Santo Natale 2018

 

“Ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e riconosce le sue opere” (S. Ambrogio).

Parto da questa espressione di S.Ambrogio, antico vescovo di Milano e padre della Chiesa, perché ci ricorda che ogni uomo il quale accolga l’annuncio del Natale, che vi creda davvero, diventa una sorta di presepe vivente, una persona in cui tutti possono contemplare la bellezza della presenza di Gesù e ammirare le sue opere.
Tuttavia, ciò che il Natale è diventato nel nostro tempo, rischia di deviarci dal significato che esso ha in sè,non solo, ma anche del significato che esso potrebbe avere per ciascuno di noi. I centri commerciali, per esempio, sono pieni di alberi di Natale, ma questi alberi hanno casualmente perso la stella che un tempo li sormontava. E se è vero che i regali sono connaturali a questa festa (non solo per i bambini) è altrettanto vero che l’ansia da regalo è diventato da una parte un vero e proprio motivo di stress per tanti (presi nella morsa del voler fare il regalo più bello a tutti i costi) e ha fatto del Natale principalmente una  realtà di tipo economico.
I cristiani non devono farsi rattristare da tutto ciò: possono vivere ciò che di buono c’è nel Natale odierno dal punto di vista esteriore e possono, anzi, devono concentrarsi sul significato di ciò che festeggiano, andandone alle radici. Giungendo ad esse possono scoprire che, ciò che rende questa festa veramente luminosa, veramente incoraggiante e riconciliante, non è nient’altro che la fede.
A quel punto però il cristiano può sentire levarsi dentro di sè una voce alternativa, la quale costituisce a mio avviso il vero ostacolo nel  vivere le feste natalizie, una voce che dice: “tutto ciò è molto romantico, le luminarie, i regali, babbo natale, le musiche, poi il presepe, Gesù nella mangiatoia, l’albero di Natale… ma non ti accorgi che nulla è cambiato? Ammesso  che sia vero, che Gesù sia veramente nato, non vedi che è stato tutto inutile? Il male è forse stato sconfitto? L’uomo è diventato migliore? I bambini hanno smesso di soffrire e di morire?”. Qui, nel segreto del cuore dei credenti, sta la prima sfida lanciata contro il Natale e chi la vive, sa quanto possa essere dolorosa e lacerante e come possa essere vinta unicamente con l’aiuto di Dio.
Solo Dio infatti può aiutarci a comprendere chi è Colui che è nato a Betlemme, perchè è nato e con quale missione è nato. Lasciatemelo dire con un’immagine provocatoria: se il Messia si fosse chiamato Harry Potter, non avrebbe fatto la fatica di rimanere in un utero per nove mesi, di affrontare i dolori del parto e di accettare di essere messo in una mangiatoia. Se si fosse chiamato Merlino, non avrebbe obbedito ai suoi genitori, lavorato e studiato con fatica e sudore. Se fosse stato un mago non avrebbe patito e sofferto sino alla morte e alla morte di croce. Invece, quel bambino è vera carne umana, quel figlio è vero fratello nostro e se è vero che la grande differenza tra noi e lui è che Egli è anche Dio, allora la conseguenza che dobbiamo trarne è che Egli ha veramente scelto di venire al mondo, a differenza nostra che invece ci siamo trovati in ballo senza che nessuno ce l’abbia chiesto.
Egli quindi ha scelto di venire ad abitare in questa realtà, dove bello e brutto, buono e cattivo, vita e morte, si mischiano, come avvinghiate in una lotta nella quale non sappiamo mai quale delle due avrà la meglio. Ha scelto di venire per starci accanto; non solo, ma anche per guidarci, per rinnovarci, per darci la sua forza, per renderci liberi. Ma tutto ciò adagio adagio, al passo dei pastori, delle greggi, al passo dei cammelli cavalcati dai magi, con pazienza, giorno dopo giorno, dentro alla storia umana, personale e universale.
Onestamente dobbiamo ammettere che questo spesso ci delude, non ci basta, perché noi vogliamo un liberatore che faccia tutto e subito e lo faccia al posto nostro. Noi, benché uomini del terzo millennio, ancora aspettiamo e vogliamo un mago. Che però non esiste e non esisterà mai.
Se è vero che il Natale costituisce a livello sociale una sorta di tregua nella lotta di tutti i giorni, una felice e momentanea “sospensione” al di sopra del tran tran quotidiano, approfittiamone per riconoscere quanto Dio sia realista nel modo di venire tra noi, nello stile che inaugura con il Suo Figlio, e quanto sia infinitamente buono per avercelo dato.
Perché se uno crede veramente che Gesù è il Figlio di Dio, non può più pensare che Dio si disinteressi alla nostra vita.
Se uno crede veramente che colui che è nato in una mangiatoia è il Dio incarnato, non può più rimproverare Dio di essere ingiusto nei confronti degli uomini, soprattutto di quelli che soffrono.
Se uno crede veramente che a il Gesù è figlio della Vergine, non può dimenticare di avere Cristo per fratello e Maria per madre.
Se uno crede veramente di avere Cristo per fratello, non può vivere come se gli altri fossero estranei.
Se uno crede veramente che a Betlemme è nato il Verbo Eterno, la Parola del Padre, non può più accusare Dio di essere taciturno.
Se uno crede veramente che Gesù di Nazareth si è fatto piccolo piccolo, non può più disprezzare ciò che è umile e senza valore agli occhi del mondo.
Se uno crede veramente che Dio ha abitato in una grotta, lontano dai riflettori, non può abbandonare la certezza che Dio è nascostamente presente e vicino, ovunque e sempre, specialmente dove non si penserebbe di trovarlo.
Se uno crede veramente che una stella ha guidato i Magi, non può trascurare di ascoltare l’inno che sale a Dio da ogni atomo dell’universo.
Se uno crede veramente che i Magi lo hanno cercato e atteso a lungo, prima d’incontrarlo, non può smettere di cercarlo, con tutte le proprie forze.
Se uno crede veramente che Dio si è fatto uomo, non può disperarsi di fronte alla propria fragilità.
Se uno crede veramente che a Natale si celebra il Salvatore, non può negare che Dio vuole visitarci e non può continuare a vivere con superficialità.
Se uno crede veramente che Gesù è il Figlio di Maria, non può pensare che saremo salvati per magia, ma deve comprendere che lo saremo solo grazie all’incontro con Lui e che dobbiamo imparare a volere e cercare tale incontro come l’aria che respiriamo.
Se uno crede veramente che a Betlemme Dio è divenuto uno di noi, non può continuare a pensare che il male è destinato a prevalere su di noi, perché Egli è venuto per vincerlo.
Se uno crede veramente che in una stalla dorme l’Eterno, non può continuare a inseguire il puro successo personale, ma deve volgere gli occhi al povero, su cui riposa l’amore di Dio.
Se uno crede veramente, troverà pace, troverà pascolo, troverà acqua fresca di sorgente, anche in terra arida. Anzi, sarà un’oasi verdeggiante, dove troveranno ombra e ristoro coloro che hanno patito il caldo e la sete del deserto.

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