Sesta Domenica di Pasqua – Anno A

Potenza, amicizia, verità, luce, gioia: sono alcuni tra i principali sostantivi tratti da varie preghiere di colletta (quelle che si pronunciano solennemente all’inizio della S. Messa), che la Chiesa innalza nei giorni del tempo pasquale. E’ tutto un abbondare di termini volti non solo a chiedere a Dio ciò che Lui vuole darci, ma utili anzitutto affinché i fedeli considerino quale grande ricchezza abbiano ricevuto da Dio in Cristo e come tale ricchezza li raggiunga costantemente nei sacramenti che la Chiesa celebra in nome del Signore Risorto.

Se il tempo di quaresima ci faceva scontrare con il peccato, la fragilità di ognuno e ci guariva interiormente, facendoci contemplare la bontà infinita di Cristo crocifisso, il tempo di Pasqua non cessa di rinfrescarci con la bellezza, la pace, l’amore del Risorto e del Padre celeste verso i credenti.

Così che, se il dolore per le sofferenze inflitte al Signore a causa dei nostri peccati ci affligge (e affliggendoci ci purifica), la consolazione nel saperlo Risorto, e nel sapere che Egli è accanto a noi e vive in noi, ci riempie di gioia.

Sì, non solo è vivo, non solo è nella gioia del Padre, ma vive in noi, ci avvolge con la sua ombra, ci protegge con la sua mano; il suo Spirito zampilla in noi come sorgente d’acqua viva; Egli ci guida, ci sostiene, ci rafforza, ci consola, ci richiama con dolce vigore a lasciare ciò che è sbagliato e ci infonde coraggio per compiere ciò che è gradito a Dio.

Quando abbiamo amato una persona sino in fondo ed è giunto il tempo di andarcene, se amiamo quella persona più di noi stessi, la nostra prima preoccupazione è per lei. L’esempio più forte è quando una madre sta per morire: ella si preoccupa del figlio piccolo, è afflitta dal cruccio di cosa farà il bimbo senza di lei, di come se la caverà, di chi lo consolerà. La propria morte è un problema secondario per lei. Così per Cristo, il quale, secondo il nostro brano evangelico, pronuncia queste tenerissime parole ai suoi: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. Ora, credere alla verità di queste parole è un dono di Dio; così come sentirne tutta la traboccante tenerezza non è frutto di una sensibilità personale, ma è un dono dello Spirito Santo. Eccola la verità: siamo amati da Dio di un amore incommensurabile e tale amore vive in noi. Si chiama Spirito Santo, ci è stato infuso nel momento del nostro battesimo e della nostra cresima ed è l’amore di Dio in noi, l’amore del Padre e del Figlio, un amore divino, infinito, personale. Dio condivide se stesso con noi e in noi.

Ovvio che tutto ciò implichi il fatto che noi vi corrispondiamo, facendo ciò che a Dio è gradito; ma, attenzione, non perché così ce lo meritiamo. Intanto, infatti, lo Spirito Santo ci fa comprendere che i comandamenti di Dio hanno sempre di mira il nostro bene. E poi, molto semplicemente, l’amore ha un punto debole: se non è corrisposto, non può produrre i suoi effetti di vita, pace, bontà, gioia!

Questa è la verità di cui l’uomo ha bisogno, anche se purtroppo è allo stesso tempo la verità da cui l’uomo fugge, giacché si trova intrappolato nel suo orgoglio ostinato, in forza del quale s’illude di potercela e dovercela fare da solo e sente insopportabile la visione di quanti vivono secondo il vangelo. Tuttavia, siccome inseguire questa riflessione, ci porterebbe a ragionare sullo spirito di menzogna di cui parla il vangelo di Giovanni altrove (contrapposto appunto allo Spirito di verità), ci basti, per oggi, ricordare che “il mondo non vede e non conosce” lo Spirito che in noi vive e che ci fa vivere.

“Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi” sono le rinfrancanti parole a noi rivolte dal Signore, parole che ci rincuorano, ma contemporaneamente ci sorprendono. Noi, infatti, non riteniamo di conoscere davvero lo Spirito che Dio ci ha donato e che abita in noi. E invece Gesù da scontato che sia così. Se sorgono in noi idee di giustizia, se scopriamo in noi luce e forza, se in un dato momento sappiamo distinguere il bene dal male, ebbene questi sono solo alcuni degli elementi dai quali possiamo dedurre che lo Spirito di verità ci sta guidando. Ciò significa che lo conosciamo nell’interiorità più intima di noi stessi, ma, siccome in questa interiorità fatichiamo a scendere, non abbiamo piena consapevolezza né di noi stessi, né di Dio che ci abita. Perciò è quanto mai appropriato nel tempo pasquale invocare ripetutamente il dono di Dio: “Vieni Spirito Santo, vieni Spirito Creatore, vieni Padre dei poveri”.

Lascia un commento