Santo Natale 2019

“Ho sempre pensato – e forse è un azzardo – che il mistero dell’Incarnazione sia più grande della Resurrezione. Perché un Dio che si fa bambino… e poi ragazzo… e poi uomo, quando muore non può che risorgere”.  

Lessi anni fa questa frase di Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein, filosofa ebrea, convertitasi al cristianesimo e uccisa nella camera a gas ad Aushwitz, nel 1942), che mi rimase scolpita nella mente, da dove mi riaffiora a ogni Natale. La sua sensibilità di donna, unita a un’acuta intelligenza, la induce a ragionare sul Natale in termini assoluti, considerandolo il momento cruciale della storia della salvezza, dal quale deriveranno in modo logico tutti gli altri momenti della vita di Cristo. In realtà, noi sappiamo che Gesù è venuto per fare la volontà del Padre, il che, quale uomo, gli costerà caro e non potrà essere dato per scontato sino alla fine della sua preziosa esistenza terrena. La salvezza, la luce e la gioia che il bimbo di Betlemme reca in dono saranno dunque frutto dell’immenso sacrificio della croce, nella quale nascita e risurrezione uniranno definitivamente Dio e l’uomo in matrimonio eterno.

La mistica Teresa d’altra parte lo sa molto bene, giacché in una sua profonda meditazione sul Natale scrive: “I misteri del cristianesimo sono un tutto indivisibile. Chi ne approfondisce uno, finisce per toccare tutti gli altri. Così la vita che si diparte da Betlemme procede inarrestabilmente verso il Golgota, va dalla mangiatoia alla Croce. Quando la santissima Vergine presentò il Bambino al tempio, le fu predetto che la sua anima sarebbe stata trafitta da una spada, che quel bambino era posto per la caduta e la risurrezione di molti e come segno di contraddizione. Nella notte del peccato brilla la stella di Betlemme. Sullo splendore luminoso che irradia dalla mangiatoia cade l’ombra della croce. La luce si spegne nell’oscurità del venerdì santo, ma torna a brillare più luminosa, sole di misericordia, la mattina della risurrezione. Il Figlio incarnato di Dio pervenne attraverso la croce e la passione alla gloria della risurrezione. Ognuno di noi, tutta l’umanità, perverrà col Figlio dell’uomo, attraverso la sofferenza e la morte, alla medesima gloria”.

Dalla citazione iniziale colgo tuttavia una provocazione. Edith Stein è folgorata dal mistero dell’incarnazione, dall’idea cioè che Dio si sia fatto uomo, che l’essere umano sia importante per Lui a tal punto da rivestirsi della sua umanità. Nell’epoca devastante del nazifascismo da una parte e del comunismo dall’altra, la mistica ebrea, convertendosi al cristianesimo, non solo scopre Dio, ma riscopre l’uomo, con il suo vero valore di creatura amata da Dio in misura infinita. Lei pagherà con la vita la sua fedeltà a Dio e all’uomo, poiché ebrea e cristiana: ad Aushwitz sperimenterà sulla sua pelle che, laddove l’uomo abbandona Dio, infine rinnega pure se stesso.

Ciò che, in maniera diversa, sta accadendo pure oggi. Quando, infatti, a scuola i ragazzi mi parlano dei nuovi movimenti ecologisti, e con amarezza affermano che l’unico problema della terra è l’esistenza dell’uomo; quando, parlando del rapporto con i robot, la maggioranza degli allievi sostiene che non vi è differenza sostanziale tra l’essere umano e un automa; quando molti di loro sono convinti della totale indifferenza di ruoli tra il maschio e la femmina a riguardo della crescita dei figli e che tutte le differenze di genere non siano che un retaggio di una concezione antica; ebbene, quando ascolto questi pensieri, penso che i cristiani i quali veramente festeggino il Natale, i quali veramente si lascino meravigliare dal miracolo della nascita di Cristo dal seno della Vergine Maria, sono storicamente posti davanti a un compito che si sta rivelando sempre più arduo; il compito, cioè, non solo di testimoniare la loro fede in Cristo, ma allo stesso tempo di affermare la loro fiducia nell’uomo, fino al punto di sostenere una risoluta difesa dell’uomo nei confronti dell’uomo stesso. Il bimbo di Betlemme risplende per noi quale luce di speranza, perché dice la verità su Dio e sull’uomo, una verità che va indagata, meditata, compresa e condivisa a qualsiasi prezzo, per amore tanto di Dio quanto dell’uomo.

La cosa più profonda che molti allievi riescono a dire, oggi come oggi, sul Natale è che esso è la festa della famiglia. Ciò è anche vero, ma non sanno perché: non arrivano a collegare tale convinzione con la scena del presepe, nel quale una famiglia, divino – umana, è rappresentata e sta quindi all’origine del clima familiare proprio delle festività natalizie. Tuttavia, non basta pensare che il Natale sia unicamente la festa della mia famiglia: la fede ci dice che è piuttosto la festa dell’intera famiglia umana e che a questa dobbiamo rivolgere il nostro pensiero, le nostre preghiere e le nostre preoccupazioni di cristiani.

In proposito, troverete delle belle provocazioni nella succitata riflessione di Santa Teresa Benedetta della croce sul Natale, al link che qui vi condivido.

Buon Natale.

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