Santa Famiglia – anno C

Ogni anno la liturgia propone alla nostra riflessione una festa dedicata alla contemplazione della Santa Famiglia di Nazareth e lo fa nel corso di quella che viene definita “l’ottava di Natale”, di quei giorni cioè, dedicati a prolungare la ricorrenza natalizia del 25 dicembre. In tale festività l’accento è posto non unicamente su Gesù, ma sul contesto familiare nel quale egli è nato e cresciuto; con un’immagine riassuntiva, potremmo dire che siamo invitati a meditare non unicamente su colui che giace nella mangiatoia, ma sull’intero presepe. Se infatti diciamo, com’è giusto, che nel bambino nato a Betlemme Dio dimostra di volersi coinvolgere totalmente nella nostra realtà umana, è inevitabile che, in base allo stile da Lui scelto (cioè quello dell’incarnazione) l’elemento portante della società umana, vale a dire la famiglia, sia toccato per primo.

Se prestiamo attenzione, osserviamo nella Santa Famiglia di Nazareth, due aspetti, l’uno di ordine naturale, l’altro di ordine soprannaturale. Il primo: vi è un padre, una madre, un figlio; i genitori sono uniti in matrimonio e il figlio nasce accolto in una famiglia povera, ma definita a livello sociale e in cui la coppia viene prima del bambino, non per motivi cronologici, ma per una precisa scelta pregressa da parte di entrambi. Il secondo: il Figlio è tale da parte della madre e di Dio, mentre Giuseppe è padre putativo; inoltre i tre sono vergini e si amano di amore verginale.

Come noterete, un’immagine apparentemente statica (e forse anche un po’ romanticizzata) quale è quella della Santa Famiglia di Nazareth risulta invece straordinariamente dirompente. Lo è quanto agli aspetti naturali, dei quali neppure uno oggi può essere più dato per scontato. E lo è quanto agli aspetti soprannaturali, che la rendono unica al mondo e ne fanno un esemplare a cui fare continuo riferimento, soprattutto da parte dei cristiani sposati.

Tralascio volutamente le tantissime considerazioni di tipo morale che si possono e si devono fare in merito alle caratteristiche naturali della famiglia di Nazareth (nella quale Dio stesso rende comprensibile quanto mai chiaramente il suo modello di famiglia) in rapporto alla concezione e alla condizione odierna della famiglia, per motivi di spazio. Mi limito a osservare che l’ingrediente principale, senza il quale non è possibile per nessuno, tanto meno per la famiglia, essere graditi a Dio e collaborare al suo progetto di salvezza per il mondo, è l’obbedienza. Essa è evidenziata nel Vangelo dall’atteggiamento di Gesù nei confronti dei propri genitori e in qualche modo anche da Anna, nella prima lettura, la quale mantiene un fermo e costante riferimento a Dio, in forza del quale giungerà a consacrargli il suo unico figlio.

Ma a Betlemme (e poi a Nazareth) vive una famiglia feconda grazie a un fattore non di tipo fisico, bensì spirituale: l’Amore di Dio, che è lo Spirito Santo. Egli li abita interamente, a tal punto che non solo Maria concepisce per opera Sua, ma tutti e tre, anche Giuseppe, vivono completamente attratti e sostenuti dalla forza di Dio, dalla sua grazia. L’umile e silente servizio di Giuseppe, la materna e costante presenza di Maria, l’atteggiamento sottomesso di Gesù ai suoi, ne sono prova tangibile, concreta, reale. Il loro amore, dicevamo, è di tipo verginale, il che significa che il loro modo di amarsi trova in Dio la propria sorgente e in Dio la propria meta. I loro corpi sono coinvolti in questa dolce reciproca competizione in un modo diverso da quello dei comuni mortali, nel modo cioè di coloro i quali sanno che la morte sta per essere vinta e perciò possono vivere come si vive in quell’unica fase della vita umana nella quale la fine della vita stessa pare non dover venire mai: cioè l’infanzia.

Se tale tipo di amore non fa parte della vita famigliare “normale”, in particolare delle coppie, è pur vero che esso non ne è estraneo, poiché i cristiani, consacrati nel matrimonio, vivono di questo Amore, anche quando non se ne accorgono, giacché Cristo è presente in mezzo a loro, come lo era a Nazareth tra i suoi. Inoltre, l’amore verginale di Nazareth anticipa ciò che sarà l’intera umanità nell’eternità: una famiglia i cui membri si ameranno di amore infinito e beato, a partire da Dio e trovando Lui come méta dell’amore medesimo, tutti intenti a sorprendersi reciprocamente dell’amore presente nell’altro e negli altri e a goderne pienamente come se fosse proprio. Come dice Giovanni nella seconda lettura, “ciò che saremo non è ancora stato rivelato”, ma è importante ricordarci che noi cristiani sappiamo già che sarà così e dobbiamo tenerlo presente per trovare forza e orientamento nelle difficoltà e nelle scelte che la nostra vita ci impone, in questo mondo nel quale l’amore di Dio brilla nella semi oscurità e nella povertà di Betlemme. Ovviamente ciò vale in modo del tutto particolare per chi vive la propria missione nel contesto famigliare.

Una risposta a “Santa Famiglia – anno C”

  1. Molto bella e rincuorante qs riflessione! Viene voglia di continuare a provare e riprovare a costruire relazioni permeate dell’amore di Dio:puro e semplice. Grazie!!

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