L’Immacolata Concezione

La piccola e povera pastorella Bernadette Soubirous fu un giorno sorpresa nel vedersi apparire dinanzi una donna meravigliosa, la quale le si presentò come “L’Immacolata Concezione”. Ella era avvolta in splendide vesti, collocata un poco in alto nella grotta di Massabielle, ed emanava luce, grazia, candore, bellezza, dolcezza.
Immacolata vuol dire tante  cose, importantissime per la Chiesa, per noi e per tutti gli uomini. Tra queste, vuol dire certamente che la Vergine Maria era (ed è) rivestita, di più, intrisa, di una bellezza unica, ineffabile, leggera, luminosa, calda; di una raffinatezza tale che nessuna creatura può eguagliare, di un profumo che nessun fiore può sprigionare. Perfino l’angelo, che di bellezza celeste se n’intende, la saluta con riverenza chiamandola “piena di grazia”, cioè completamente ornata dei doni di Dio e quindi bellissima.
Grazie a Maria, questa bellezza ha abitato tra noi per alcuni anni, prima a Nazareth, poi a Betlemme, a Gerusalemme, e infine a Efeso. Noi purtroppo non conosciamo questa bellezza, non ne facciamo direttamente esperienza: non fa parte del nostro mondo. Le ferite del peccato ci hanno reso non solo cattivi (cioè spiritualmente brutti), ma anche spesso ottusi e superficiali, come attesta il fatto che spesso siamo concentrati su bellezze forse esteticamente attraenti, ma vane. Il Masaccio, nella cappella Brancacci a Firenze, esprime questa idea dipingendo un Adamo ed un’Eva, non solo piangenti, ma anche invecchiati, imbruttiti mentre escono dal giardino dell’Eden.
Tuttavia, di tanta bellezza, conserviamo un’eco nel cuore. Lo dimostra il fatto che davanti a un neonato non c’è cuore che non si meravigli; o che davanti a un tramonto, molti provino un insieme di dolcezza e di strana malinconia; o quando, dopo un’opera di bene, sentiamo nascere in noi un profondo senso di gratitudine verso la vita. Sì, il nostro modo di vivere e conoscere la bellezza (di cui Maria è avvolta) è un modo ferito, nostalgico, ma comunque veritiero, come se avvertissimo ancora in noi il
misterioso ricordo di quel paradiso terrestre da cui siamo stati allontanati per causa nostra.

Dobbiamo tuttavia consolarci: Maria è bella per Dio, sì, tanto che Dio la sceglie come sposa e madre. Ma Maria è bella anche per noi, perché tutti siamo chiamati da Dio, come dice San Paolo, ad “essere santi e immacolati davanti a lui nell’amore”. La liturgia odierna dice: “In lei [tu Dio] hai segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza”.
Lei è stata preservata dalle brutture del peccato, in vista di dare al Figlio unigenito una carne umana che fosse libera da ogni male; noi invece, nel progetto di Dio, saremo rinnovati, guariti, salvati un giorno, definitivamente e per sempre, dal male che ci tiene prigionieri. E potremo anche noi essere riempiti dello splendore della gloria divina e saremo beati davanti a Dio, a Maria, gli angeli, i santi e tutti i redenti.


Festeggiare l’Immacolata perciò significa meditare con lei sul disegno di Dio, il quale ci vuole accanto a sé nella gloria. Perciò è sceso sulla terra, perciò ha scelto Maria e perciò ha accettato di soffrire al punto da diventare una maschera di dolore talmente terribile che “davanti a lui ci si copre il volto” (come profetizza Isaia, secoli prima di Cristo), sebbene fosse “il più bello tra i figli dell’uomo”.
Festeggiare l’Immacolata significa chiedersi come possiamo già da oggi essere partecipi della bellezza divina, nella quale sono riassunte tutte le nostre attese. Ora, la risposta ce l’ha appena data San Paolo, quando dice: “nell’amore”. Solo amando, infatti, si è graditi a Dio, solo così possiamo sperare che Egli volga il suo sguardo verso di noi, sue creature, tanto volute, tanto amate, ma troppo spesso tanto lontane. L’amore rende simili a Dio: se desideriamo condividere lo splendore di Maria andiamo a scuola da lei a Nazareth, dove “ruberemo” da lei l’affascinante arte di amare il Signore e, con lui, gli uomini che Egli ama.

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