Seconda Domenica del T.O. – Anno B

Ecco il link alla liturgia di oggi

“Eccomi”, risponde il piccolo Samuele al sacerdote Eli, pensando che lui l’abbia chiamato nel cuore della notte. “Eccomi” risponderà il bambino a Dio, del quale è stato posto al servizio sin dal grembo materno e da quel giorno “Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. “Eccomi” è la risposta di Maria alla visita dell’angelo. “Eccomi” è la risposta esplicitamente prevista nei riti liturgici per quanti sono chiamati, come Samuele, a una particolare consacrazione a Dio nella Chiesa. “Eccomi” è la risposta d’Israele alla chiamata di Dio a divenire il popolo eletto. “Eccomi” è la risposta dell’amata all’amato, è la reciproca risposta dei fidanzati e degli sposi. “Eccomi” è la risposta che ogni uomo è spinto dalla propria coscienza a dare per promuovere o difendere ogni cosa buona e vera nel mondo. “Eccomi” è la risposta che ogni bambino deve dare sin dal primo vagito alla madre, ai famigliari, agli amici e al mondo non solo per non morire, ma per vivere in pienezza. Sì, non rifletteremo mai abbastanza su quanto il nostro personale “Eccomi” sia essenziale tanto per noi stessi quanto per il mondo: noi nasciamo come esseri liberi e siamo sin dal primo istante interpellati a rispondere con la nostra libera adesione al mondo, quindi agli altri, quindi a Dio. La vita stessa è chiamata esigente e incessante a dire il nostro “Eccomi”.

“Eccomi” è forse l’unica parola veramente necessaria per stabilire in maniera adeguata e concreta il nostro rapporto con la realtà e rispecchia l’unico atteggiamento di cui Dio ha veramente bisogno per poterci salvare.

Ovviamente Dio non si limita a gettarci nella vita e ad attendere la nostra risposta. Sappiamo che la storia della salvezza narrata nelle Scritture è tutto un intervenire continuo di Dio per chiamare, sollecitare il popolo e per convincerlo della presenza di Dio accanto a sé. La prima lettura e il vangelo poi, pur se accostate in modo rapido, ci dicono quale sia stata la sbalorditiva evoluzione del coinvolgimento di Dio: il profeta Samuele nell’Antico Testamento poteva ascoltare Dio, sentire la sua parola, mentre Giovanni e gli altri discepoli possono finalmente vedere l’agnello di Dio, possono addirittura accompagnarlo ed entrare in casa sua. Perciò, sebbene in termini cronologici l’eccomi di Dio in Cristo sembra arrivare per ultimo nella Bibbia, in realtà esso è il senso e quindi il fondamento di ogni chiamata e di ogni risposta della storia umana.

“Eccomi” è la parola rivolta da Dio a Israele per mezzo dei profeti, persino nei momenti in cui nessuno pareva più cercarlo, ma è più d’ogni altra cosa l’espressione che sintetizza la reale volontà di Cristo di rendersi presente a chiunque lo cerchi con cuore puro. Cristo dice “Eccomi” con le parole, con le opere e con lo sguardo. Quest’ultimo è così penetrante da rapire in un certo senso i primi discepoli, da affascinarli, da conquistarli in maniera così forte che pare essi non tentino neppure un cenno di replica: l’evangelista Giovanni, infatti, racconta tra le altre cose che le parole e lo sguardo fisso di Gesù su di lui requisiscono Simon Pietro in vista del futuro ministero, senza se e senza ma.

L’“Eccomi” di Gesù a Pietro ribalta la vita di quest’ultimo, ma fa capire a tutti noi che senza quell’incontro la vita non solo di Pietro, ma di nessuno di noi avrebbe veramente senso e che invece dove quell’“Eccomi” è pronunciato, tutto si riveste di nuova luce.

C’è però un’altra insostituibile variazione di questa parola, così essenziale per la nostra esistenza. La troviamo in bocca al Battista il quale, quando vede passare Gesù, non esita a indicarlo ai suoi discepoli come il Messia tanto atteso e dichiara: “Eccolo”, “Ecco l’agnello di Dio”, espressione che i suoi discepoli potevano ben capire e sulla quale ora non abbiamo il tempo per soffermarci. Quanto coraggio ha avuto il Battista nel farsi da parte per lasciare tutta “la scena” a Gesù, quanta forza interiore e quanta umiltà. Però, se ci pensiamo bene, vediamo che il suo indice rivolto verso Cristo e le sue brevi parole sono state fondamentali per i discepoli. Se lui non avesse agito e parlato così, come avrebbero potuto Giovanni e Andrea e successivamente tutti gli altri conoscere Cristo? Come avrebbero potuto incontrarlo? E se non lo avessero riconosciuto come il Messia grazie a Giovanni Battista e quindi non lo avessero né seguito, né cercato, come sarebbe nata la prima comunità apostolica? Quell’“eccolo” scaturito dalle labbra del Battista a indicare Cristo, a noi sembra niente, ma in realtà è stato l’inizio di tutto.

E’ così: senza l’“Eccomi” di ciascuno di noi nulla si muove; senza l’“Eccomi” di Cristo nulla ha senso; senza l’”Eccolo” del Battista nessuno dei due precedenti “Eccomi” può incrociarsi e compiere il reciproco destino.

Su quale di questi tre aspetti ho maggiormente bisogno di riflettere e di “lavorare”? Mi sono rintanato nel mio guscio e quindi non dico più il mio “Eccomi”? Ho smesso di cercare Cristo in ogni cosa e quindi non risuona più nel mio cuore il suo “Eccomi” sereno ed esigente? Mi accontento di verificare me stesso e ho dimenticato che spetta anche a me, come al Battista e seguendone l’esempio, dire “Eccolo”?

La grazia divina è qui tra noi, qui e ora. Cosa risponderemo?

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