e soprattutto per un altro motivo: il fatto cioè di essere avvenuti in quanto plausibili per i loro autori e non solo per essi. Già perchè ci vuole poco a vedere che i Casamonica, padroni del quartiere, ritenevano del tutto giustificato punire chi si opponesse alla loro volontà, fors’anche per una bazzecola. Ma bisogna fare uno sforzo in più per accettare che la cultura mafiosa loro e di tanti in quel quartiere sia talmente forte da funzionare quale salvacondotto: vogliamo parlare di quelli che continuavano incuranti a giocare alle macchinette in quel bar durante il pestaggio? O delle interviste rilasciate in radio da alcuni residenti che recitavano frasi imparate a memoria chissà da quanto che suonavano come “Io non do fastidio a loro e loro non ne danno a me. Basta così”. Non importa cosa avremmo fatto noi al posto loro: forse lo stesso, per paura. Conta che questo male è stato compiuto  perché prima è stato reso plausibile.
Considerazione ancora più evidente per le BR, sebbene coglierne le radici nella storia del pensiero comporti una ricerca un po’ più raffinata: se qualcuno teorizza, magari un secolo prima che l’uomo deve autoliberarsi dall’oppressione del potere e lo deve inevitabilmente fare in modo rivoluzionario, per quanto vi si possa  cogliere un’esigenza giusta, questi ha posto le basi per rendere plausibile il conflitto (e dunque il male) a livello sociale. Prima o poi qualcuno ci crederà, che sia in Russia o che sia in Italia, e agirà di conseguenza. Come potevano illudersi di ottenere quello che volevano? Oggi appare assurdo, ma è proprio dell’ideologia convincerti che essa è giusta, contro tutto e contro tutti.
Pensiamoci: il male, per poter essere compiuto, deve prima essersi reso plausibile. E tal volta lo fa con così grande raffinatezza da diventare assolutamente normale, così normale da essere perpetrato senza batter ciglio da persone inette, mediocri. La pensatrice Hannah Arendt, la definì la “banalità del male” nell’omonimo libro in cui consegnò il resoconto del processo al gerarca nazista Eichman, gestore della “macchina” delle deportazioni degli ebrei.
Ogni volta lo stesso movimento, la stessa strategia da parte del male, pur nella enorme differenza delle situazioni: dai nazisti alle BR ai Casanova e così via. Pensiamo anche solo ad uno scoppio d’ira, che può capitare a tutti, dal quale si desiste non già perché intanto si è riconosciuto un qualche aspetto di limite, ma semplicemente per timore delle conseguenze: la convenienza ha vinto sull’emotività, ma nell’immediato si rimane assolutamente convinti della plausibilità delle proprie ragioni.

Ora, il punto è: se il male cerca sempre di rendersi plausibile, se cioè cerca di dotarsi di buone ragioni per giustificarsi, allora significa che esso segue una strategia precisa, collaudata, capace d’ingannare l’uomo, (il quale, siccome per sua natura, tende a ciò che è buono, vero, giusto, deve essere convinto che il male abbia tali caratteristiche). Ma se segue una strategia allora vuol dire che è intelligente, di un’intelligenza luciferina. vuol dire che premedita, che tesse da lontano la rete fintantoché la mosca non vi rimane impigliata (stolta!). Ma allora vuol dire anche che agisce. Tuttavia lo fa nascostamente, per non essere scoperto. Guardando la storia umana con queste semplici lenti troviamo che il male mantiene uno stile costante, nel quale costantemente l’uomo casca o, se preferiamo, al quale costantemente l’uomo coopera apparentemente a favore di sé, ma infine sempre contro se stesso.
Questa interpretazione del male nella storia implica la necessità di chiederci quali siano le strategie ora in atto e dove il male si sia ultimamente reso plausibile e normale, apparentemente a vantaggio dell’uomo. Non v’è dubbio infatti che oggi come ieri e ieri come domani, non vi sia momento storico che possa considerarsi immune da tale azione, prima sotterranea e poi plateale, nella quale al “male” s’affianca il “Male”.

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