Sesta Domenica di Pasqua

Le letture di questa domenica ci fanno capire come, attraverso la riflessione dell’apostolo ed evangelista Giovanni, la rivelazione di Dio in Gesù Cristo raggiunge un vertice inaudito. “Dio è amore”, “Vi ho chiamato amici”, “Rimanete nel mio amore”. Come rimanere insensibili davanti a tanta grazia? E’ una rivelazione vera, come si fa tra amici, quando si ha voglia e coraggio di dire tutto all’altro perché lo si ama, ci si fida di lui e gli si  vuole consegnare tutta la propria intimità: “Tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Perciò è una rivelazione che ci avvolge e ci coinvolge, un po’ come quando in uno spettacolo gli attori scendono in mezzo alla gente cantando, ballando, per farla sentire partecipe del loro lavoro e la gente applaude e ride, lieta di sentirsi virtualmente compresa nella zona palcoscenico. Solo che qui non si tratta di un gioco, di un intrattenimento, bensì di una condivisione totale, operata da Cristo, di tutto ciò che ha, di tutto ciò che è nei confronti dei suoi. Rendiamoci conto come la liturgia, lungo queste domeniche di Pasqua, ci abbia attirati in un crescendo, passato attraverso l’incredulità di Tommaso, poi il buon pastore, poi la vite e i tralci e infine la confidenza di Gesù agli apostoli, la sera prima di morire per loro: “vi considero amici”.

Ma attenzione bene, Giovanni si preoccupa subito di precisare, definire, perché sa benissimo che la profondità di queste espressioni può essere fraintesa e manipolata a causa della nostra ignoranza o addirittura malafede.
“Dio è amore”? Si, ma “in questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. “Voi siete miei amici?” Sì, ma “se fate ciò che io vi comando. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri”.
Dobbiamo cioè capire che qui non si parla genericamente di un amore che potrebbe essere compreso come una forza erotica che sprigiona dalla natura e che ci spinge in modo quasi automatico, come una sorta di primavera in cui noi danziamo in mezzo ai prati con le margherite in testa felici e contenti; come una energia cosmica primordiale che ci spinge senza se e senza ma. Questa è l’idea di amore tornata di moda oggi e che forse lo era pure all’epoca in cui Giovanni scriveva. No. Qui si parla dell’amore cristiano, del tutto diverso, talmente diverso che Qualcuno doveva venire a farcelo scoprire, ad insegnarcelo e addirittura a comandarcelo. E’ un amore che passa attraverso la croce e il sacrificio, le quali sono prove autentiche del fatto che è dono gratuito. E’ un amore che discende dall’alto, dal Padre mediante il Figlio nello Spirito Santo; ma che per farsi conoscere da noi parte dal basso: Nazareth, Betlemme, Gerusalemme .Ciò per farci capire che l’amore è anche ordine, senso,  orientamento e di conseguenza è accettazione, obbedienza, umiltà, sia in chi lo dona sia in chi lo riceve. Qui si parla infine di un amore concreto che comprende l’altro, oserei dire che va a sbattere contro l’altro, fa i conti con l’altro e addirittura se ne fa servo, a imitazione di Cristo. Se questo per noi è chiaro, se cioè accettiamo di ripartire ogni giorno su questa strada umano-divina, allora non solo Dio rimane in noi, ma la sua gioia si posa su di noi e ci riempirà di se stessa.
Un’ultima osservazione. Giovanni parla di una Chiesa il cui biglietto da visita è un intenso e concreto amore di amicizia tra i discepoli. Ma, nella prima lettura Pietro  aggiunge un dettaglio non da poco, dal quale si capisce che l’intimità assoluta a cui siamo stati chiamati da Dio, senza nostro merito, è inclusiva, non esclusiva: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone – dice Pietro al pagano Cornelio -, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.

Cristo crocifisso e risorto che ci guida, il fratello che ci sta accanto, il mondo che attende di conoscere Cristo: quante concrete possibilità abbiamo per sperimentarci in quell’Amore al cui fuoco tutti  ci scaldiamo volentieri, ma del quale, non dimentichiamocelo, siamo pure tedofori! Uso quest’immagine perché siamo tutti ben consci del fatto che amare nel quotidiano talvolta è una vera e propria olimpiade, in cui si lotta per una vittoria che spesso pare lontana. Stiamo in pace: Cristo l’ha già conquistata e la condividerà con i suoi amici. Ma non senza la partecipazione del loro sforzo.

Una risposta a “Sesta Domenica di Pasqua”

  1. Grazie!

Lascia un commento