Trentesima Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Qui il link ai testi della liturgia di oggi

Il duplice comandamento dell’amore è legge divina dolcissima ed esigentissima, trasferita agli umani per vocazione, in vista della quale essi sono stati creati. Ciò fa sì che l’uomo sia pienamente se stesso solo quando ama e in quel momento l’amore conferisce all’esistenza una tenerezza e una dolcezza senza pari. E’ così importante che l’uomo ami, che Dio lo pone a comandamento, a esplicita volontà sua, affinché ognuno tragga forza da questa sorgente, assumendola a principio cui ispirare la propria vita e inoltre affinché nessuno si scoraggi quando costata quanto è difficile amare.

Solo l’amore reca la pace nel nostro cuore, ma nello stesso tempo obbliga a fare i conti con l’altro, oltre che con noi stessi. L’altro ci obbliga a fare i conti con lui, a tenere conto delle sue richieste, ci mantiene in un costante stato di uscita da noi stessi, anche quando non ne abbiamo voglia, anche quando non ci piace. L’altro è Dio, ma l’altro è anche il prossimo. Il primo sicuramente ci ama sempre, il secondo forse no. E tuttavia il vangelo ci dice che siamo veramente graditi a Dio solo quando amiamo sia Lui, sia il prossimo.

Facilmente parlare dell’amore scatena la poesia in noi ed è giusto che sia così, perché forse solo l’arte è in grado di avvicinare il fascino dell’amore. Tuttavia, poetare sull’amore è doloroso come camminare a piedi nudi sui sassi, perché amare è sempre sacrificio.

L’amore è bellezza, dolcezza, fascino, gioia, ma è anche donazione di sé faticosa, quotidiana, mai finita; è anche tensione continua verso qualcosa di più alto, di mai pienamente raggiunto. In questo senso è sacrificio di noi stessi a vantaggio di qualcun altro, che però diventa anche vantaggio nostro perché ci fa crescere.

Potremmo chiederci, perché l’amore è insieme così bello e così faticoso? Dio, che è tutto amore, non è forse gioia infinita? Ritengo che chi mi legge o ascolta, abbia già trovato la risposta da se stesso: sappiamo tutti bene infatti, per esperienza, che quando noi amiamo, amiamo da peccatori. Ciò significa che è spesso disordinato il modo con cui amiamo, oppure che talvolta sbagliamo nel scegliere chi o cosa amare. Il nostro amore può anche essere sincero, ma per esempio può essere talmente possessivo da soffocare l’altro. Oppure vogliamo avere una relazione sentimentale con una persona sposata, oppure viviamo e consumiamo una relazione omosessuale la quale è contraria alla legge naturale.

In proposito, la cultura odierna (cui apparteniamo) condivide con il cristianesimo tante cose sull’amore, a patto però che esse non vadano a scontrarsi con la libertà personale, la quale è giustamente considerata sacrosanta, ma al contempo quasi assoluta, cioè quasi sciolta da qualsiasi legge. La libertà è considerata come un bene precedente l’amore. E in questo senso sovente si cita la massima di Sant’Agostino “ama e fa ciò che vuoi”, dove l’amore è semplicemente una giustificazione e un esercizio della libertà personale.

Per noi cristiani, però non è così: l’amore viene prima della libertà e la fonda. Noi siamo convinti che l’uomo è veramente libero solo quando ama. La libertà nasce dall’amore e non viceversa. Ma solo l’amore vero rendo liberi. Tutti gli altri amori (appassionanti e struggenti quanto volete) alla fin fine sono delle trappole.

Amare Dio con tutto se stessi e il prossimo come se stessi significa accettare che l’amore consumi le nostre ambiguità e il nostro orgoglio. Il vangelo parla di amare con “tutto” il cuore. “Tutto” in greco è “holon”, da cui la parola olocausto, cioè fuoco sacrificale che consuma tutto ciò che incontra e lo trasforma in se stesso.

Ecco perché il su citato sant’Agostino scriveva anche: “L’amore distrugge ciò che siamo stati, affinché diventiamo ciò che non eravamo”.

Non si può pensare di inoltrarsi nella meravigliosa avventura dell’amore senza accettare di essere radicalmente trasformati da questo. Alla luce del Creato e della Bibbia, Cristo e la sua Chiesa non hanno mai smesso di annunciare la dolcissima legge dell’amore, ma neppure hanno mai smesso di insegnarne le esigenze. Questo non per una condanna dell’uomo, bensì in forza di un’altissima stima nei suoi confronti e, a un tempo, in forza della consapevolezza dell’ancor più alta dignità cui Dio lo chiama: quella cioè di vivere su questa terra da figlio suo, per prepararsi a vivere nell’eternità una relazione d’amore con Lui insieme a tutti i beati del cielo. Allora l’amore non sarà più sacrificio, ma soltanto gioia, perché tutto ciò che lo ostacola sarà definitivamente consumato dal fuoco della passione divina e tutto il nostro cuore sarà abitato da nient’altro che dall’amore.

Qui, però, sin che camminiamo per via, dobbiamo accettare che l’amore comporti anche delle fatiche e che esso segua delle leggi che sono state stabilite da Dio non per la nostra condanna, ma per la nostra salvezza. Non ci spaventi la nostra cronica difficoltà a vivere pienamente l’amore, ma c’incoraggi l’ostinata chiamata di Cristo e della sua Chiesa a provare ogni giorno ad amare secondo i disegni di Dio.

 

2 Risposte a “Trentesima Domenica del Tempo Ordinario – Anno A”

  1. Cristina Destro dice: Rispondi

    Buonasera Emilio,
    tra le letture di oggi, ha preso la mia attenzione nella prima lettera ai Tessalonicesi 1,10, la frase ” e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti, cioè Gesù, che ci libera dall’ira imminente”.
    L’ira di cui parla San Paolo, è l’ira dell’essere umano che fa prevalere la “carne” sullo spirito?
    L’ira è il sentimento più diffuso in questi giorni di lotta con la realtà, l’adattamento a questa nuova quotidianità è difficilissimo perché allontana da tutti e da tutto, ci rende colpevoli del solo pensiero, perché tutti responsabili della salute comune.
    Qualcuno questo senso di responsabilità magari non lo prova ma l’ira di sicuro si.
    Allora come possiamo aiutarci per vivere l’amore ed essere fedeli a ciò che ci chiede Dio?
    Grazie di aver creato questo spazio.
    Un caro saluto
    Cristina

  2. Cristina Destro dice: Rispondi

    Buonasera Emilio,
    ho fatto chiarezza sulla lettura di Paolo, e ho riletto anche il tuo commento di domenica sull’amore di Dio e verso il prossimo.
    Grazie mille
    Cristina

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