Solennità di Tutti i Santi

Invocarne la protezione, contemplarli uniti in cielo in una gioia senza fine, rallegrarsi della loro condizione, trovare speranza per noi stessi celebrandoli tutti insieme con una grande festa: tutte queste cose e certamente tante altre ancora ci invita a fare la Chiesa invitandoci a celebrare la solennità di Tutti i Santi, un momento forte del calendario liturgico annuale, un lampo luminoso che squarcia le tenebre di chi vive nell’errore, un’aurora radiosa che incoraggia quanti sono nella prova. In questo senso, le molte considerazioni che possiamo (e dobbiamo) fare in merito, non devono offuscare l’importanza che va data anzitutto alla devozione, allo slancio del cuore, a tutti quei che gesti che possono aumentare in noi l’amicizia per i santi e far sì che anche noi ci alimentiamo alla loro stessa sorgente di grazia.

Di tante possibili considerazioni ne propongo semplicemente una, a partire da una domanda: qual è l’idea di uomo realizzato, proposta e inseguita dalla società attuale?
La risposta mi pare facile: è l’uomo il quale sia riuscito ad avere successo in un settore della vita, dalla scienza, al mondo dello spettacolo, dall’economia allo sport, magari lavorando sodo (giustamente) per raggiungere un risultato che tanti guarderanno con un po’ d’invidia e di autocommiserazione. L’abbondanza di denaro poi, cioè la ricchezza, è ovviamente al vertice della scala di criteri che stabiliscono un successo reale. Tale uomo può anche dirsi in certa misura “fortunato” (cioè baciato da una dea cieca), ma soprattuto “in gamba”, in quanto è stato capace di realizzare il tutto con le proprie forze. Sarebbe lungo esaminare come tale mentalità nasca molto lontano nel tempo. Altrettanto lo sarebbe l’indagare come in questa concezione vi sia un’idea di merito in qualche modo ereditata dal cristianesimo. Ma non sarebbe il luogo giusto per farlo. Conta invece constatare che oggi la vita vale nella misura in cui “riesce”, in cui è “di successo”. Conta, d’altra parte, ammettere che la normale conseguenza a livello sociale di tale mentalità, sia la giustificazione di quella che papa Francesco chiama una “cultura dello scarto”: se non vali, non conti, quindi non esisti.

Ma, tornando all’odierna solennità, sarebbe giusto applicare ai santi, che per noi sono i campioni, gli uomini e le donne riusciti, applicare loro questi criteri di valutazione? Ovvio che no!
Anzitutto, il loro desiderio era di dare gloria a Dio, non già a se stessi. In secondo luogo, ognuno di loro, in modi infinitamente diversi, ha scelto la via della debolezza, dell’abbassamento, della croce seguendo l’esempio del Maestro. Nessuno di loro pensava neppure lontanamente di poter realizzare alcunché basandosi sulle proprie forze, bensì ciascuno invocava notte e giorno l’aiuto di Dio, della Vergine, degli Angeli e dei Santi, affinché lo sostenessero, lo illuminassero, lo salvassero nelle tentazioni e nelle prove. Nessuno di loro desiderava compiere la propria volontà, ma considerava la volontà del Padre la priorità della propria vita. Molti di loro non si preoccupavano di accumulare, ma vivevano giorno per giorno, fiduciosi nella Provvidenza, mentre quanti di loro se ne preoccupavano, lo facevano per dovere nei confronti dei propri sottoposti. Essi si dedicavano infine ad una missione, non presumevano certo di far tutto, ma tutta la loro vita, pubblica e privata era attirata dentro a questo “vortice” di bene, a questa donazione totale di sé a Dio e ai fratelli. Quindi non solo un pezzo di loro, ma tutto, completamente.
Alcuni erano preti, vescovi, papi, altri artigiani, re, contadini o soldati, alcune suore, altre madri, o fanciulle, o vedove: la quantità di coloro la cui santità è riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa è ormai incalcolabile, figuriamoci quella di tutti gli altri non saliti agli onori degli altari!

E allora che cosa concluderne? Che per un cristiano di oggi, è assolutamente necessario, prima ancora che operare un eventuale cambiamento di vita, verificare accuratamente se ha già operato una conversione di mentalità, dal primo modello, quello rispondente all’ideale moderno, al secondo, sempre medesimo nella sostanza con il passare dei secoli, sempre nuovo nello stile in ogni epoca. Aprire gli occhi, rendersene conto è contemporaneamente dono di Dio e frutto di una fatica anche un po’ intellettuale, perché implica la disponibilità a guardare le cose in modo diverso.

Ma in concreto, per facilitare un cammino così importante, anzi fondamentale, può sempre tornare utile un vecchio metodo: quello cioè di tenere sul proprio comodino la vita di un santo e di berne un sorso ogni sera, prima di addormentarsi. Durante la notte molti pensieri ci visitano, alcuni dei quali sono forieri di novità che attendono di essere vissute con il nuovo giorno.

 

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