Seconda Domenica d’Avvento – anno B

Ecco il link alla liturgia del giorno

Lettera a San Giovanni Battista

 

Carissimo San Giovanni,

ascoltiamo oggi nel vangelo un racconto nel quale si narra che tu richiamavi vigorosamente la gente a convertirsi, a prepararsi convenientemente all’incontro con il Messia perché il suo arrivo era terribile e imminente. I tuoi connazionali ebrei erano orientati a quel momento da un cammino religioso iniziato tanto tempo prima (Abramo, il vostro capostipite, era vissuto circa 1500 anni prima); perciò accorrevano in massa a farsi battezzare da te presso il fiume Giordano, riconoscendo i peccati commessi: volevano infatti presentarsi all’appuntamento con vesti pure. Il vangelo ci racconta che tu eri talmente credibile e convincente da dover tu stesso richiamare vigorosamente le numerose folle a non fraintenderti. Nonostante la tua grandezza morale, nonostante la forza della tua testimonianza, non eri tu il Messia, ma un altro loro dovevano attendere.

Lascia che noi oggi proviamo un pizzico di santa invidia verso di te, un po’ per i tuoi iniziali successi e un po’, soprattutto, per l’esemplarità della tua vita irreprensibilmente orientata a Dio.

Permettici, però, caro Battista, di dirti che oggi le cose stanno un po’ diversamente.

Noi, infatti, viviamo in un’epoca nella quale è pressoché scomparsa l’attesa di qualcosa di più grande. Noi, a differenza del popolo d’Israele, non siamo figli dell’attesa, ma del nulla. Le promesse verso le quali tendiamo le mani non ci aprono il cuore verso l’alto ma tutt’al più ci grattano l’addome e ci tengono buoni illudendoci che sia tutto a posto.

Molti di noi credenti si chiedono il perché, ma faticano a dare risposte. Peraltro, non c’è bisogno di essere particolarmente eruditi per raccontarti che almeno tre secoli fa, a torto o a ragione, gli intellettuali europei hanno preso fermamente le distanze dal cristianesimo; che si sono susseguiti tutta una serie di tentativi di costruire una società giusta, perfetta, senza Dio e che tali tentativi sono falliti tutti uno dietro l’altro; che gli uomini di oggi, specialmente i giovani, sono  per conseguenza delusi a riguardo delle potenzialità morali umane e che perciò hanno deciso che non c’è più nulla da attendere; che il mercato si è sapientemente impadronito di questa delusione e ha guidato la gente ad attendere ragionevolmente solamente risposte materiali, dunque acquistabili col denaro, ovviamente per chi può.

Noi cristiani ci siamo chiesti a lungo perché la gente oggi non volesse più sentire le risposte del vangelo; non ci accorgevamo che, semplicemente, le folle avevano smesso di farsi delle domande; oppure avevano deciso che, siccome a quelle domande era umanamente impossibile rispondere, era preferibile sostituirle con qualche surrogato fornito dal mercato.

Ecco perché, ci sembra caro Giovanni Battista, che neppure tu oggi avresti vita facile. L’evento storico della venuta del Signore è stato lungamente preparato, come ci insegna la Bibbia, così che tutta la storia del tuo popolo era tensione verso l’incontro tanto desiderato. Tu venisti per dare lo sprint finale a quest’attesa, e lo facesti egregiamente.

Noi cristiani, imitando lo stile biblico, avevamo stabilito un tempo liturgico grazie al quale avremmo dovuto sia ravvivare il ricordo della nascita di Gesù, sia tenere desta l’attesa del suo ritorno alla fine della storia. Tale tempo liturgico, denominato Avvento, ce l’abbiamo ancora e lo possiamo vivere sino in fondo. Tuttavia, altri se ne sono impadroniti: per esempio, hanno creato dei bellissimi calendari dell’avvento per i bambini. A ogni giorno corrisponde uno sportello con qualche dolce da mangiare. Sin qui tutto bene; solamente che, appunto, finisce qui. Certo, la televisione non cessa di ricordare a noi e ai bimbi che il 25 dicembre festeggiamo il Natale, ma Natale è diventato un sostantivo a sé stante, è una festa convenzionale, commovente sin che si vuole, anzi estremamente emotiva. Tuttavia, il sostantivo comune che la parola natale è, non è più utilizzato per reggere il nome proprio di Gesù. Non è il natale di Gesù, ma è Natale: nome proprio punto e basta. Te lo diciamo con un’immagine, Giovanni, i nostri alberi di Natale sono decorati con luminarie e palline varie, ma dentro sono vuoti.

Allora sai, anche noi cristiani rischiamo di confonderci, proprio come uno il quale conosce la strada si perde quando cala la nebbia fitta. Eppure, noi abbiamo ricevuto risposta alle nostre domande grazie alla fede in Gesù Cristo, persona viva che abbiamo abbracciato non come fosse una teoria, un semplice catechismo, ma come ciò che da veramente sostanza e orientamento alle nostre fragili esistenze, che le riempie di significato e quindi di luce e di vita. Noi conosciamo la consolazione promessa dal profeta Isaia a chi si lascia condurre e sollevare dal buon pastore. Noi, avvertiti da San Pietro, sappiamo che il mondo corre verso una fine improvvisa e terribile, tuttavia non siamo impietriti dalla paura, bensì animati dalla speranza che il Signore verrà a salvarci e che ci donerà cieli nuovi e terra nuova, in cui ritroveremo tutto ciò che abbiamo amato.

Una cosa ti chiediamo di aiutarci a fare, caro Giovanni Battista: aiutaci a testimoniare al mondo che noi non abbiamo timore di lasciarci molestare interiormente dalle grandi domande della vita, che noi non soffochiamo in noi stessi l’aspirazione a conoscere l’infinito. Quando un giorno il mondo si accorgerà di essere divenuto disumano a forza di appiattirsi sul niente, forse tornerà a vedere in noi delle persone che, nel corso della lunga notte, sono invece rimaste umane, perché non hanno cessato di vegliare in attesa dell’aurora. Tu ci insegni, infatti, che un testimone è sempre anche una sentinella.

 

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