Prima Domenica di Quaresima – anno B

Qui il link alle letture di questa domenica

Il vangelo odierno è dedicato alle tentazioni, come sempre accade la prima domenica di quaresima, tentazioni che Marco narra in modo molto scarno, ma assai efficace. In appena due versetti l’evangelista ci dice che subito dopo il battesimo Gesù viene letteralmente “gettato” dallo Spirito nel deserto affinché Egli sia tentato. Con ciò Marco ci dice subito che nella vita cristiana non ci sono molti complimenti da fare, che essa sin dall’inizio comporta l’essere messi alla prova e che non bisogna né spaventarsene, né stupirsene. L’evangelista non si attarda a raccontarci cosa Gesù abbia provato, cosa abbia fatto o cosa abbia detto per affrontare e superare le tentazioni. Anzi, sembra che non ci voglia neppure raccontare se Gesù abbia vinto o abbia perso: Marco vuole dirci che Gesù subito dopo il battesimo non ha avuto più nessun indugio (semmai ne avesse avuti prima) e si è lanciato nella lotta senza se e senza ma; all’evangelista è sufficiente dirci che Gesù Cristo è direttamente e personalmente tentato da Satana, per farci capire che si è trattato di una lotta suprema, condotta non già da sicari del male, ma dalla personificazione del male stesso; una lotta corpo a corpo dunque tra il figlio di Maria, figlio di Dio e il serpente antico, l’astuto, lo scaltro tentatore, alle seduzioni del quale da Adamo ed Eva in avanti hanno ceduto tutti gli esseri umani.

La lotta avviene nel deserto, perché il giardino, cioè il paradiso terrestre, è rimasto chiuso; il deserto dunque è luogo di paura e di pericolo di morte, destino che tutti cerchiamo di evitare; ma il deserto, con le sue privazioni, è anche il luogo in cui esiste e resiste solo ciò che è essenziale ed è inoltre il luogo della verità. È il luogo della verità in senso negativo, perché non ci sono cespugli dietro i quali nascondere le proprie debolezze e nudità, non vi si può fingere. Persino Satana, il padre della menzogna, esce allo scoperto nel deserto e rivela sé stesso. È poi il luogo della verità in senso positivo, perché nel deserto Dio si rivela al suo popolo come il Dio se stesso unico e salvatore.

Pochi santi e sante sono stati coinvolti da Cristo nel combattimento spirituale al punto da trovarsi a lottare letteralmente contro il demonio in persona, mentre invece tutti siamo invitati a seguire e imitare Cristo nella battaglia. Fuor di metafora: il discepolo non può astenersi dal lottare contro il male oziando o rimanendo passivamente ancorato ai propri vizi, più o meno gravi. Neppure può utilizzare la propria debolezza e le proprie cadute come scusa per smettere di provarci. Iniziare la quaresima significa anche questo: affrontare la lotta, serenamente, senza paure e senza affliggersi troppo per le proprie inadeguatezze. Il risultato, infatti non lo garantiamo noi, bensì Lui, il Signore, e Lui soltanto.

E quale sia il risultato, Marco ce lo illustra con le seguenti brevi parole: Gesù “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Dunque, anche Marco ci narra che Cristo ha vinto contro Satana, ma lo fa servendosi di una scena paradisiaca, nella quale ci descrive un Eden finalmente ritrovato, dove la compagnia mansueta delle bestie ci dice che è scomparsa la violenza e con essa la paura del male e della morte. La presenza degli angeli poi ci dice che Cristo ha ricongiunto tutto il creato, quello visibile e quello invisibile, e che ogni cosa gli è ormai sottomessa. Ecco: dopo la tormenta della tentazione satanica Gesù ha conquistato e stabilito il dono della pace in e sopra ogni essere. Ora dunque, il deserto, dopo la vittoria di Cristo su Satana, è un luogo nel quale da una parte ci si può inoltrare senza timori, dall’altra ci si deve lasciare spingere con risolutezza. E che cos’è “deserto”? Deserto è la vita quotidiana, con le tante ambiguità e i tanti tranelli che essa cela; deserto è il cuore dell’uomo, nel quale spesso la paura prevale sulla pace e dal quale nascono frutti di caos e di male, piuttosto che di bene; deserto è l’incertezza del vivere e deserto sono i nostri tanti tentennamenti, e così via. Il discepolo non solo non è dispensato dall’entrarvi, ma al contrario è incoraggiato a farlo, perché esso conduce a un traguardo già conquistato e stabilito da Cristo.

Quest’ultimo, se notiamo, appena uscito dal deserto inizia a predicare alla gente di convertirsi perché il tempo è compiuto. Badiamo bene: il tempo non è scaduto; è compiuto. Cioè è pronto, cioè tutto è predisposto: l’attimo che tu stai vivendo, questo attimo (soprattutto se in questo istante sperimenti la forza della tentazione e tutta la tua debolezza di fronte ad essa), questo è l’attimo in cui la pace di Cristo veglia su di te e ti protegge, affinché nella tentazione tu sia salvato dal male e dopo di essa tu sia stabilito nel bene come lo è una casa sulla roccia.

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