Sedicesima domenica T.O. – anno A

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“Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo” dice Gesù, spiegando ai suoi discepoli la parabola del grano e della zizzania. E’ assicurato dal vangelo che vi sarà una divisione tra i figli del regno e i figli del maligno, ma non oggi. Tale divisione avverrà non solo e non tanto perché l’ira di Dio si abbatterà sui suoi nemici, ma per il fatto che nulla d’impuro può avere accesso a Lui. Ce lo ricorda una delle beatitudini pronunciate da Gesù: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Il tempo terreno non è il momento per stabilire con criterio di assoluta certezza chi è puro e chi no, chi è pienamente nel bene e nel vero e chi invece nel male. Di alcuni ci pare poter dire che sono spiritualmente perfetti, di altri saremmo pronti a mettere la mano sul fuoco a riguardo del fatto che siano malvagi dalla testa ai piedi. Tuttavia noi non conosciamo i cuori fino in fondo: solo Dio può scrutarli e scandagliarli per individuarvi ora il grano, ora la zizzania.

Ascoltare queste parole ci fa forse sospirare, perché vorremmo scrollarci di dosso tanto male e tanta ambiguità da cui ci vediamo circondati nostro malgrado; eppure, a pensarci bene non possiamo che rallegrarci della saggezza con cui Dio ci governa, esercitando il suo potere con indulgenza, con pazienza e con mitezza, come c’insegna la prima lettura. Egli dà tempo a ciascuno di ravvedersi, di migliorare, di riconoscere il male commesso. Se, infatti, Egli fosse drastico come noi vorremmo, molto probabilmente noi per primi ne verremmo travolti. Perciò, le nostre aspirazioni di giustizia sono più che legittime e sappiamo per fede che Dio non le deluderà, ma questo è il tempo della mitezza, che noi possiamo vivere sorretti dalle parole di Cristo, secondo cui i miti “erediteranno la terra”.

La parabola della zizzania ci dice che l’opera di Dio è sempre insidiata dal maligno e che pertanto nessuno di noi può cullarsi nell’illusione di essere arrivato. La parabola del granello di senape poi ci dice che tale opera prende sempre le mosse da premesse talmente piccole da essere quasi invisibili a occhio nudo. La parabola del lievito, ancora, ci insegna che Dio agisce in noi con grandissima umiltà, ma nello stesso tempo la sua azione produce effetti sproporzionatamente grandi, sia in rapporto a quel poco di cui Egli si serve (rappresentato dal lievito) sia in rapporto a quel tanto che deve essere trasformato per arrivare a esprimere il suo vero valore (rappresentato dalla pasta).

Non dobbiamo mai dimenticare che il regno di Dio in questo mondo attraversa la sua fase iniziale e che la conclusione avverrà unicamente nell’eternità. Tuttavia, se è vero che il male spesso viene seminato di nascosto nel campo dell’umana esistenza, è altrettanto vero che il regno di Dio anch’esso nasce e cresce nascostamente. All’inizio esso è invisibile come il più piccolo dei semi o come il lievito nella pasta. Ciò significa che non dobbiamo mai disperare della possibilità che l’opera di Dio nasca e si realizzi tra noi. In tal senso, capiamo meglio queste parabole se le consideriamo idealmente collegate a quella del seme nel campo ascoltata domenica scorsa, seme che era capace di sprigionare effetti imponderabili.

Vi è un’altra considerazione da fare, e cioè che, come la zizzania, anche il seme del regno può nascondersi ovunque: può trovarsi nel cuore di uomini in guerra, di una prostituta per la strada, di un detenuto in carcere. Umanamente è facile per noi identificare tali situazioni con la zizzania, ma la capacità del regno di Dio d’immergersi nelle miserie umane non conosce confini e se è vero che quanto migliore e preparato è il terreno tanto più eccellente sarà il risultato, è altrettanto vero che Dio non disdegna ciò che l’uomo scarta per manifestare la sua bontà e la sua potenza.

Attendiamo con pazienza e forse anche nel sospiro il giorno in cui “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”: sarà meraviglioso contemplare questo luminoso spettacolo, del quale speriamo e preghiamo di essere partecipi. Nel frattempo dobbiamo chiedere occhi per vedere quanta meraviglia nascosta già è presente in questo povero mondo, nel quale Dio, sopportando la zizzania, non cessa di gettare pazientemente i semi del regno e di vegliare su tutto il bene che va silenziosamente crescendo.

 

 

 

2 Risposte a “Sedicesima domenica T.O. – anno A”

  1. Nuccia Maritano Comoglio dice: Rispondi

    Grazie.
    Il tuo “sguardo” è sempre molto bello e istruttivo

    1. Cristina Destro dice: Rispondi

      Ciao Nuccia, mi permetto di condividere il tuo pensiero, le letture lasciano in ognuno di noi segni profondi, ma la capacità di comunicarli dà la possibilità a chi legge di potersi ritrovare nelle immagini oltre che nelle parole.
      Buon seme di senape, buon lievito e buon chicco di grano, buon amore di Dio, che ci permetta di riconoscere e convivere con la zizzania senza farci perdere il cammino.

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