Solennità dell’Ascensione – Anno A

I disegni di Dio sono misteriosi e le vie secondo cui Dio realizza i suoi piani nella storia rimangono imperscrutabili, ma tutto ciò che di essi s’inserisce nella nostra vita e la trasforma, passa attraverso l’umanità di Cristo.
Nella vita terrena tutta la sua persona divino umana era intenta a realizzare la volontà di Dio. L’uomo Cristo Gesù non aveva altra mira, altro desiderio, altra ostinata volontà che di dare gloria al Padre suo celeste e su questa strada è andato talmente in fondo, da ricevere in destino e ricompensa tutta la gloria di cui Dio è circondato.
In quanto la gloria del Padre è bellezza, Cristo è ora il più bello tra gli uomini; in quanto tale gloria è potere, Egli è colui al quale il Padre ha dato ogni potere, in cielo e in terra; in quanto questa gloria è gioia e beatitudine, Gesù Signore è ebbro di felicità, dopo aver bevuto il calice amaro della passione.
Festeggiare il nostro Signore oggi, sapendolo e pensandolo in questa condizione, è per noi motivo di grande letizia non solo per lui, ma anche per noi, perché il vangelo ci dice una cosa importantissima, tra le altre: così come, quando era tra noi, non si era mai separato dal Padre, allo stesso modo ora, che è nella gloria celeste, non ci abbandona mai; anzi, è sempre con noi.

Tuttavia, quando consideriamo come vanno le cose quaggiù, può assalirci il dubbio, quel triste dubbio presente negli apostoli al momento dell’Ascensione nel racconto di Matteo. E cioè: se Lui ha ricevuto ogni potere, perché le cose vanno così male? Se Lui ha davvero vinto e possiede lo scettro del comando, perché il peccato e la morte dominano incontrastati sul mondo?
Diciamo subito che il mistero della storia resta in gran parte tale, anche per noi cristiani che godiamo della luce del vangelo, del magistero della Chiesa e dello Spirito Santo, grazie ai quali possiamo capire molte cose, ma non tutte. Ci sono cose, che non spetta a noi conoscere, ma sono riservate al Padre, per ricordare le parole di Gesù ai suoi nel giorno dell’Ascensione, così come narrato nella prima lettura. Eppure, San Paolo non finisce più di elencare tutte le cose su cui Cristo ha ricevuto ogni potere: si tratta di potenze invisibili e di realtà visibili. Tutte sono in mano sua. Effettivamente, nei secoli si sono susseguiti poteri molto diversi tra loro, che hanno dominato sugli uomini e ancora domineranno. Tali poteri si sono retti assai sovente sull’inganno, sulla paura, sulla sete di successo e sulla volontà di dominio. Ma tutti sono crollati, uno dopo l’altro. Vi è una realtà, invece che non solo tiene duro, ma cresce e aumenta quanto più è messa alla prova, ed è la Chiesa. Essa vive di una forza che viene da Dio, non da Lei; ed è l’inizio, l’anticipo, l’esempio di un regno che non si basa sulla paura e la menzogna, ma sulla grazia di Dio. Le sue fonti principali sono i sacramenti, che, guarda caso, sono delle vie attraverso le quali l’umanità di Cristo, la sua umanità gloriosa, ci comunica la vita stessa di Dio: l’Eucaristia è il corpo di Cristo; il Battesimo è essere uniti alla morte e risurrezione di Cristo, e così via.

Perciò, vi è potere e potere: il mondo esercita un certo tipo di potere, mentre Cristo ne esercita un altro. Chi ha scelto di seguirlo, non è un perdente. Semplicemente ha giudicato che il modo di Cristo di governare il mondo è l’unico giusto, l’unico in grado di salvarlo. E anche la Chiesa stessa, che Gesù Cristo considera come il proprio corpo; anche quella Chiesa la quale è insieme santa e peccatrice: essa testimonia con i suoi pregi e i suoi limiti che l’unica forza in grado di salvare l’uomo è quella che scende dal cielo attraverso l’umanità gloriosa di Cristo. La Chiesa, magari zoppicando, è resa parte di questa missione e di questa vittoria da parte del Suo Sposo e Maestro.

Così, festeggiare la solennità dell’Ascensione non vuol dire per noi rimanere con il naso all’insù, nella speranza di vedere qualcosa di straordinario. E’, piuttosto, l’occasione per lasciare risuonare in noi tutta la forza e tutta la gioia di quel destino eterno a cui Cristo è stato chiamato; per chiedere a noi stessi se ci crediamo; per ragionare sul fatto che sia per noi qualcosa di credibile e di vincente, e a quel punto decidere di testimonialo con la nostra vita.
Noi cristiani possediamo la speranza più alta e nello stesso tempo più realistica che mai uomo abbia ricevuto. Che Cristo risorto ci dia la grazia di accorgercene, Lui che è capace di farci comprendere e realizzare ogni cosa buona e giusta.

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