Quarta domenica d’Avvento – C

Sul piano umano, il vangelo odierno è contrassegnato dalla sensibilità e dall’intuito tipicamente femminili, che rendono le donne imbattibili nello scoprire i bisogni e i doni altrui e nel saperli cogliere: Maria non si è lasciata sfuggire la notizia datale dall’arcangelo Gabriele che sua cugina Elisabetta è incinta, e corre subito a trovarla. Quest’ultima, dal canto suo, non esita neanche un istante ad accorgersi che Maria è nella sua stessa condizione, benché in una fase ancora iniziale, e se ne rallegra con lei.
Sono molte le considerazioni possibili davanti a questa scena evangelica. Come dicevamo la volta scorsa, attendere il messia significa essere capaci di azioni concrete, con le quali gli apriamo la strada; e questa visita di Maria ce ne offre un chiaro esempio. Inoltre, nei giorni del Natale, ormai vicini, la donna ha un ruolo gigantesco, sia in Maria, sia in Elisabetta, sia in altre figure direttamente o indirettamente citate. Non potrebbe essere diversamente, visto che senza di lei, senza di loro, non avremmo ricevuto la salvezza. infine, la “spiritualità” dell’avvento, il fatto cioè di essere un periodo tutto dedito all’attesa del Signore, ne fa un tempo tipicamente al femminile, perché, tra l’uomo e la donna, è quest’ultima la parte strutturalmente, costitutivamente, segnata dalla capacità di accogliere e di attendere, sia a livello biologico che psicologico, che spirituale. La Chiesa stessa, in cammino nel tempo verso il suo Signore, è per così dire, femminile, è donna, chiamata ad essere sposa dell’unico Sposo, cioè Gesù Cristo.
Allora comprendiamo che la liturgia di questi ultimi giorni d’Avvento ci richiama insistentemente ad un piano più profondo del precedente, cioè all’interiorità, ad abbassare un istante gli occhi per essere capaci, come una buona madre, di cogliere e di comprendere, là dove nessuno vede, che cosa stia succedendo. Elisabetta viene guidata interiormente dallo Spirito Santo a comprendere che il bimbo presente nel grembo di Maria è il figlio di Dio: ma come ha potuto essere così sensibile non solo nei riguardi di Maria (con intuito femminile), ma anche nei riguardi dei suggerimenti dello Spirito? Santa Faustina Kowalska dice: “Non so, Signore, a che ora verrai, perciò vigilo continuamente e sto in ascolto, come sposa da te prescelta, poichè so che ti piace giungere non visto. Ma un cuore puro, Signore, ti sente da lontano”. Parole di una consacrata, parole adatte anzitutto a Maria. Ma anche ad Elisabetta, la quale ha avvertito in Maria la presenza di Dio, giacché aveva un cuore puro, capace di sentire il Signore “da lontano”.
E Maria? Perchè Maria è da considerarsi, giustamente, benedetta tra le donne e beata? Lo è perché ha concepito il Figlio di Dio? Si, certamente, ma non anzitutto. Per comprendere veramente la sua posizione privilegiata dobbiamo continuare a indagare nell’interiorità: lei è beata perché ha creduto all’adempimento delle parole del Signore, secondo le parole stesse di Elisabetta. E come ha potuto credere? Perché possedeva una caratteristica fondamentale che si chiama umiltà, grazie alla quale non si attribuiva il merito dei suoi grandi doni, ma li viveva sempre lietamente sotto lo sguardo di Dio, come una fanciulla. Sentite cosa dice in proposito San Bonaventura  (successore di San Francesco d’Assisi alla guida dell’ordine francescano): “La verginità non piace a Dio senza l’umiltà, credetelo. La Vergine Maria non sarebbe stata la Madre di Dio se ci fosse stato in lei dell’orgoglio”.

Abbiamo iniziato l’avvento richiamando l’attenzione sul fatto che, non sappiamo dove, non sappiamo quando, ma noi realmente attendiamo il ritorno del Signore glorioso dai cieli. In quel giorno tutti lo vedranno. Ora invece lo concludiamo meditando sulle realtà interiori, su ciò che dall’esterno delle persone non si vede, sul fatto che possiamo vivere accanto a dei santi e magari neanche accorgercene, che ci vogliono cuori purificati, ci vuole umiltà, che il Signore ama “giungere non visto”, quasi per non disturbare; sul fatto che Dio è “capace” di coinvolgere l’uomo in grandi imprese solo se l’uomo assume un atteggiamento di ubbidienza, come hanno fatto Maria e soprattutto Gesù, il quale ha assunto veramente la nostra carne e poi si è offerto in sacrificio per noi. Tutto ciò potrà a prima vista apparire strano o perfino un po’ schizofrenico. Tutto sta a cosa intendiamo per “regno di Dio”: Gesù viene per regnare nei nostri cuori, non per dominarli dall’esterno. Forse per questo tarda un poco a venire definitivamente: per darci il tempo necessario a preparare bene noi stessi a ciò per cui siamo stati creati, cioè servire Dio e lodarlo, ora e nell’eternità. In quel giorno finalmente, come dice profetizza Michea: “Egli stesso sarà la pace”.

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