Seconda Domenica di Avvento – Anno C

Quando da ragazzo entrai in possesso di un piccolo oggetto d’argento e quando, con il passare dei mesi lo vidi opacizzarsi e rovinarsi superficialmente, fui stupito quando mi spiegarono che potevo renderlo nuovamente splendente con un poco di dentifricio, uno spazzolino da denti e un po’ di pazienza per sfregarlo con questi eccellenti strumenti. Fui stupito perché non mi sembrava possibile che nella vita si potesse avere a portata di mano una soluzione tanto semplice ed efficace per oggetti di un certo valore.
Questi ricordi mi sono tornati alla mente rileggendo il vangelo di Luca proposto nella seconda domenica di Avvento. Vi si narra infatti che il Battista (uomo integro, santo, incapace di compromessi, scelto da Dio per preparare la via a Gesù), richiama tutti i suoi uditori a darsi da fare per rendere le rispettive vite accettabili, pronte al momento in cui arriverà il Messia. A prima vista si potrebbe pensare che il Battista pretenda dalla gente cambiamenti così radicali da essere impraticabili, impossibili da realizzarsi, per esempio a livello lavorativo, familiare, sociale.
Ci si potrebbe chiedere allora che senso avrebbe rileggere ancora oggi una proposta tanto fuori dal normale. Interpretare in tal modo il vangelo inoltre, potrebbe essere frutto di una scelta di comodo, giacché, se appuriamo che una cosa è impossibile, è logico che nessuno di noi è moralmente tenuto a farla.
Ora, qui abbiamo due aspetti in gioco: da una parte l’arrivo del Salvatore, che merita tutta l’attenzione possibile da parte nostra, tutta la nostra concentrazione, tutto il nostro sforzo per una degna accoglienza nei suoi confronti. Dall’atra c’è la nostra vita quotidiana, la quale non è necessariamente sbagliata, immorale o addirittura perversa. Essa più frequentemente è semplice, ripetitiva, perfino monotona talvolta, a tal punto che molto facilmente, senza accorgercene, si va ricoprendo di una patina di opacità, che le fa poco per volta perdere il suo primitivo splendore. Per qualcuno i monti e le valli di cui parla il vangelo sono fatti gravi da cui prendere le distanze, convertirsi con una sterzata brusca e senza tentennamenti, ma per molti, forse per la maggioranza, monti e valli sono il logorio, la pesantezza, l’accidia, la ripetitività. Ma come aprirsi allo splendore, alla letizia, alla freschezza del vangelo; come fare veramente spazio alla grazia di Dio che vuole (sia chiaro: vuole) venire a visitarci nella storia futura e presente?
Tutti noi, per quanto poveri, abbiamo dentifricio e spazzolino nelle nostre case: un modo per dire che ciascuno di noi ha una possibilità, semplice, a portata, per rendere nuovamente vivo l’argento della propria vita. Di dentifricio, solitamente se ne usa uno per tutti: il vangelo è lo stesso, con le sue condizioni e i suoi doni, pronti a disposizione per tutti. Ma gli spazzolini sono uno a testa e nessuno si sogna di usare quello dell’altro: sei tu che devi rendere nuovamente vivo l’argento che possiedi grazie al tuo spazzolino. Forse sarà anche soltanto cambiare un modo di pensare su qualcuno; forse sarà un cambiamento nel linguaggio; forse sarà un maggiore impegno nello studio o nel lavoro. Ognuno deve trovare il suo modo per preparare la via al Signore.
Quando arriva in casa un ospite illustre tutti si danno da fare per ripulire pavimenti, arredi, finestre e per preparargli cibo e bevande per accoglierlo: vivere l’avvento è la stessa cosa; vivere la vita quotidiana con lo sguardo interiore rivolto a Cristo comporta lo stesso atteggiamento. Purché siamo convinti del fatto che Egli vuole venire, che verrà a prenderci con sé (non sappiamo quando, ma verrà) e che nel frattempo misteriosamente viene, si avvicina, ci visita e, se trova cuori ben disposti, già si ferma a casa nostra, nel nostro cuore, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità.

Lascia un commento