Tredicesima domenica del T.O. – Anno B

Gesù Cristo conosce i “fondamentali” dell’esistenza, analogamente al modo con cui li conosce un buon sportivo nella propria disciplina o uno studioso nel proprio campo d’indagine. Da una loro corretta impostazione deriva un risultato positivo, mentre misconoscendoli o snobbandoli non si va lontano.
Ora, il vangelo odierno narra due miracoli, l’uno di guarigione e l’altro di resurrezione, nei quali si vede bene che, grazie a Cristo, le due donne ritrovano vita e salute. La prima cosa che notiamo dunque, è che, quando nella lotta contro il male, Gesù di Nazareth interviene, chi si rivolge a lui ne esce vincitore, perché il Maestro è più forte di ogni malattia e finanche della morte stessa. Non c’è dubbio pertanto che in tale lotta la prima cosa da fare è conoscere Lui, il Salvatore, per sperare da Lui quella risposta capace di salvare noi e i nostri cari.
Ma a ben guardare questo vangelo, oltre a raccontarci con esempi concreti la drammatica lotta tra Cristo, soccorritore dell’umanità, e il male in ogni sua forma, rende pure edotti del diverso modo di vedere la vita che caratterizza Cristo in rapporto a tanti altri, tra i quali troviamo pure i discepoli. Quando la donna lo tocca e attinge alla forza risanatrice di Gesù, questi se ne accorge, mentre invece i discepoli, interpellati, rispondono che tutti lo stanno toccando, perciò non si può sapere chi sia colei che ha ottenuto il miracolo. Il Signore invece insiste, finché la donna non si rivela; a quel punto Lui le dice che la sua fede l’ha salvata. Quando poi mandano a dire al capo della sinagoga che la figlia è morta, Gesù lo sprona a continuare ad avere fede, benché ciò esponga subito dopo il Maestro alla derisione dei parenti della fanciulla.
Dunque, il discorso che Marco ci fa è abbastanza chiaro: ci sono due modi di vedere le cose. L’uno ritiene che il mondo sia fatto sostanzialmente di materia la quale, piaccia o no, è destinata alla rovina prima o poi e che l’uomo può agire a livello materiale, ma con dei limiti. Un guaritore (come talvolta miracolosamente ne nascono) è capace di superarli per un dono tanto singolare quanto provvisorio, per cui è bene provare ad approfittarne finche si può. L’altro ritiene che i fondamenti dell’esistenza materiale sono invisibili e spirituali e che bisogna collocarsi a quel livello per ricevere e portare un bene duraturo. Per esempio, affinché una famiglia sia luogo di crescita, non basta che ci sia da mangiare e da vestire, ci vuole anche l’amore e la reciproca dedizione dei suoi membri. Una squadra di calcio non funziona soltanto se ha i calciatori più pagati, ma se le persone credono e collaborano a un progetto. Perfino un’azienda non si regge unicamente sul capitale, ma ancor prima sulla capacità dei suoi proprietari e lavoratori di cooperare in un’ottica comune. Sono tutti esempi del fatto che ciò che regge la vita non è anzitutto materiale, bensì spirituale: così il secondo livello sta al primo come il midollo osseo alla circolazione sanguigna.
In entrambi i casi di guarigione qui narrati Cristo guarda alla fede della persona, oppure la stimola, affinché il cambiamento materiale sia possibile. Sappiamo da altri brani del vangelo che Cristo non poté operare miracoli perchè non c’era la fede.
La fede ristabilisce il giusto ordine delle cose, quell’ordine rovinato dal peccato del primo uomo e della prima donna, perché rida a Dio il suo primato e permette all’uomo di entrare in una relazione con Dio segnata dall’obbedienza, nella quale Dio torna a essere considerato l’origine e il fine di tutte le cose. Il peccato ha sempre delle pesanti conseguenze materiali, ma è anzitutto una realtà spirituale, fatta di rancori, invidie, perversioni, maldicenze e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò ha condotto e conduce l’uomo alla rovina materiale, alla malattia e anche alla morte.
Chi è dunque il cristiano? E’ una persona che ha capito che i “fondamentali” della vita non sono anzitutto materiali e che riconosce in Cristo Gesù tanto la sorgente quanto il salvatore della vita umana, la cui potenza di azione agisce a un livello anzitutto interiore sino a estendersi a quello esteriore: se manca la fede della persona, Cristo non può agire. Come afferma San Paolo nella lettera ai Corinzi: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”.
Quanto sia difficile acquisire lo sguardo di Cristo sull’uomo e quanto ancor più sia difficile farlo nostro è esperienza quotidiana di molti di noi. Tuttavia, se crediamo veramente in lui, allora noi cessiamo di essere uno dei tanti volti anonimi della folla che lo circondava e lo stringeva da ogni parte: per Lui noi diventiamo qualcuno di vero, reale, importante, da risanare e da salvare a ogni costo, anche se ciò dovesse costargli quella vita che egli donava a piene mani e che alcuni uomini e donne, grazie alla loro fede, potevano “rubargli” con la complicità del Padre celeste.

Lascia un commento