Trentatreesima domenica del T.O. – Anno B

Già oggi si sono spente le luci del sole, della luna e delle stelle, perchè l’occidente ha deciso di non lasciarsi illuminare più dalla luce della fede, ma da quei fari artificiali prodotti con il solo uso della propria ragione e unicamente da essa: nell’ottocento è stata la scienza elevata al rango di religione, fino a trent’anni fa erano gli “ismi” politici che hanno devastato il novecento, oggi è una visione a tutto campo della realtà in funzione della tecnologia. Di sofferenze e di inganni tali luci sintetiche ne hanno create tante e tante ne creeranno ancora, sicché la grande tribolazione è in corso.

Ma allora come potranno i credenti “vedere il Figlio dell’uomo” venire se le grandi luci cosmiche sono spente e reggono (finché reggono) le fragili luci che l’uomo proietta su se stesso? Nel giorno del giudizio Lui stesso sarà la Luce che irradierà pienamente sul mondo, che illuminerà tutto e tutti e non ci sarà scampo per nessuno. In che senso? Non nel senso che egli diverrà improvvisamente severo e cattivo, ma nel senso che tutto sarà evidente, non vi saranno più ombre, ma regnerà unicamente la sua verità e non vi sarà possibilità né di fingere, né di indossare foglie di fico.

A proposito di fico: “Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte”. Ecco, forse il Signore noi non possiamo vederlo oggi in pienezza e dobbiamo pazientare nell’attesa del giorno finale, la cui data è conosciuta solo dal Padre celeste. Tuttavia possiamo scorgere i segni del suo arrivare, del suo giungere tra noi e possiamo imparare a farlo nella stessa maniera dei cristiani delle precedenti generazioni, cioè meditando la sua Parola: essa non passerà mai; grazie ad essa affiniamo il nostro sesto senso spirituale, cambiamo il nostro modo di leggere la realtà, impariamo a cogliere e interpretare i segni della Provvidenza nella nostra vita.
Lo confesso, io per primo, di fronte a tanta resistenza nei confronti della fede, resistenza mentale che constatato quotidianamente da parte dei giovani, anch’io mi sorprendo spesso a dire a me stesso “Abbiamo pochi pani e pochi pesci: ma cos’è questo per tanta gente?”, esattamente come il discepolo scoraggiato che si rivolge a Gesù prima del miracolo della moltiplicazione dei pani.
E se invece quei pochi che si aprono alla fede fossero un po’ il tenero ramo del fico? E se quei numerosi piccoli segni di bene disseminati nella nostra quotidianità fossero lo spuntare delle foglie che precede l’estate?
Quando nel mese di febbraio vediamo spuntare le gemme sulle punte dei rami noi ci rallegriamo perché sappiamo che l’estate verrà. Di questo “sapere” noi cristiani dobbiamo assolutamente diventare sempre più esperti, per non smarrirci in questo tempo storico che è necessariamente  tempo di attesa di un compimento finale e futuro che può venire soltanto da Dio e non dagli uomini, per quanto essi si affannino.

E’ difficile per noi ragionare sul tempo e sulla storia al rovescio, cioè dall’eternità verso noi: è difficile pensare che il centro del tempo è fuori del tempo, che è una persona, Cristo, il quale preme, bussa, spinge per entrare, che lo sta facendo già ora e che un giorno lo farà in modo definitivo e che ora è il tempo dell’attesa laboriosa e paziente. E’ difficile per noi comprendere che tutta la realtà è stata creata in vista di questo incontro; che solo quando s’incontra Dio inizia il cammino verso la felicità vera, in quanto solo Lui corrisponde pienamente alle attese degli uomini che Lui stesso ha creato. E’ difficile tenerlo fermamente presente per noi cristiani in un mondo che ragiona con pensieri così diversi dal vangelo. E’ difficile orientare costantemente noi stessi e il mondo circostante verso questa luce che non tramonta. Ma tentare di farlo ogni giorno, leggendo i segni del suo venire e trovando incoraggiamento in essi, è un atto d’amore che ci verrà riconosciuto da Cristo, il quale “si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi”

2 Risposte a “Trentatreesima domenica del T.O. – Anno B”

  1. Simona Neirotti dice: Rispondi

    Grazie Emilio mi piace ascoltare i Suoi pensieri che mi inducono alla riflessione e alla preghiera.
    Sono la mamma di Valentina e la figlia di Margot Veran

    1. Emilio Gazzano dice: Rispondi

      buongiorno Simona, mi fa molto piacere sentirla e ricevere da lei questo caloroso incoraggiamento che terrò ben presente!

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