Seconda Domenica di Pasqua

Ogni anno la liturgia della domenica dopo Pasqua ci fa meditare sulla figura di Tommaso, divenuto famoso per il suo “se non vedo non credo”, reazione nella quale sovente il popolo di Dio sente istintivamente rappresentata la fatica che spesso incontra nel credere alla risurrezione di Cristo. Don Giussani, fondatore di CL, insisteva continuamente con i suoi nel dire che il cristiano aderisce non a delle idee, ma a una persona e che lo fa a partire da un fatto reale, cioè la risurrezione di Cristo. Quest’ultima è l’evento capitale nella storia dell’umanità, in forza del quale Cristo è presente accanto ad ognuno, è incessantemente contemporaneo ad ogni epoca, a tal punto che noi passiamo, ma Lui no.
Ecco, il buon Tommaso non ammette questo fatto, non ammette che il suo amato maestro possa avere vinto la morte, dopo essere stato senza dubbio ucciso dagli uomini. Per Tommaso tutto ciò è semplicemente impossibile: forse, se ci pensiamo bene, non ci sentiamo di  dargli tutti i torti, vero? Le parole con cui Gesù profetizzava il proprio destino di passione, morte e risurrezione, sicuramente il nostro discepolo le ricordava, ma dovevano ora apparirgli come dei vaneggiamenti di un visionario ormai semplicemente da compatire nel rimpianto.
Ora, Tommaso riceve la grazia unica di incontrare il risorto faccia a faccia, di poterlo toccare, di potergli parlare. Ora quindi la risurrezione per lui non è più un’ipotesi assurda e inammissibile, ma un fatto vero, reale, semplicemente perché lui ha incontrato il Risorto. E cosa accade? Accade inevitabilmente che egli si prostra a terra, in atteggiamento adorante, esclamando: “Mio Signore e mio Dio”. Non è davanti a un idea, a una teoria, ma a una persona viva, in carne e ossa e questo incontro, come la prima volta tanto tempo prima sulle strade di Galilea con il Maestro, gli cambia la vita. Tutta la sua persona, anima e corpo, si coinvolge in un gesto che prima è di adorazione e poi sarà di annuncio coraggioso, sino ai confini del mondo, della verità di un fatto e cioè che Cristo, il suo Signore, ha vinto la morte e che l’ha vinta per tutti.
E noi che invece non abbiamo potuto vederlo come Tommaso? Noi veniamo lodati da Cristo e chiamati beati: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”, dice Gesù a Tommaso. Ma non pensiamo di esserne capaci da soli con le nostre forze. Come Tommaso (e tutti gli altri) hanno avuto bisogno che Cristo apparisse loro e li convincesse con segni interni ed esterni, così accade per noi; così, se noi siamo capaci di credere è perché lo Spirito del Cristo Risorto ce ne da la grazia, come dice S. Giovanni nella prima lettura: “E’ lo Spirito che da testimonianza, perché lo spirito è verità”.
Piuttosto, dopo avere ringraziato per il dono della fede, chiediamoci: io ci credo veramente a questo fatto? Lo considero, vero, reale, storico? Oppure prevalgono i dubbi, le perplessità? Questa fede nella risurrezione mi ha convinto a tal punto da rendermi testimone credibile di essa? Che impatto ha sulla mia vita? Quanto all’impatto, pensiamo che addirittura, nella prima lettura tratta dagli atti degli apostoli, Luca dice che nessuno tra i credenti era bisognoso, perché talmente erano certi della risurrezione che erano capaci di condividere tra loro i propri beni.
Quella domenica dunque, Tommaso fa esperienza di una grazia che lo trasforma e ciò a partire dal fatto che egli, insieme agli altri, riceve da Gesù il perdono e la pace, insieme all’incarico di portare questi doni al mondo. Conversione e perdono sono due ali che non possono stare l’una senza l’altra: credere che Cristo è risorto e credere nel Suo perdono sono due aspetti inseparabili l’uno dall’altro.
Oggi è la domenica della misericordia, intitolata a suo tempo con decreto da S. Giovanni Paolo II, il quale ritenne così di ubbidire alle richieste che Cristo fece a suor Faustina Kovalska, suora polacca che ebbe il dono di ricevere dal Signore delle rivelazioni private. Una domenica nella quale i cattolici sono invitati a comunicarsi e a confessarsi considerando l’assicurazione di Cristo a suor Faustina in base alla quale oggi Egli avrebbe aperto loro i tesori abbondantissimi della sua infinita misericordia a chi si fosse accostato con fede all’Eucaristia.
Anche in questa domenica, come in quell’altra a Gerusalemme, Cristo starà nel bel mezzo dei suoi, pronto a spalancare loro gli effluvi della tenerezza divina, solo che essi lo vogliano. Se parteciperemo credendoci, torneremo a casa saziati e rinnovati dalla misericordia di Dio, come S. Tommaso dopo l’incontro con il suo Signore.

 

3 Risposte a “Seconda Domenica di Pasqua”

  1. Anna Liguori dice: Rispondi

    Ciao, puoi mandare il tutto anche sulla email? Ho seguito con molta attenzione la spiegazione sul vangelo di Giovanni di domenica. Grazie

  2. Angelo Marazzita dice: Rispondi

    Geniale avere sia il testo scritto che letto. Lo rende più familiare. Molto interessante il fatto che occorre sempre mettere in gioco la propria libertà. Meditazione molto utile.

  3. Emilio Gazzano dice: Rispondi

    Grazie del riscontro. È importante per me sapere se e come contenuti e metodo possono essere utili

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