Solennità del Corpus Domini – Anno C

E’ difficile per i bambini imparare la parola “tabernacolo”, ma è facile spiegare loro a che cosa serva. Basta dire: “Lì c’è Gesù”. Loro intuiscono che si tratta di un oggetto importante, perché è la stanzetta dove abita il Signore. Imparano presto a distinguerlo da tutti gli altri elementi di arredo che compongono la chiesa, dal momento che lì c’è sempre una lampada accesa la quale attira la loro attenzione e poi perché vedono i grandi inginocchiarsi davanti ad esso per sostare un poco in preghiera silenziosa e concentrata. Imparano che la chiesa è la casa di Gesù (perché quando ci passi davanti te lo dicono con entusiasmo, indicandola con il dito) e che il tabernacolo è la sua “stanza personalissima”.
Nella devozione di noi cattolici all’eucarestia c’è qualcosa di infantile nel senso buono, che altri cristiani hanno perduto con il tempo. Rispettiamo le loro scelte, ma non li seguiamo. Nel nostro DNA piuttosto è maturata nei secoli e si è consolidata un’adorazione al santissimo sacramento del corpo e sangue di Cristo d’importanza fondamentale per la nostra fede. Ciò è del resto una logica conseguenza della fede stessa: noi crediamo infatti che, quando celebriamo la messa in obbedienza al comando dato da Cristo ai suoi nell’ultima cena, è Cristo stesso che si rende presente nel pane e nel vino. La ricca tradizione sviluppatasi in seno alla teologia cattolica ha indagato in lungo e in largo in che modo e in che senso ciò fosse possibile e ci ha regalato la dottrina della transustanziazione. In base a questa la Chiesa crede che, per effetto delle parole della consacrazione pronunciate dal sacerdote nella messa, quel pane e quel vino cambiano la propria essenza in quella del corpo e sangue del Cristo glorioso. Non come se si trattasse di un incantesimo, ma come dono misterioso e umile con cui Gesù Cristo raggiunge i suoi fratelli, viene ad abitare in loro e li sazia con il suo spirito d’amore e di pace.
E’ ovvio pertanto che i cattolici da subito pensassero che il cambiamento sostanziale avvenuto nel pane e nel vino durante la celebrazione dell’eucarestia non fosse temporaneo, ma definitivo; è logico che sentissero il bisogno di conservare i resti del pane in luogo riservato e rispettoso. Ed è ovvio che, con il tempo, guardassero a quei resti non come al semplice avanzo di un pasto rituale, né soltanto come a una reliquia, ma come a una Presenza misteriosa e reale.
Noi cattolici di oggi siamo gli eredi di una tradizione bi millenaria, ma rischiamo di esserlo in modo un po’ superficiale e distratto; forse abbiamo bisogno di recuperare la nostra devozione al santissimo sacramento, sia per il rispetto che gli dobbiamo, sia perché essa è capace di risvegliare in noi energie sopite, curare le frequenti malattie che affliggono l’animo nostro e donarci grande consolazione nelle prove che la vita ci impone di sostenere e affrontare.
Un modo concreto è certamente quello di recarsi a fare visite brevi, ma frequenti al tabernacolo della chiesa del nostro quartiere, o del luogo in cui lavoriamo, per trovare ristoro interiore e per offrire nuovamente e ripetutamente a Gesù Cristo noi stessi e quanto abbiamo di più caro.
Intuisco e comprendo già la risposta di varie persone le quali diranno: “Sarebbe molto bello seguire questo suggerimento, ma i miei orari di lavoro non lo permettono” oppure “la chiesa del quartiere in cui vivo o lavoro è spesso chiusa, specialmente in pausa pranzo, quando potrei recarmici per dedicare qualche istante alla preghiera”.
E’ vero, non tutti hanno la fortuna che la chiesa più vicina sia aperta tutto il giorno. E’ inoltre vero che gli orari di lavoro sono spesso intensi e che bisogna organizzare le entrate e uscite dal medesimo in tempi molto ristretti, alla luce delle esigenze della famiglia, a causa delle quali non è sempre facile, al mattino o al pomeriggio, fare un salto in chiesa.
Esprimo però una considerazione e condivido una strategia personale.
La considerazione è che spesso cadiamo nella tentazione di ritenere una perdita di tempo il sostare per qualche minuto in preghiera, in chiesa o altrove, durante il corso della giornata. Come se non bastasse, se e quando decidiamo di farlo, la nostra preghiera è facilmente assalita dalla preoccupazione per le molte cose che assolutamente dobbiamo fare, delle scadenze che dobbiamo rispettare. Ebbene, dal mio punto di vista questi sono sintomi del fatto che è ancor più necessario per noi decidere comunque di pregare, anche solo per pochi istanti; che è chiaramente urgente ricordare a noi stessi che Cristo dobbiamo seguirlo, non precederlo.
E ora la condivisione. Sono convinto che è possibile far visita al santissimo sacramento anche se non fisicamente, utilizzando la nostra memoria e la nostra capacità immaginativa. E lo è nel modo seguente.
Individuate la Chiesa a voi più vicina e fate visita una volta al tabernacolo. Osservatelo, guardatelo bene, imprimetevi nella mente i particolari di quell’immagine: com’è fatto, dov’è collocato, cosa gli sta intorno, dove arde la lampada che indica presente il Santissimo, e così via. Poi uscite e andate dove dovete andare: a casa o al lavoro o altrove, nel quartiere circostante. Quando sarete giunti al  vostro luogo, provate una volta nella giornata a fare silenzio (in piedi o seduti, come vi trovate a essere) e  pensate al tabernacolo, alla lampada, al luogo dove è custodito il Santissimo, magari a poche centinaia di metri da voi. Immaginatelo. E andateci mentalmente e interiormente: idealmente inginocchiatevi, guardatelo, contemplatelo. Per dieci secondi, per trenta, per quanto potete o riuscite. Forse vedete il campanile o il tetto della chiesa dalla vostra finestra, ma comunque sia, se potete, orientatevi con il corpo verso il luogo nel quale la chiesa è collocata: questo movimento vi aiuterà, perché, coinvolgendo il vostro corpo, farà sì che tutta la vostra persona maggiormente partecipi.
Ecco, per tornare ai bambini di cui si parlava all’inizio,  forse potrete pensare che il mio suggerimento sia un po’ infantile, ma ritengo che con l’aiuto della nostra memoria e della nostra immaginazione possiamo fare spiritualmente delle visite al sacramento del corpo di Cristo nel tabernacolo, dalle quali, se Dio vuole, possiamo ricavare grande beneficio, il primo dei quali è la capacità di dare all’Eucarestia l’importanza che merita.

 

Lascia un commento