Solennità di Maria SS Madre di Dio – 1° gennaio 2021

Qui il link ale letture del giorno

 

 

Prima di leggere o ascoltare questo commento ti prego di ascoltare questa musica.

 

Abbiamo appena ascoltato il meraviglioso suono di un violino (conosciuto come il “Toscano”) fabbricato da Antonio Stradivari nel 1690 e qui sapientemente accarezzato dalle mani del maestro Fabio Biondi.

Un giorno un amico mi portò al museo del violino di Cremona, dove quotidianamente vengono suonati i violini ivi conservati, tra cui degli esemplari di Stradivari. Fu un’esperienza toccante, sia per la raffinatezza di quei suoni, sia per l’emozione di trovarmi a contatto con un momento unico della storia della musica, quale fu l’epoca d’oro dei liutai cremonesi. Qualcuno allora mi spiegò che Stradivari e gli altri maestri liutai cercavano con cura estrema l’albero giusto da utilizzare per la realizzazione di quel prezioso strumento musicale (inventato il secolo precendete), in grado di proporre all’orecchio umano una musica tanto squillante quanto struggente. Essi andavano alla ricerca non di una pianta qualsiasi, ma dell’abete rosso; ora, quel tipo di abete cresceva solamente in Trentino, nella foresta di Panareggio, per cui Stradivari affrontava il viaggio da Cremona alla val di Fiemme per scegliere e portarsi a casa il tronco giusto al fine di creare la sua opera d’arte. Ancor’oggi i liutai fanno riferimento a quel bosco e a quegli alberi, ma non è più la stessa cosa, perché inquinamento e surriscaldamento globale non hanno giovato alla salute delle piante. Non solo: un altro aspetto va considerato. A detta degli esperti, infatti, l’abete rosso più adatto per gli strumenti musicali è quello che è stato sottoposto a un certo stress, per esempio il trovarsi in un punto poco favorevole alla crescita, oppure al freddo. Infatti, dicono ancora gli esperti, negli anni in cui Stradivari si aggirava alla ricerca dei suoi alberi l’Europa fu colpita da una piccola glaciazione, che indusse gli stessi a svilupparsi con anelli sottili e fitti, in cui i canali linfatici si allungavano regolari e con pochissimi nodi. Tali canali sono un po’ le canne dell’organo da cui passa ed esce la musica del violino.

Ecco, proprio questo particolare mi ha colpito: che al fine di fabbricare un violino ci voglia un certo tipo di albero non stupisce tutto sommato; ma che, per toccare il cuore, per esprimere la bellezza con la B maiuscola, per innalzare gli animi degli ascoltatori, per accompagnarli a vere e proprie mute meditazioni ci voglia un albero che abbia in qualche modo sofferto: ecco questo sì, fa vibrare! E così, anche in natura vale la stessa legge che  nel vangelo: solamente accettando la croce e la prova si cresce, si matura e si giunge alla vita, quindi alla pienezza di se stessi.

Abbiamo concluso un anno difficile, nel quale siamo stati tutti messi alla prova da una pandemia di cui non immaginavamo neppure la portata. Abbiamo perso delle persone care per strada e ciò è avvenuto in modi che non avremmo mai immaginato; abbiamo dovuto rinunciare a tante cose e molti hanno perso o compromesso gravemente il lavoro; il personale sanitario ha dovuto fare sforzi sovrumani per affrontare le continue emergenze; mi fermo qui, perché l’elenco potrebbe continuare quasi all’infinito. Gli auguri che ci stiamo rivolgendo, gioco forza, hanno per tema la speranza che l’anno prossimo sia migliore, e di certo ce lo auguriamo. Ma non possiamo rassegnarci a considerare il tempo che abbiamo trascorso alla stregua di un incidente di percorso, quasi che sia stato un anno buttato. Il Signore infatti è stato accanto a noi, ci ha sostenuti, ci ha guidati e soprattutto ha lavorato in noi affinché il male si trasformi in bene e la prova sostenuta sia occasione di vera maturazione.

Neppure Maria, che veneriamo col titolo solennissimo di Madre di Dio, è stata esonerata da tanto. Il verginale abete rosso che lei era è stato preparato e raffinato durante una lunga prova che l’ha resa capace di dare carne e accompagnare poi sino all’ultimo istante il Figlio di Dio; Lui, il violino che guida gli uomini con la più celestiale  e divina musica, viene da un legno sì pregiato, ma duramente messo alla prova lungo tutto il corso della sua esistenza terrena e tale albero è la vergine Maria.
Il popolo cristiano la sente accanto ogni giorno, ma nello stesso tempo deve imparare da lei a non scandalizzarsi nel momento della prova, a non cadere nella tentazione di credere che, proprio nella tentazione, Dio ci abbandoni.

Siamo certi di non essere stati abbandonati da Dio durante il faticoso cammino compiuto nel 2020 e siamo ugualmente certi che Dio sarà con noi anche oggi e domani. Rassicurati da questa fede siamo in pace con Dio.
Che questa pace ci dia orecchie per ascoltare il suono di un misterioso violino, plasmato nello Spirito Santo dal virgulto della Vergine Maria e posto un giorno nelle di lei materne mani, affinché tanti altri figli potessero rallegrarsi della sua musica ineffabile. Tra questi figli, lo sappiamo, ci siamo anche noi.

Lascia un commento