Trentaquattresima Domenica del T.O. – Anno B – Solennità di Cristo Re

Gli allievi dei primi anni delle superiori non hanno la più pallida idea di cosa sia l’Unione Sovietica e di cosa si parli quando si ragiona di comunismo. A quelli della mia età (figuriamoci ai più vecchi) pare una cosa impossibile, tanto l’impero sovietico e l’ideologia comunista hanno imperversato sino al 1989 e poi sono rovinosamente crollati su se stessi. E’ forse colpa dei ragazzi se il loro programma di storia non è ancora arrivato sin lì?
Quanto a noi, comunque, la considerazione è un’altra e cioè che potremmo fare un elenco infinito di imperi e di ideologie che hanno dominato epoche storiche e che sono crollati, a uno a uno. Anche il consumismo di matrice occidentale crollerà, o perché avrà divorato il pianeta terra, o perché miracolosamente gli uomini si modereranno. Resta ora tra gli altri il dominio della tecno scienza, la padrona dei nostri tempi, tanto utile quanto matrigna, come già solo si nota dalla patologica dipendenza da cellulare da cui siamo affetti tutti o quasi.

Tutti questi regni sono crollati, dicevamo, e lo sono per due motivi.
Il primo è che, di fatto, il mondo è posto sotto il regno della morte, cosicché non vi è costruzione fisica o mentale che tenga di fronte ad essa; e l’uomo, per quanto faccia e s’illuda, non è in grado di sconfiggerla.
L’idea di un progresso illimitato e di poter trasformare questa terra in un paradiso attraverso la rivoluzione di classe si è rivelata perdente; il mito della razza ha mostrato la sua assurdità; l’ipotesi di allungare a dismisura la vita umana ci sta impegnando affannosamente, ma prima o poi la vita finisce; il sole è infine tramontato sui re di Francia come sugli imperatori cinesi.
Solo un regno non avrà fine, come afferma la Scrittura nel libro del profeta Daniele e come professiamo nel Credo: quello di Cristo. E perché? Perché Cristo è risorto e perciò il suo Regno è l’unico che abbia sollevato “la coltre che copre la faccia di tutti i popoli” (come dice il profeta Isaia), vale a dire la morte.

Ma vi è un secondo motivo, che tocca, se non tutti, la maggior parte dei nostri “regni umani”: la distanza dalla verità. Tutti i progetti titanici con cui nella storia l’uomo ha cercato di dominare se stesso sono sempre partiti da o un’idea sbagliata, o da una idea giusta la quale, resa assoluta, non ha fatto altro che mietere vittime. Restiamo al comunismo, per esempio: una rivoluzione sociale, pur fatta in nome della giustizia, ma che costa milioni di morti è ancora giustificabile? Sopprimere o scartare chi non la pensa secondo il regime (come accade ancora oggi in Cina) può essere avvallato, “in nome delle ragioni di partito”? O oggi, secondo la tecno scienza posta a servizio del profitto: eliminare chi non è produttivo (feto malato o anziano moribondo che sia) in nome della “qualità della vita” non sa di menzogna impolverata di cipria?
Oppure, molti regni nati in sordina si sono successivamente insuperbiti e trasformati in qualcosa di sorprendentemente falso, come quando gli imperatori romani s’illusero di essere divini e si fecero adorare con culto pubblico. Pare che succeda anche oggi da qualche parte nell’est asiatico.
Di fatto, che si tratti di imperi oppure di semplici rapporti tra persone, è chiaro che la dove non c’è la verità allora vige la falsità. E dove regna la falsità l’uomo non può che infine risultare schiavo di qualcosa o di qualcuno.

Di fronte a Pilato Cristo dice invece che il suo regno non è di questo mondo e che “per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità”. E “che cos’è la verità?”, chiederà Pilato. Strano, vero, che un uomo posto a governare e a mettere ordine non creda che in fondo vi sia una verità delle cose. Succedeva solo allora?
Qual è dunque la verità di Cristo? Egli ci insegna che siamo Figli amati, ci considera suoi fratelli, che Dio va amato e obbedito al di sopra di tutto e che il prossimo va amato come se stessi, che il Padre ha creato il mondo secondo un’idea, una logica, quella di regalare all’uomo uno spazio in cui (secondo regole poste da Dio stesso) vivere, amare, donarsi e prepararsi alla gloria futura di quel regno che non avrà fine e nel quale sperimenterà la libertà, la pace e la gioia, frutto di avere definitivamente e completamente accolto la verità su se stesso, sugli altri, sul mondo e su Dio.
Solo con questa certezza il cristiano può trovare la forza per rimanere di sentinella nella notte del mondo, per farsi trovare pronto quando tornerà il gran Re.
Ci conceda Dio di rimanere sempre “prigionieri” di questa speranza: la speranza della Gloria futura che noi attendiamo e che un giorno con le nubi scenderà su di noi, per rivestirci di se stessa.

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