Sedicesima Domenica del T.O. – Anno B

Perché, nella prima lettura tratta dal libro del profeta Geremia Dio se la prende tanto con i pastori? Se non contestualizziamo le parole nel loro contesto storico rischiamo di fraintenderle. Il profeta infatti non inveisce contro i preti o i vescovi, che non c’erano ancora, ma se la prende piuttosto contro i re che si avvicendavano sul trono di Giuda: loro infatti erano considerati le guide, quindi i pastori del popolo per conto di Dio. Purtroppo però, come spesso capita, essi usavano il loro potere per arricchire se stessi, piuttosto che la gente. In tal modo venivano meno al dovere legato al rango da essi ricevuto. Si capisce allora che uomini illuminati alzassero la voce contro il malcostume, in difesa del popolo e in nome di Dio.
Compreso questo allora possiamo cogliere l’aspetto centrale del vangelo odierno, posto il quale ognuno potrà poi proseguire in un approfondimento personale nelle direzioni preferite. Se dunque assai frequentemente gli antichi pastori erano mossi dalla ricerca di un potere finalizzato non già al bene del popolo, ma alle proprie personali soddisfazioni, il nuovo pastore, Gesù, è animato, spinto, da ben altro movimento interiore, che Marco riassume con una parola: compassione.
Egli parla alla gente con parole profonde, per nutrire le loro anime. Cura le loro malattie per sanare i loro corpi. Moltiplicherà i pani per saziarli. Rinuncia al riposo per accoglierli tutti. Tutto per una unica e medesima realtà: la compassione profonda e struggente che lo abita e lo spingerà a consumare perfino se stesso per loro, buoni o  cattivi che siano.
I dodici, che tornano a lui dopo la missione e che (come già feci notare in precedenza) costituiscono la prima corolla attorno al maestro, dovranno imparare a rinunciare alla sete di potere e di successo per lasciare unicamente spazio nel loro cuore all’instaurarsi di questa compassione, imparata e ricevuta “per osmosi” dal Signore. Dovranno tornare sempre a ciò che vale anche per loro e cioè che per compassione divina sono stati chiamati a partecipare all’opera dal grande e buon pastore.
Compreso ciò, dunque, possiamo tutti pregare le parole del salmo “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, trovandovi grande conforto, poiché noi abbiamo visto l’immensa compassione che Cristo ha per ognuno di noi e vi abbiamo creduto.

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