Quarta domenica di Pasqua

Le  visione di un gregge di pecore intento placidamente a pascolare, oppure a spostarsi in andata o in ritorno dall’ovile, sotto lo sguardo vigile e la guida del pastore, ha sempre suscitato in me una sensazione di calore, di pace e di grande tenerezza. Questo non solo per motivi estetici ( le pecore voluminose e gonfie di lana che paiono nuvole, i cani scorrazzanti, il verde dei prati), ma soprattutto per il fatto di cogliervi da una parte la continua attenzione del pastore nei confronti del gregge e dall’altra la docile obbedienza a lui delle pecore, fiduciose della sua costante presenza.
Non so se anche Gesù provasse questi sentimenti in proposito. Certo è che egli parte da questa immagine per descrivere il  rapporto tra noi e lui, evidenziando i reciproci ruoli. Tuttavia dobbiamo subito notare che lo fa evocando una tenerezza la cui origine è molto lontana, sin negli abissi dell’amore divino. Infatti, Egli afferma che, come Lui e il Padre si conoscono, si amano (e si donano l’uno altro), così anche Lui e il suo gregge si conoscono, si amano e di conseguenza le pecore lo imitano nel donarsi a loro volta. Certo, è Lui il Buon Pastore; è Lui che da la vita per primo. Però noi lo seguiamo non solo per un istinto umano, ma in quanto ci abita e ci muove il Suo Santo Spirito il quale ci rende capaci di corrispondergli, pur con tutta la povertà dei nostri mezzi.
Siamo nel tempo di Pasqua e in questa, come nelle prossime due domeniche, la liturgia pone alla nostra meditazione delle similitudini tratte dal vangelo di Giovanni grazie alle quali intuiamo qualcosa della profondità e dell’altezza di rapporto a cui Dio ci ha invitati ad intrattenerci con Lui: il pastore e le sue pecore, la vite e i tralci, l’amore di amicizia. Ma qui sorge un problema: queste cose fatichiamo a coglierle noi che siamo credenti, figuriamoci coloro che non credono al Vangelo. Dice Giovanni nella seconda lettura: “Il mondo non ci conosce” e poi aggiunge: ” perché non ha conosciuto Lui”.
Proprio oggi ascoltavo il convinto discorso di un giovane sul fatto che la Chiesa si risolva infine in una struttura di potere, in cui tutto ciò che vi si propone è funzionale al mantenerlo e al consolidarlo, come per esempio il fatto di doversi confessare da un prete, come la presenza di un papa, come la pretesa di Gesù di essere Dio e così via. Trovo che non fosse anzitutto una serie di affermazioni ben argomentate, ma la conseguenza di una decisione previa, quella cioè di rifiutarsi a credere che in tutto ciò ci possa essere una presenza divina reale, umile, costante. Che cosa ne può sapere il mondo dell’amore di un credente verso il suo Signore? O del rapporto di un papa con Cristo? O dell’affetto verso il gregge di cui si fa parte?
Tornando a noi e al nostro rapporto con il Buon Pastore, notiamo come ci capiti la stessa cosa che ai discepoli nei giorni delle apparizioni: non solo Gesù non ci rinfaccia la nostra pusillanimità, i nostri rinnegamenti, i nostri egoismi; al contrario ci spiega come e quanto siamo importanti per Lui, ci coinvolge in un rapporto d’intensa intimità con lui e quindi tra noi, ci rassicura sul fatto che Egli ci guida premurosamente, che ci pone al sicuro in un recinto quando scende la sera. E soprattutto che Lui non fuggirà mai davanti al lupo: non ci abbandonerà cioè mai né al male né alla morte, ma starà sempre accanto e davanti a tutti e ciascuno. Lui infatti ha dato la vita una volta, ce la dà ogni istante e ce la ridarà dopo la nostra morte.
E quel mondo che è ancora fuori dal recinto? Gesù ci confida che il suo sguardo è rivolto anche a loro: “E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. Chi sa se troverà in noi discepoli capaci di essere voce di Lui come fu voce Giovanni il Battista? Di Lui che è la Parola del Padre, che è tutto ciò che il Padre ha da dire e da dare al mondo, per cui non c’è più nulla da inventare, ma unicamente una buona notizia da annunciare? Giunti a questo punto, dobbiamo allora con sincerità dire a noi stessi quale effetto ci fanno le parole rivolte da Pietro ai capi del popolo e agli anziani a proposito di Cristo: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”. Un cristiano moderno, abituato ad una società liquida, nella quale tutto è incerto, saprebbe essere così granitico nell’annunciare apertamente con la propria vita che Cristo è l’Unico Buon Pastore, in grado di dare la vita e di riprendersela?

4 Risposte a “Quarta domenica di Pasqua”

  1. Grazie Emilio.
    Sei sempre una ottima guida.

  2. È sempre di consolazione l immagine del buon pastore. E gli ci viene sempre a cercare nelle nostre debolezze, nei nostri peccati e ci ama così come siamo. Grazie delle tue catechesi

  3. Grazie Emilio per il tuo impegno in questo sito ! Le tue catechesi aiutano a ritrovare verdi pascoli dove prendere fiato. Nella traduzione italiana de “Il Signore degli Anelli” troviamo una bella affermazione che riflette bene la contraddizione in cui spesso si trovano i cristiani “Noncuranti ciò che siamo, noi tenteremo l’impresa”. Essi infatti si trovano così limitati di fronte ad un messaggio così grandioso nei confronti del quale nessuno è adeguato. Solamente grazie a Dio sono in grado di compiere qualcosa di buono e ogni giorno tentano l’impresa di seguirLo. Quante cadute ! Non occorre che il mondo ricordi ironicamente i limiti di quanti cercano di diventare cristiani. Sappiamo che anche l’atleta migliore ansima o inciampa. Ma forse una delle qualità che contraddistingue i cristiani è che oltre agli errori realizzano anche opere buone. Coltivando le virtù collaborano al messaggio di Cristo che fa fiorire i talenti delle persone, le società, le nazioni. Si, proviamoci nonostante ciò che siamo, perché alla fine di tutto, nell’economia di Dio il Bene e la Grazia sovrabbonderanno, rendendo possibile il miracolo del perdono e i peccati delle persone e dei popoli di buona volontà diventeranno insignificanti.

    1. Emilio Gazzano dice: Rispondi

      grazie Marco: così come il tuo sguardo di fede risulta di grande incoraggiamento per me, sono convinto lo sarà anche per altri

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