Solennità dell’Assunzione di Maria Vergine – 2020

Link alla liturgia di oggi

“La glorificazione del corpo della Madonna indica l’ideale della moralità cristiana, la valorizzazione di ogni momento, il valore di ogni istante.
Perciò è la valorizzazione della vita, della nostra esistenza, della vita del corpo del mondo, è l’esaltazione della materia vissuta dall’anima, vissuta dalla coscienza che è rapporto con Dio, è la valorizzazione della nostra vita terrena, non perché fortunata per particolari circostanze, ma perché attraverso ogni cosa più piccola si veicola il nostro rapporto con l’Infinito, con il mistero di Dio”.

Queste parole di Don Giussani (fondatore del movimento di Comunione e Liberazione) che un amico mi ha condiviso in occasione di questa festa aiutano egregiamente noi cristiani post moderni ad apprezzare la solennità dell’Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria. Come e più delle generazioni che ci hanno preceduto, abbiamo bisogno, infatti, che qualcuno ci faccia cogliere il nesso, il collegamento tra il nostro vissuto e i misteri nei quali crediamo e celebriamo annualmente grazie al ciclo liturgico. Guardare perciò con gli occhi della fede a Maria mentre siede in cielo, nella gloria, accanto al Figlio suo, ci aiuta anzitutto a ricordare quanto è preziosa davanti a Dio la nostra vita materiale, a tal punto che essa è resa partecipe della bellezza luminosa e incorruttibile di Dio stesso. Le piccole cose di ogni giorno hanno un valore immenso in quanto, grazie alla nostra coscienza, grazie cioè al modo, all’intenzione con cui le compiamo, sono occasioni continue per coltivare e mantenere la comunione con Dio.

Ed ecco, come ci ricorda don Giussani, l’altro aspetto fondamentale e cioè che la materia da sola non arriva da nessuna parte. In se stessa essa è destinata alla corruzione, alla morte e quindi all’insignificanza. Affinché la materia realizzi pienamente il suo destino ci vuole lo spirito, ci vuole l’anima, ci vuole la coscienza. Ecco perché tutto il lavorio interiore che compiamo ogni giorno per pregare, capire, riflettere; tutta questa sana fatica interiore nella quale siamo costantemente impegnati per non perdere o per ridare o ancora per riscoprire il significato di ciò che facciamo e di ciò che siamo: ecco, tutto ciò è la premessa necessaria, insostituibile per quella maturazione finale e incomparabile che avverrà anche per noi, come per Maria, solamente nell’eternità, nella quale il corpo e la materia saranno portati a pienezza, ma solamente in quanto uniti all’anima che li ha santificati nel faticoso quotidiano.

 

Il modo di pensare degli antichi, così come quello della tradizione biblica, sono racchiusi nelle preghiere e nei testi della liturgia odierna, laddove l’accento non è posto tanto su quanto sia prezioso l’al di qua, quanto piuttosto su quanto sia fondamentale e imminente l’al di la. Lasciatemi evidenziare, per inciso, che questa riflessione è un piccolo esempio di come il pensiero antico e quello moderno possano felicemente incontrarsi, valorizzandosi a vicenda.

Abbiamo ascoltato le parole di don Giussani.
Ora ascoltiamo qualche testo tratto dalla liturgia odierna. La preghiera iniziale recita: “Dio onnipotente ed eterno, […] fa’ che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni”, mentre a metà della messa il sacerdote prega Dio dicendo “per intercessione di Maria Vergine assunta in cielo i nostri cuori, ardenti del tuo amore, aspirino continuamente a te”.
L’oggi riceve valore dal domani e il domani è la meta verso la quale dobbiamo continuamente tendere per dare significato all’oggi.

Mi viene in mente l’immagine dell’acrobata che azzarda camminare sulla corda tenendo in mano un’asta per mantenere l’equilibrio. Egli non può guardare per aria, altrimenti non vede dove mette i piedi, ma neppure può guardare per terra, sotto di sé, altrimenti si spaventa e si distrae. Egli deve fissare un punto davanti a sé e mai perderlo di vista. Quel punto gli è necessario per mantenere equilibrio e concentrazione, per non perdersi d’animo e non lasciarsi sopraffare dalla stanchezza e dalla paura. Così dobbiamo essere anche noi: abbiamo un’asta in mano, data dalle cose offerteci dalla vita per camminare: sono gli affetti, il lavoro, la salute. Dobbiamo afferrarli, per portare loro e noi alla meta finale; tuttavia dobbiamo afferrarli nel punto giusto, né troppo a destra, né troppo a sinistra, altrimenti ci sbilanciano. Andiamo anche noi verso l’assunzione celeste con loro e grazie a loro, ma dobbiamo essere noi a guidarli e non viceversa. La nostra vita, poi, è come camminare sopra un filo: siamo sempre in pericolo, non solo fisico, ma anche e soprattutto spirituale. La possibilità di cadere è presente a ogni passo e non dobbiamo mai perderne la consapevolezza.

Ma c’è anche la fede, che ci spinge e ci attira, che ci permette di concentrarci su ciò che è essenziale e di puntare dritto su di esso. L’inestimabile figura di Maria è per noi in tal senso un luminoso esempio posto proprio davanti a noi affinché, sia impariamo da lei a camminare con lo sguardo fisso al punto giusto, sia possiamo essere rincuorati da lei, nel modo con cui solo una madre sa fare.

Lascia un commento