Solennità dell’Immacolata Concezione – 2019

Maria è stata totalmente, integralmente preservata dal peccato, in vista del fatto che sarebbe divenuta la madre di Dio: questa, in sintesi, la dottrina dell’Immacolata Concezione che sta all’origine della solennità odierna.
Noi cattolici, accettiamo di buon grado tale dottrina come dono di Dio e della Sua Chiesa, perché ci fidiamo del fatto che lo Spirito Santo guida la Chiesa e non le permette di sbagliare sulle questioni concernenti la fede. Rassicurati perciò da tale certezza, lasciamo qui da parte tutte le meravigliose e doverose considerazioni teologiche concernenti la dottrina dell’immacolata concezione (insieme a tutto il percorso storico che ha condotto la Chiesa Cattolica a proclamarla solennemente quale dogma di fede), e preoccupiamoci piuttosto di trarne qualche riflessione utile a orientare la nostra esistenza.
Anzitutto, per poco che  vi prestiamo attenzione, scorgiamo presente in noi una persistente inclinazione a cedere al male e a cedervi talvolta volentieri. Se ci siamo presi una storta ad una caviglia nel passato,  vacilleremo molto più facilmente in quel punto piuttosto che nell’altra gamba, per quanto possiamo aver fatto fisioterapie e sport. Così è nella vita morale: se per esempio ci siamo abituati da presto a dire bugie, saremo più propensi a mentire o a coprire le nostre magagne con giri di parole. Ma, come una storta a una caviglia creerà scompensi a tutto il resto del corpo, così un vizio danneggerà un po’ tutta la nostra capacità morale. Andando oltre, siccome sappiamo che l’anima non è una realtà a sé stante in noi stessi, bensì è parte di noi, dobbiamo presupporre che una tendenza a comportarci in modo immorale danneggerà l’anima stessa, la indebolirà, la renderà più instabile. Fin qui è abbastanza facile da capire, se non altro perché tali considerazioni sono confermate dall’esperienza. La Bibbia, però (si veda la prima lettura nella quale viene raccontato il peccato di Adamo ed Eva nell’Eden) ci dice che, nel momento in cui veniamo al mondo, nell’umanità è già presente una costante e sorda inclinazione al peccato, che tutti ereditiamo e dalla quale non possiamo liberarci con le nostre forze. Un bambino, per quanto innocente e bello sia, nasce già segnato dal peccato. Ora, proviamo a pensare al fatto che Maria invece non ha mai conosciuto la benché minima e intima inclinazione a peccare, che tutto ciò è una lingua a lei totalmente sconosciuta, che non sa cosa significhi avvertire la voglia e il piacere di peccare. Che cosa ne deduciamo? Ovviamente che lei è totalmente libera, a differenza di noi, che stiamo invece compiendo un faticoso cammino di liberazione, con la grazia di Dio.
Quindi dobbiamo dedurre che sia stato tutto facile per lei? No, giacché sappiamo dal vangelo quante e quali prove abbia dovuto attraversare nella sua vita; prove che erano contemporaneamente tentazioni, nelle quali tuttavia lei non ha ceduto interiormente, ma è rimasta sempre ancorata a Dio con la fede. Immacolata perciò non significa unicamente che lei è stata preservata dal peccato. Significa pure che lei è rimasta, si è conservata libera dal peccato. La purezza spirituale della Vergine al momento della sua nascita non deve farci dimenticare che la medesima purezza l’ha accompagnata e contrassegnata sino al momento della sua ascensione al cielo. Tra questi due eventi vi sono sessanta o settanta anni (o forse più, chissà?) di una vita certamente unica (in quanto lei è stata la madre di Gesù), ma altrettanto certamente esemplare per integrità morale e spirituale.
Sarebbe troppo poco, però, dire che lei non peccava. Se Maria, infatti, obbediva costantemente a Dio, se rimaneva intimamente unita a lui istante dopo istante, dobbiamo dedurne che, più passava il tempo, più si univa a Dio. Più si univa a Dio, più la sua volontà si rafforzava e la sua mente s’illuminava grazie agli insegnamenti della di Lui sapienza.
Perciò la Vergine è stata in grado di dire sì all’angelo a Nazareth, perché sapeva quello che voleva. Sapeva cioè di volere veramente ciò che voleva Dio. Sebbene i suoi disegni non le fossero così chiari, aveva interiormente maturato una sapienza grazie alla quale distingueva lo stile di Dio da quello degli uomini, lo sapeva riconoscere e inoltre lo voleva veramente scegliere. Se Dio avesse percepito in lei anche solo una minima esitazione quanto alla volontà e anche solo una lievissima indisposizione spirituale a dare spazio alla sua azione, si sarebbe  certo allontanato da lei, perché non poteva coinvolgerla in un progetto così perfetto senza la sua piena adesione.
Quando riflettiamo su quanto male accada nel mondo è facile per noi credenti ricollegarlo al peccato degli uomini, noi compresi. Oggi, però, la solennità dell’Immacolata Concezione, ci porta a riflettere altresì su tutto il bene che non avviene, su tutto ciò che Dio rinuncia a realizzare, a causa del fatto che noi uomini (e specialmente noi cristiani) esitiamo nel deciderci per il bene stesso. Spesso, infatti non sappiamo quello che vogliamo: chiediamo, ma senza essere certi di quanto andiamo implorando; supplichiamo, ma senza volere veramente ciò che chiediamo; oppure, esprimiamo i nostri desideri a Dio, ma non prendiamo in considerazione il fatto che egli potrebbe averne di suoi da proporre a noi. Se tale tendenza è sempre stata presente nella storia umana, maggiormente lo è oggi, tempo nel quale l’uomo cosiddetto “post moderno” nutre grande incertezza su molte, troppe cose e riflette tale incertezza in una cronica fragilità e instabilità esistenziale.
La meravigliosa avventura storica e spirituale di Maria di Nazareth ci induce a guardare alla realtà con uno sguardo sì più profondo, ma anche più fiducioso. Essa ci rivela infatti che Dio è capace di agire in noi in modo misterioso ma reale, che è capace di scavarsi vie nella nostra storia umana mediante le quali realizzare progetti di bene e di pace. L’esempio di Maria non deve deprimerci, pensando a quanto siamo lontani da lei. Dobbiamo piuttosto lasciarlo brillare alto sopra di noi e splendere lieto dentro di noi, affinché non perdiamo mai di vista sino a che punto Dio può condurre una persona che si lasci guidare da Lui, che gli dia spazio, che unisca la sua volontà a quella del Creatore.
Noi cattolici sappiamo oltretutto che di Maria non godiamo unicamente l’esempio, ma ancor prima la potente intercessione, nel combattimento contro il male. Guardare con gli occhi del cuore a Maria è fonte di consolazione e di guarigione, come lo è per un bambino lo sguardo di una tenera madre. Considerare con la mente la grandezza della sua anima, invece, ci rafforza interiormente e rende la nostra anima più forte e più capace di volere ciò che Dio vuole. Poiché in Maria risulta chiaramente che Dio non può che volere il bene dei suoi figli.

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