Solennità di San Giovanni Battista (al posto della dodicesima domenica del TO)

“Ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini” disse una volta il grande poeta indiano R. Tagore. Per S. Giovanni Battista tale espressione è particolarmente vera. Infatti, nel giorno in cui festeggiamo la sua nascita, noi ci rallegriamo non solo perché in lui tutta l’umanità trova un rappresentante di una purezza assoluta, ma soprattutto perché in filigrana intravediamo la nascita di un Altro, la cui venuta sarà motivo di salvezza per tutti (Giovanni compreso), evento di una tale importanza dunque che andava preparato da un precursore, un araldo, un banditore destinato ad annunciare a tutti il Cristo.
La liturgia ci fa sperimentare tutto ciò fissando la festa il 24 giugno, a sei mesi dal Natale, giocando sulla simbologia della luce: Giovanni viene festeggiato quando le giornate paiono nel massimo splendore, mentre invece già da qualche giorno la loro durata ha cominciato a diminuire, mentre Gesù viene festeggiato quando le giornate paiono più buie e cupe, quando la luce ha cominciato da qualche giorno a recuperare sull’oscurità. Giovanni non è il sole, è lampada. Giovanni non è lo sposo, è l’amico dello sposo. Giovanni è voce che grida, Gesù è la parola di Dio.
E tuttavia la grandezza di Giovanni è tale da essere riconosciuta da Gesù stesso, quando il Maestro afferma: “Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni” (Lc 7,28). Giovanni si erge solitario in cima al monte della coerenza e della dedizione, è tutto d’un pezzo; oggi si direbbe che è un duro e puro. E’ un santo a tutti gli effetti, un uomo chiamato a svolgere un ruolo particolarissimo e unico nella storia d’Israele, la punta di diamante di tutti i profeti. Un testo liturgico odierno ci ricorda le meraviglie che hanno caratterizzato la vita di quest’uomo: prima di nascere incontrò suo cugino Gesù dal grembo di Elisabetta e sussultò alla sua vicinanza; la sua nascita scioglie la bocca al padre Zaccaria che non aveva creduto alle parole dell’angelo e che perciò era rimasto muto; sua madre è sterile, ma per dono di Dio concepisce; parlerà alle folle senza paura di alcuno, richiamando tutti energicamente alla conversione; additerà Gesù come il messia; poco dopo addirittura lo battezzerà; verserà infine il suo sangue in carcere, fedele alla verità sino alla fine. Si capisce perché allora nel vangelo egli a un certo punto affermi di se stesso: “Io non sono quello che pensate”. Era facile che la gente lo vedesse come il messia, talmente era credibile e coerente.
E tuttavia anche lui a un certo punto, dal carcere, manderà i suoi discepoli a interrogare Gesù per chiedergli conferma se Egli fosse veramente il messia. Evidentemente infatti il povero Giovanni rimane spiazzato dall’atteggiamento mite e umile del Salvatore. Lui, Giovanni, era un fustigatore, un araldo della giustizia divina e perciò della necessità di convertirsi dai peccati per non incorrere nella giusta punizione. E invece Gesù è, per così dire, “morbido”: mangia con i peccatori, predica il perdono, accoglie le prostitute.
Giovanni è un ponte tra l’antica alleanza e la nuova e quindi non può ancora immaginare la novità dirompente del vangelo, perché sa chi è colui che la porta, lo conosce dall’infanzia, ma non sa come la porti. Vediamo in tal modo il suo limite, imposto dalla cronologia, dalla storia, dal fatto di non aver potuto contemplare nella sua completezza la vicenda di Gesù. Noi, in tal senso, siamo molto più avvantaggiati di lui: conosciamo tutto il vangelo, abbiamo lo Spirito di Cristo, facciamo parte di un’alleanza nuova ed eterna.
Proviamo allora a cogliere almeno uno spunto da quanto abbiamo ascoltato, che valga per noi oggi e individuiamolo nel fatto che Giovanni il Battista non conosceva la logica dello sconto. Non vi è un solo passo del vangelo da cui si possa desumere che egli accomodasse le esigenze di Dio alla sua persona, neppure quando era in carcere, neppure nell’incertezza data dal non capire bene che senso avessero le parole e i gesti di Gesù. Non arretrerà di un solo passo, mai, se non quando lascerà giustamente il posto a Cristo ogni volta in cui ne parlerà o lo incontrerà. Ora, se è vero che noi possiamo appoggiarci ad un Maestro e Signore misericordioso e comprensivo come nessun altro mai, sempre pronto ad aspettarci, sempre fedele, sempre accanto a noi, è vero però anche che un po’ di virilità nel seguirlo non ci è proibita, un po’ di vigore, un po’ di forza, che peraltro è un dono di Dio tipicamente legato al sacramento della Cresima che abbiamo ricevuto. Constatare che siamo spesso mediocri e tuttavia non rassegnarci a questo, reagendo con atti di preghiera e di apertura agli altri, potrebbe già essere un buon modo per imitare lo stile di San Giovanni.
Ci sarebbe poi da chiederci, di fronte a un San Giovanni Battista, quanto siamo disposti a cercare la verità e che prezzo siamo disposti a pagare per essa. Ma tutto non si può dire in un commento così breve: lo lascio alla vostra considerazione. Buona festa, in particolare ai torinesi, di cui il nostro santo è patrono.

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