Quarta Domenica del Tempo Ordinario – anno B

Ecco il link alla liturgia del giorno.

Del nostro brano di vangelo vorrei sottolineare due aspetti.

Il primo è che Cristo è portatore di “un insegnamento nuovo, dato con autorità” come afferma lo stesso Marco, riportando il commento dei contemporanei di Gesù. Sono certo che chi mi sta leggendo o ascoltando avverte con chiarezza e condivide tale considerazione, mentre io d’altro canto sento che tutte le riflessioni umane messe insieme, la presente compresa, non potrebbero mai rendere il senso della novità e dell’autorità di Cristo se lo Spirito Santo non istruisse interiormente ogni singolo credente e non lo conducesse per mano non solo a conoscere ciò che Cristo ha fatto e ha detto, ma a comprenderne l’intima grandezza.

Forse mai come oggi noi umani siamo alla ricerca di una parola autorevole, perché è un tempo in cui siamo collegati gli uni agli altri da una serie impressionante di mezzi di comunicazione sia pubblica che privata, i quali costituiscono una vera e propria potenza di fuoco nella quale siamo a un tempo passivi destinatari e attivi artiglieri. Tuttavia, ci accorgiamo che le parole autorevoli e nuove, capaci di guidare, scuotere, risvegliare e dare speranza non sono molte e che esse sono nascoste sotto una giungla di parole di tutt’altra specie: o vuote, o inutili, o aggressive, o banali. Inoltre, ognuno può esprimere la propria opinione a riguardo di qualunque cosa, sebbene non possieda nessuna competenza riguardo ad essa, con il risultato che le parole si annullano una con l’altra e non si sa più dove stia e se mai ci sia una parola vera, conclusiva, certa.

Ebbene, sin dai tempi di Cafarnao, le parole di Cristo si elevano al di sopra di questo mare grigio e si distinguono da tutte le altre per limpidezza e per forza. Il motivo ce lo farà capire San Paolo qualche anno dopo, quando affermerà in una sua lettera che Cristo è “sapienza e potenza di Dio”, prerogative appartenenti solo a Dio e con cui Dio ha creato il mondo e lo governa. Se però, con le sue parole, Gesù di Nazareth esprime tanta sapienza e potenza, allora dobbiamo dedurne che Dio voglia condividerle con noi, a patto però che noi siamo disponibili a lasciarci mettere in discussione e a rinunciare alla nostra sapienza e alla nostra potenza, vana la prima, illusoria la seconda.

E qui giungiamo al secondo aspetto e cioè a quell’astuto spirito impuro che grida contro Gesù con l’intento di allontanarlo. Esso è uno spirito dormiente e reagisce alle parole e alla presenza di Cristo un po’ come facciamo noi quando al mattino qualcuno ci viene a svegliare aprendo le ante della camera e facendo spiovere l’allegra luce del nuovo giorno: protestiamo, mugugniamo, ci giriamo dall’altra parte, perché non vogliamo cambiare così drasticamente la nostra condizione. Similmente, lo spirito impuro se ne sta comodamente acquattato sinché la selva delle parole lo copre: in ogni epoca le tante parole cantano per lo più lo stesso ritornello a cui ogni generazione si abitua considerandolo vero. Quando però arriva una parola diversa e autorevole, lo spirito impuro si scatena con grande violenza e si scaglia contro tale parola per metterla a tacere. Notiamo bene che nella sinagoga nessuno si era accorto di lui, sin tanto che i presenti ascoltano l’insegnamento di Cristo: solo dopo lo spirito si rivela e si fa conoscere per quello che è.

Assistiamo oggi con grande preoccupazione alla diffusione di un pensiero unico, a cui le persone si stanno ormai abituando, di cui sembrano non accorgersi più, pensiero nei confronti del quale posizioni diverse sono inammissibili. Pensiamo per esempio a temi come famiglia e gender, per citarne solo un paio, a proposito dei quali pare non si possa esprimere altra opinione al di fuori di quella ormai dominante. Se seguiamo l’insegnamento della Chiesa, non possiamo che manifestare un pensiero diverso, autorevole e sempre nuovo su temi del genere, ma se lo manifestiamo, lo spirito impuro si scaglia contro di noi. Attenzione bene, ho scritto “se lo manifestiamo”, giacché lo spirito impuro siede in sinagoga accanto agli altri e ascolta tranquillamente tutta la bibbia. Esso diviene compagno di seduta in sinagoga e compagno di banco in chiesa a tal punto che frequentare tali ambienti non salva dall’esserne contagiati. Perciò esso può diventare nostro amico e parte di noi, a tal punto che noi non ce ne vogliamo, né possiamo liberare da soli. Ma quando arriva Cristo, con la sua novità, allora sì che lo spirito si scatena, come abbiamo detto e si manifesta per ciò che è proprio dentro al luogo di culto, prima ancora che fuori. Sta dunque a Cristo la sapienza e la forza di evidenziare e dominare l’ambiguità dei nostri pensieri, dal momento che nessun uomo è in grado di far questo da solo. Sta a ciascuno di noi l’umiltà, l’onestà e la decisione di lasciarci scuotere e sconvolgere dall’insegnamento nuovo e autorevole del vangelo. Lo spirito impuro se ne va sempre tra strazi e forti grida, perché chi ne è contagiato lo ama; ma, dopo, l’amore di Cristo reca pace, luce e capacità di conoscere ciò che è buono, vero e bello e di dimorarvi stabilmente.

Lascia un commento