Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria – Anno A

Quest’anno intendo rompere gli indugi e aprire un discorso solamente accennato nel commento da me proposto l’anno scorso nell’occasione di questa festività natalizia. Liturgicamente parlando era l’anno C, il che significa che diverse erano le letture bibliche offerte alla nostra meditazione, tuttavia il contenuto rimane il medesimo: la contemplazione e la meditazione sulla realtà unica nella storia costituita dalla Sacra Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. Un anno fa come oggi, la liturgia ci faceva così pregare all’inizio della messa: “O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore…”. Inoltre, la prima e la seconda lettura di quest’anno c’illuminano sulla valorizzazione e il rispetto dei ruoli dei membri della famiglia.
Se tuttavia, rivolgiamo la nostra attenzione alla realtà della famiglia moderna in occidente per tentare di ricavare dalle letture e dalla festa orientamenti di fede, dobbiamo ammettere che, mai come oggi, la famiglia è stata scarnificata nella sua realtà più intima. Essa da decenni conosce il calvario delle numerosissime separazioni che tutti conosciamo per esperienza diretta o indiretta; pur costituendo queste talvolta il male minore, i figli ne sono le prime vittime, costretti spesso a girare come pacchi postali dalla casa di un genitore a quella dell’altro e ad accettare nuove conformazioni familiari nelle quali devono relazionarsi con minori e/o adulti che sentono spesso come estranei. Gli adulti, dal canto loro ne risultano impoveriti sia affettivamente che economicamente con la conseguenza che, le ineludibili preoccupazioni già legate alla gestione di una famiglia unita, aumentano considerevolmente. Alcuni (più frequentemente gli uomini) risolvono abbandonando totalmente il campo e lasciando tutte le responsabilità all’altro coniuge. Vent’anni fa avrei detto che era questo il principale motivo di prova per la famiglia quale nucleo fondante della società occidentale, ma oggi, benché tanti gravi fenomeni si contendano il posto al sole nel minare la famiglia, ne aggiungo uno .
Mi riferisco alla nascita di quella nuova concezione della famiglia che sono le cosiddette “famiglie arcobaleno”, ove la presenza di individui di genere maschile o femminile è lasciata alla libera scelta di quanti decidono di costituire tali nuclei, dal momento che il genere sessuale non è considerato un fatto naturale,  ma unicamente una scelta. Possono esservi due adulti dello stesso sesso, oppure tre dei due sessi, e così via. I figli possono essere nati da precedenti unioni etero poi dissolte, oppure ottenuti con metodi di fecondazione eterologa, grazie a ovuli, uteri e sperma propri o di altri, oltre che a somme di denaro variabili in base al tipo di metodo prescelto.
A qualcuno, tra i benevoli lettori o ascoltatori, potrà bastare a commento di quest’ultima situazione la considerazione per cui la famiglia di Nazareth è per noi modello di riferimento non solo perché vi è Gesù, ma perché Lui, che è il Figlio unigenito di Dio per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte, si sottopone alle creature secondo quel progetto di cui Lui stesso è artefice. In breve: Gesù è presenza soprannaturale all’interno di una famiglia naturale, cioè costituita da un uomo per padre e una donna  per madre, in base al piano stabilito da Dio all’inizio dei tempi. In effetti, la preghiera citata all’inizio parlava della Santa Famiglia come di un “vero modello di vita”.
Tuttavia non do per scontato tale reazione. Qualcuno tra coloro che mi leggono potrebbe già essere sobbalzato sulla sedia, oppure essersi risentito, in quanto l’ideologia gender non gli pare proprio tale; che in fondo ognuno è libero di fare quello che vuole e che, se si poteva chiamare famiglia quella di Nazareth, può dirsi famiglia anche quella arcobaleno. Non trovo qui il tempo per rispondere esaurientemente a tale interrogativo. Accenno qui un inizio di risposta, trasformando in domanda la preghiera iniziale “fiorisca nelle nostre famiglie lo stesso amore” che a Nazareth. Perché Dio ha stabilito che alla base della famiglia ci fosse la differenza sessuale? Solo per motivi di fecondità fisica? Solo per unire due approcci differenti alla realtà e ottenere un miglior risultato dal punto di vista della sopravvivenza della specie? Dal punto di vista cristiano, ciò che rende la famiglia unica tra le realtà umane, è che essa è il luogo nel quale figli e adulti imparano ad amare e a lasciarsi amare. Ora, perché l’amore non solo sussista, ma perché possa veramente crescere e far crescere le persone, si esige che tra loro sussistano differenze in base sia al ruolo sia al sesso. Non bastano le prime: ci vogliono anche le seconde. La gioiosa fatica nel comprendere e amare il marito o la moglie, il padre e la madre, il fratello e la sorella, costituisce una palestra che rende più umani, perché tale amore fa crescere proprio dalle differenze. Gesù è capace di essere presente ovunque accanto agli uomini (lo dimostra abbondantemente il vangelo), ma non ovunque la sua presenza può crescere e far crescere come Lui stesso vorrebbe: la famiglia cristianamente intesa è luogo privilegiato per garantire la sua presenza, per il semplice fatto che tra tutte le invenzioni moderne in tema di famiglia, essa resta la più umana.
Stupisce, infatti, come l’enfasi sull’accettazione e la valorizzazione delle diversità tipica della cultura attuale, improvvisamente scompaia quando si parla della famiglia arcobaleno. Eppure, la famiglia naturale e unita è luogo essenziale affinché l’uomo impari sin dall’inizio a fronteggiare, apprezzare e superare le differenze che caratterizzano il nostro mondo.
Senza quell’amore naturale di Nazareth, la cui tessitura è così delicata, ma anche imprescindibile, come possono fiorire “le stesse virtù”? Come potrà correre ciò che nasce zoppo? Ancora di più: come può ciò che è divino innestarsi su ciò che non è umano?
La tristezza e il dolore di molte separazioni molto possono bloccare i singoli nello sviluppo dei loro talenti e delle loro potenzialità, perché le ferite nell’amore talvolta paralizzano i bambini come i grandi.  Invece, l’impossibilità, nei nuovi nuclei, di sperimentare tutto l’arco delle differenze umane, rischia di privarli di tutta quella complessità di codici di cui è costituito l’amore umano, così come Dio l’ha pensato e così come Gesù a Nazareth ha imparato a fare propri, per conoscere e trasmettere niente meno che l’amore divino.
Dunque, quelli che appaiono unicamente problemi di tipo morale (e lo sono), dal punto di vista teologico sono ben di più: sono i presupposti umani per conoscere l’amore, per crescere davvero nell’unica dimensione essenziale per l’essere umano, così come la famiglia, per quanto ferita dal peccato, è in grado di garantire ai suoi componenti, sorretta e guidata dalla grazia di Dio. La festa della sacra famiglia ci ricorda che vi è un vangelo della e per la famiglia, al quale ogni famiglia è chiamata costantemente a convertirsi in ogni epoca storica.

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