Solennità di Pentecoste – Anno C

Guardato con gli occhi del mondo lo Spirito Santo sembra il matto del villaggio. Egli porta la mitezza, la bontà, l’amore, la gioia, l’umiltà, insomma tutto ciò che di positivo possa esserci nei cuori: tutte cose che rendono bella e degna la nostra vita, ma che sempre più spesso oggi appaiono così estranee al nostro modo di vivere.
D’altra parte lo diceva già San Paolo, con parole che a noi sembrano un po’ oscure, quando parlava delle opere della carne (si veda la seconda lettura). Con questo termine egli indicava  quella oscura tendenza presente in noi, che si manifesta nel desiderare e scegliere cose sbagliate, delle quali diventiamo conseguentemente schiavi, con un inevitabile strascico di frustrazioni, ostilità, aggressività e persino perversioni. Il mondo “carnale” però non è necessariamente un mondo immorale: è anzitutto lontano da Dio, dal suo modo di pensare e di agire. Perciò lo Spirito di Dio è relegato ai margini di ciò che l’uomo considera la realtà vera, perché la sua azione è considerata follia pura, ora frutto d’ingenuità, ora di odiosa presunzione e arroganza.
Mi piace qui ricordare alcuni versi di una canzone di De Andrè, dal titolo “Il matto”.
Il poeta così cantava:
“Tu prova ad avere un mondo nel cuore 
e non riesci ad esprimerlo con le parole, 
e la luce del giorno si divide la piazza 
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa, “
e neppure la notte ti lascia da solo: 
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro”.

clicca qui per ascoltare la canzone

In effetti, lo Spirito Santo porta nel cuore un mondo che invece sovente non lo ama; lo Spirito Santo intercede per noi presso Dio non con parole, ma con un linguaggio fatto di “gemiti inesprimibili” (secondo una misteriosa espressione di San Paolo); il suo agire è guardato con benevola sufficienza da molti, così come si guarda passare lo scemo del villaggio e lo si liquida con una battuta.
Tutto questo per un’unica grande differenza che viene rivelata quando cade

la notte e nessuno può più fingere: il mondo non sogna altro che se stesso, mentre Lui, lo Spirito di Dio, sogna di noi.
Quando la vita scorre in una lunga e vana ricerca di se stessi, tutto ciò che non soddisfa tale ricerca è rifiutato come estraneo e insensato. Troppi di noi in questa società cercano solo se stessi e di se stessi sognano; san Paolo forse oggi userebbe anche queste parole per esprimere ciò che intendeva quando parlava di coloro che vivono secondo i desideri della carne, che conducono alla morte.
Lo Spirito Santo invece reca con sé quei doni a cui accennavo inizialmente, a cui l’uomo peraltro aspira, ma a cui contemporaneamente troppo facilmente rinuncia. Lo Spirito di Cristo conosce i disegni del Padre, i suoi pensieri smisuratamente al di fuori dalla nostra portata e al di sopra dei nostri pensieri e li rivela alla Chiesa, a coloro che credono in Dio e amano suo Figlio. Costoro sono capaci di cose grandi e umanamente imprevedibili grazie alla passione che lo Spirito Santo accende in loro. A pensarci bene, infatti, anche questa caratteristica accomuna lo Spirito Santo ai folli, cioè la sua imprevedibilità, in forza della quale continua a suscitare nella storia esperienze sempre nuove e meravigliose. Ovviamente, il pericolo che lo Spirito di Dio può farci correre è solo quello di compiere il bene, non certamente il male e inoltre imprevedibilità non fa rima con improvvisazione, ma con ordine, logica, senso. Il che significa che bisogna dubitare di quanti nella Chiesa giustificano con troppa facilità le proprie opere attribuendone la paternità allo Spirito Santo.
In ogni caso è vero che, se un matto può essere rinchiuso nel manicomio posto fuori dal villaggio, la follia di Dio, cioè il suo Spirito, è come il vento: nulla può imprigionarlo e impedirgli di effondersi sopra ogni cosa riempiendola di sé, in quanto “é Signore e da la vita”.
Festeggiando la solennità di Pentecoste proviamo a rovesciare le prospettive e ricordiamoci che Cristo, promettendo lo Spirito,  assicura che “lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.
Come possiamo permettere allo Spirito di Cristo (l’altro grande consolatore insieme a Cristo) di educarci a vivere di una Presenza nuova, più reale del reale, la sola capace di rendere veramente umano questo nostro villaggio globale che Dio ha creato al fine di effondervi il suo Spirito? Dipende dal Padre concedercelo, dipende da noi chiederglielo.

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