Sesta Domenica di Pasqua – C

Per Gesù è impensabile abbandonare i suoi discepoli lasciandoli in una condizione simile a quella degli orfani. Per Paolo e Barnaba è impensabile abbandonare la genuinità del vangelo da essi ricevuto e predicato e accettare il compromesso di quanti ritengono che per essere cristiani si debba necessariamente essere circoncisi nella carne. Per il Padre celeste è impensabile abbandonare in una sorta di dimenticatoio la Chiesa per la quale il suo amato Figlio ha dato se stesso e molti hanno dato la propria vita imitando il suo esempio.
Che cosa accomuna questi tre esempi ricavati ognuno da una delle tre letture oggi proposte alla meditazione della Chiesa? Li accomuna, a mio avviso, il fatto che in tutti e tre i casi una realtà o una persona viene ritenuta infinitamente preziosa da qualcuno il quale pertanto riserva ad essa tutta la cura e la sollecitudine di cui è capace.
Gli apostoli lottano come dei leoni per difendere sia la pace nella Chiesa che la genuinità del vangelo: Dio li aiuterà e li guiderà nella loro opera, umanamente impossibile.
Anche noi, quando teniamo veramente a qualcuno o a qualcosa e quindi lo riteniamo preziosissimo lottiamo e ci affatichiamo per difenderlo e per accrescerne la bellezza, anche se spesso ci pare di non riuscire a farlo come vorremmo.
Veniamo a Gesù: Egli dimostra di avere un potere superiore a quello degli apostoli, cioè di poter continuare ad essere personalmente presente ai suoi anche dopo la sua partenza; non solo li conferma sul fatto che loro per lui sono importanti e preziosi, ma li rassicura sul fatto che egli continuerà a guidarli, consolarli e riempirli della sua pace, grazie al dono delle Spirito Santo. Egli, dicevamo, ha un potere superiore rispetto a tutti gli altri: quello di rimanere per sempre accanto a quelli che ama, che sono per Lui preziosi al di sopra di ogni umana immaginazione. Lo Spirito Santo, misteriosamente, li guiderà a comprendere il tenerissimo sguardo di Cristo su di loro e a fissarselo bene in mente, così da non perdere più la pace del cuore.
E il Padre? Il Padre ha il potere di coronare, di compiere in maniera infinitamente superba e splendente l’opera dapprima iniziata dal suo Figlio, poi guidata dallo Spirito Santo e animata dagli apostoli: la seconda lettura parla di gloria, splendore e preziosità eterne che avvolgono la Chiesa celeste.
Dio ci tiene a noi, per lui siamo infinitamente preziosi. Egli invita tutta l’umanità e ogni uomo a entrare in una profondissima comunione d’amore con Lui, già in questa vita e poi nell’Eternità. Così infatti recita il vangelo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Se non ci tenesse a noi, non ci direbbe queste parole.
La domanda che perciò possiamo porci è: “Ci tengo a questo amore? Lo ricambio? Osservando me stesso nel come ascolto e vivo il Vangelo, il Signore può capire che lo amo e perciò può sentirsi “incoraggiato” nel venire a trovarmi nel segreto della mia anima? Lui è prezioso per me?
Finché amiamo un’altra persona qualsiasi cosa abbiamo in qualche modo condiviso con lei è preziosa, indipendentemente dal valore economico. Ma quando l’amore si rompe, si perde, si smarrisce, ciò che prima ci sembrava prezioso ora diventa occasione di dolore e perfino di odio, fosse anche un orologio d’oro. Segno che solo l’amore può dare valore a ciò che possediamo e che solo l’amore rende preziosa la nostra esistenza. Ovvio allora che quando l’amore è quello infinito di Dio, la nostra vita acquista una preziosità assoluta, il cui segno è la pace che Gesù ha il potere di lasciare ai suoi discepoli. Ma c’è un particolare essenziale: anche questo amore con la A maiuscola desidera essere ricambiato, come ogni amore. Noi non possiamo certo rendere Dio più prezioso di quello che Egli già non sia con il nostro piccolo amore, ma proprio il comprenderlo dovrebbe renderci ancora più stupiti del fatto che Egli questo nostro amore lo cerchi con tanta insistenza e tanta convinzione.

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