Quarta domenica d’Avvento – Anno A

“A qualcuno può recare un po’ di meraviglia – come l’ha suscitata in me – il vedere che il santo arcangelo parlò a san Giuseppe in sogno, essendo il mistero sublime e non facile da comprendere, soprattutto nello stato d’animo del santo, così turbato ed afflitto, tanto più se considerano che ad altri fu manifestato mentre erano svegli.
In queste opere del Signore l’ultima ragione è quella della sua divina volontà in tutto giusta, santa e perfetta. In ordine però a ciò che ho compreso, dirò alcune cose, come potrò, per nostro insegnamento. Il primo motivo è che san Giuseppe era tanto prudente e pieno di luce divina e aveva un così alto concetto di Maria signora nostra, che non fu necessario persuaderlo con mezzi più efficaci per renderlo sicuro della dignità di lei e dei misteri dell’incarnazione, poiché nei cuori ben disposti le ispirazioni divine pervengono felicemente al loro scopo. Il secondo motivo è che il suo turbamento era incominciato dai sensi, quando si era accorto della gravidanza della sua sposa. Per questo fu giusto che, avendo essi dato motivo all’inganno e al sospetto, fossero come mortificati e privati della visione angelica e del compito di far entrare nel santo sposo la verità. Il terzo motivo è conseguente a questo, perché san Giuseppe, anche se non commise colpa, patì quel turbamento, e con esso i sensi rimasero come intorpiditi e poco ricettivi alla vista e comunicazione sensibile del santo angelo. Era quindi conveniente che gli parlasse e portasse il messaggio in un momento in cui i sensi, precedentemente sconvolti, si trovassero impediti dalla sospensione delle loro facoltà; quando, poi, una volta sveglio, ne riprese l’uso, il santo uomo si purificò e si preparò con molti atti, come dirò, per ricevere l’influsso dello Spirito Santo, perché il turbamento era di ostacolo a tutto”.

 

Queste parole sono tratte dall’opera “La mistica città di Dio”, scritta dalla monaca spagnola Maria d’Agreda, vissuta nel XVII secolo. Come avrete potuto capire, facendo un lieve sforzo a causa di un linguaggio un po’ desueto e di una materia apparentemente astratta, la venerabile mistica d’Agreda spiega i motivi per cui (in base alle ispirazioni da lei ricevute) San Giuseppe sia stato visitato dall’angelo non direttamente, ma in sogno. I dettagli di tale spiegazione forse possono seguire una logica cui non siamo abituati, tuttavia una cosa la possiamo cogliere: Dio, per potersi manifestare a un’anima, per poterla visitare, per poter far risuonare in lei una chiamata, deve attendere che essa si trovi in determinate condizioni. Il grande e inestimabile Giuseppe è sconvolto dal turbamento, perciò Dio deve attendere la quiete del sonno per poterlo visitare, deve attendere la sospensione dell’attività diurna dei suoi cinque sensi per potergli parlare. I nostri sensi, come la vista e l’udito, di per sé non sono un ostacolo, ma le preoccupazioni e le frenesie sono spesso tali e tante che li ingannano, oppure, per così dire, li tappano; in ogni caso li rendono incapaci di trasmettere al nostro intimo i segnali che Dio vuole inviarci. Tale regola, se è valsa per San Giuseppe, non può non valere anche per noi. Nell’imminenza del Natale, dobbiamo chiedere a Dio che ci aiuti a maturare le condizioni per essere raggiunti dalla grazia della sua visita. Di una cosa siamo certi: tutte le preghiere che leveremo a Dio dal segreto del nostro cuore o dalla coralità delle nostre liturgie, così come tutte le minime attenzioni che riserveremo al prossimo, ci renderanno più permeabili a quella pioggerellina fitta e dolce con cui la grazia di Dio ci raggiunge interiormente nelle festività natalizie.
Ci penserà Dio, con la sua visita, infatti, a purificare il nostro cuore con le uniche due realtà capaci di farlo: la verità e l’amore. La verità, perché Dio ci farà comprendere chi siamo, dove siamo e dove dobbiamo andare. L’amore, perché Dio ci rassicurerà del fatto che Egli è con noi, che Egli è l’Emmanuele, il Dio fatto uomo per accompagnare e guidare gli uomini, come profetizza l’angelo a Giuseppe.
Così, tra i tanti spunti di riflessione che il vangelo di oggi può suggerirci, ne abbiamo colto uno, strettamente collegato alla grande figura di Giuseppe, padre putativo di Gesù, e ci siamo ricordati che anche nei riguardi di Dio può valere ciò che vale nei rapporti tra noi. Infatti, talvolta attendiamo fervidamente una persona amata, ma interviene qualcosa che ci impedisce di riceverla nel modo giusto. Allora abbiamo bisogno di fare calma e un po’ di silenzio per lasciare decantare tutto ciò che intorbida la nostra mente: solo a quel punto l’incontro è possibile. Lo stesso è con Dio.
Tutto ciò, però, è importante non solo per noi, per la nostra pace personale, ma anche per coloro che ci stanno attorno. Solo ristabilendo il giusto contatto con Dio, San Giuseppe è in grado di accogliere Maria e il frutto del suo grembo. Noi pure: solo ristabilendo il giusto contatto con Dio, siamo in grado di riconoscere, accogliere e servire quanti Dio ci affida nella nostra missione di ogni giorno.
Concludo con un bell’insegnamento di padre Pio, a proposito della visita degli angeli. Egli diceva: “Ricordatevi che Dio è in noi…il suo angelo non ci abbandona mai…E’ il nostro amico più sincero e sicuro, quando non abbiamo il torto di rattristarlo con la nostra cattiva condotta”.

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