Terza domenica del T.O. – anno C

La parola detta di presenza, reca spesso grande efficacia, nel bene come nel male, perché può scuotere come avvilire, rincuorare come rattristare. Ma anche la parola scritta gode di una forza propria, come sperimentiamo quando, per esempio, ci può capitare di aprire una vecchia lettera che una persona cara ci aveva scritto tanto tempo prima. In tal caso, le parole rimandano alla mente episodi e sensazioni che forse avevamo dimenticato, ma che subito ci commuovono. Anche la Sacra Scrittura, la Bibbia, essendo parola scritta da uomini per altri uomini, risponde alla medesima dinamica, comune a tutte quelle parole significative che ascoltiamo o leggiamo nella nostra vita.
La prima lettura ce ne da un esempio quanto mai eloquente: siamo al ritorno dall’esilio di Babilonia, la gente non crede ai propri occhi, perché vede la terra amata a cui era stata strappata tanti anni prima, insieme a ciò che resta delle case, delle botteghe e del tempio. In quel contesto, il sacerdote Esdra, con la collaborazione degli scribi, organizza per tutto il popolo la lettura ad alta voce della Legge di Dio, perché è convinto che da lì bisogna partire per ricostruire Israele, da Dio e non da se stessi. Ora, il testo ci racconta che, all’udire le parole di Dio, il popolo si commosse, si mise a piangere! Pensate che scena toccante deve essere stata: un intero popolo che piange per la commozione, che piange di tenerezza a causa del fatto di ascoltare la Sacra Scrittura e di poterla finalmente ascoltare nuovamente a casa propria.
Il Vangelo poi esordisce con le parole di Luca all’amico Teofilo, in cui il primo dice di aver voluto studiare bene e ricostruire accuratamente i fatti che riguardano Gesù di Nazareth per fornirne un resoconto attendibile. Luca quindi si preoccupa di soddisfare le esigenze di una seria ricostruzione storica, ma conosciamo tutti a memoria alcuni suoi brani memorabili,  capaci di toccare il cuore dei credenti di ogni generazione, quali la parabola del Padre misericordioso, o la storia del buon ladrone, o la narrazione della donna perdonata in casa di Simone il fariseo. Ancora una volta: parole scritte risuonanti e risananti, pur se risalenti a duemila anni fa.

Tuttavia, come può una parola scritta tanto tempo fa, in un luogo e in un tempo così lontani da noi, toccare e commuovere ancora oggi così tanta gente, grandi e piccini, colti e ignoranti, asiatici, africani, europei e via dicendo?
Alcuni scritti umani restano vere e proprie pietre miliari nella storia dell’umanità, talmente sono perfetti; alcuni versi sono addirittura considerati “immortali” (pensiamo per esempio a brani della Divina Commedia o ad alcune opere di Shakesperare): ciò basta a spiegare il seguito che la Bibbia ha avuto e mantiene nella storia? Per noi credenti ovviamente no. Noi riteniamo, infatti, che tutta la Sacra Scrittura sia attraversata da una forza particolarissima e che i suoi numerosi autori siano stati ispirati niente meno che da Dio. Il che non significa che la Bibbia sia formalmente perfetta: come dicevamo poc’anzi, vi possono essere opere e autori esteticamente più raffinati di taluni brani biblici.
Ciò significa semplicemente che la Sacra Scrittura ha un’anima e quest’anima è divina. Perciò, sia che la leggiamo personalmente nel segreto della nostra camera (come fa il monaco nella propria cella), sia che la ascoltiamo insieme agli altri nella S. Messa, attraverso parole umane è Dio stesso a rivolgersi a noi, a me e ad agire in me, in noi con la forza del Suo Spirito.
Se ciò è vero, allora dobbiamo renderci conto che i concittadini di Gesù, i quali un sabato ebbero la possibilità di vedere Gesù con i propri occhi proclamare la parola di Dio nella sinagoga di Nazareth, non sono dei privilegiati assoluti nei nostri confronti, perché in quel momento Gesù, in fondo, stava leggendo se stesso, stava proclamando se stesso: ora, in base a quanto si è appena detto, non è proprio ciò che accade anche a noi oggi?
Forse, uno dei momenti dell’anno liturgico in cui è più palpabile qualcosa di simile a quanto raccontato vuoi dalla prima lettura, vuoi dal vangelo è la proclamazione dei vangeli della passione durante la liturgia della domenica delle Palme: spesso si può notare una particolare concentrazione e una particolare commozione da parte dei presenti nel fare memoria della sofferenza di Cristo per noi. Spesso, in quella circostanza anche i cuori più duri segretamente si sciolgono e si aprono all’azione dello Spirito di Dio: non è forse il Signore stesso, presente nella sua Parola, che libera dal carcere e dall’esilio i cuori prigionieri e oppressi dei suoi fratelli e li rinfranca nella verità e nella pace con il “lieto annuncio”?

 

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