Solennità dell’Epifania – 2019

Il vangelo dell’Epifania è talmente affascinante per lo stile narrativo, per la nitidezza delle sue immagini, per la fortissima carica simbolica, da essere profondamente penetrato nell’immaginario popolare.

Diversamente da Luca, il quale si preoccupa di fornire precisi riferimenti storici in cui collocare l’evento della nascita di Gesù, Matteo, dopo aver fatto un rapido accenno a Betlemme e “al tempo di Erode”, ci consegna un meraviglioso affresco, nel quale, sostanzialmente, vuole dirci tutto ciò che di fondamentale è stato, è e sarà a proposito di quel bambino. Questi è infatti il messia finalmente giunto tra noi, nato da una donna e nato a Betlemme, secondo le Scritture antiche. Egli è il Re del popolo d’Israele e come tale si merita l’oro. Tuttavia non è unicamente il salvatore degli uomini: è addirittura il centro dell’universo, in direzione del quale si muovono perfino gli astri, come narra l’apparire della stella cometa. Egli quindi è Dio, al quale s’innalzerà la preghiera degli uomini, incenso che sale al cielo. Infine, il suo destino è di essere adorato da tutte le genti, dopo che avrà vinto la morte (simboleggiata qui dalla mirra, con la quale un giorno le donne si recheranno al sepolcro per ungere il suo corpo).

La solennità dell’Epifania, dunque, ci ricorda che Cristo è venuto sulla terra non per rimanere nascosto, ma per farsi conoscere da tutti, perché la grande gioia che provarono i magi al vederlo si estenda a tutti i popoli della terra. I magi, che non appartenevano al popolo eletto, hanno potuto contemplare in modo così ravvicinato il mistero di Cristo, da costituire una profezia di ciò che sarebbe avvenuto e che ancora si va realizzando nella storia: che cioè, come dicevamo, tutti gli uomini parteciperanno alla chiamata inizialmente rivolta al solo popolo d’Israele.

A mio avviso poi, i magi ci spingono ad un’altra riflessione, nella quale siamo chiamati in causa personalmente. Essi infatti ci ricordano che, se da una parte la nascita e la rivelazione di Gesù sono un dono gratuito del Padre a noi rivolto, dall’altra parte questo dono va cercato, va fortemente voluto, va, in un certo senso, sudato. Gli scribi di Gerusalemme, esperti della Bibbia, ai quali i magi si rivolgono per farsi dire dove nascerà il messia, sanno che il minuscolo villaggio di Betlemme è il luogo dove recarsi per vederlo. Tuttavia loro non ci andranno. Sanno tante cose, sono degli habitué delle cose di Dio. Invece, chi incontrerà il Messia saranno i magi, persone estranee ai fatti, le quali hanno percorso una lunga strada, hanno fatto la fatica di indagare i movimenti delle stelle, hanno rischiato in prima persona mettendo in gioco i beni, il tempo, la buona fama. Con una battuta possiamo riassumere così: gli scribi “sanno”, mentre i magi “conoscono”.

Dio, infatti, si fa uomo per farsi trovare, ma per trovarlo bisogna mettersi a cercarlo. Certo: chi scrive sa bene che anche il fatto di volere incontrare Cristo, di cercarlo, di desiderarlo al punto addirittura di anelare a lui è un dono. E’ pur sempre la grazia di Dio a muovere i cuori. Ma qui si parla di una di quelle “zone” della vita interiore nella quale non si può prescindere dalla necessità di una decisione seria da parte dell’uomo di veramente voler trovare Dio, incontrarlo, conoscerlo. Quando una persona, seppur credente, è abituata a dare per scontati i doni di Dio, non lo ringrazia mai per i suoi benefici e forse piuttosto lo critica e si lamenta con lui per tante cose che non vanno, ebbene quella persona potrà anche essere andata al catechismo e considerarsi “di chiesa”, ma non conosce Cristo, nel senso che nulla di ciò che vive è rapportato a Cristo, collegato a Lui; perciò in nessuna delle cose che questa persona vive Cristo può manifestare qualcosa di se stesso, perché quella persona in realtà non lo cerca. Quella persona può anche festeggiare il Natale, ma tale festa non è l’occasione né per una “epifania” (letteralmente: una manifestazione) da parte di Dio, né per un incontro con Lui. Quella persona, come gli scribi di Betlemme, non si muove dal suo posto. I magi invece appaiono così diversi, così umili, così costanti nella loro ricerca di Dio, così capaci di interrogare tutto e tutti pur di poter comprendere dove si trovi il messia, così risoluti nel volerlo scovare a tutti i costi. Come non commuoverci profondamente di fronte alla loro fatica? Come non rimanere contagiati dal loro entusiasmo? Dio ci doni di comprendere come, ogni giorno dell’anno appena iniziato, è un’occasione imperdibile per trovarlo.
E per cercarlo ancora, dopo averlo trovato.

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