TRENTUNESIMA DOMENICA T.O. – C

Nell’universo tutto è proporzione. Nell’arte tutto è proporzione. Nella vita sociale come in quella personale tutto è proporzione. Quando la proporzione è scoperta, rispettata, assecondata, tutto funziona. Quando è misconosciuta, disprezzata e contrastata tutto deperisce.
Zaccheo è un uomo sproporzionatamente ricco, ma anche sproporzionatamente piccolo, la cui ricchezza non gli è sufficiente per elevare la sua statura al livello degli altri, prova ne sia il fatto che, quando scopre che Gesù sta arrivando nel suo paese, è costretto a salire su un albero per vederlo. Gesù è sproporzionatamente famoso, carismatico, ricco di beni immateriali, a cui Zaccheo aspira più che a tutto il resto, perciò vuole vederlo.
In Gesù è la stessa potenza divina a venirgli incontro, ciò però sempre secondo una legge di proporzione, cioè in forma umana, perché Gesù è vero uomo. In Lui la grazia di Dio opera con forza prodigiosa, ma umile, rispettando le umane proporzioni.
La gioia che ne scaturisce, è tale per cui tutto ritrova la sua giusta proporzione: Zaccheo si alza, dice il vangelo, cioè s’innalza al di sopra delle sue ricchezze e decide di disporre di esse per un bene universale. Egli non è più piccolo, non ha più bisogno di sicomori su cui arrampicarsi per trovare una risposta, non ha più motivo di dubitare del fatto che tutto ha un senso, giacché si scopre infinitamente amato. Il ricco Zaccheo scopre che anche le sue ricchezze, giuste o ingiuste (qui non interessa), possono rientrare in uno scopo più alto. Il Vangelo, dove arriva, ristabilisce le giuste proporzioni tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e il mondo. Il Vangelo reca una gioia sconosciuta perché smarrita per strada, che tuttavia è la gioia nella quale Dio ha creato ogni cosa e in cui ogni cosa trova il suo giusto posto e il suo compimento.
“Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata”, recita il libro della Sapienza. Il male non è opera di Dio e se tante cose non funzionano non è colpa sua, sebbene il male resti per molti versi un grande mistero. Gesù Cristo non è venuto ad abbattere l’uomo, ma a innalzarlo, a donargli la visione della gloria di Dio, della sua grandezza e bellezza, della sua bontà, nelle quali tutto trova la sua esatta proporzione. Non a caso quando la fede ha potuto fecondare il genio artistico ne sono sorti capolavori d’immensa grandezza: le grandi cattedrali gotiche, la Pietà di Michelangelo, le passioni di Bach, per citarne alcuni.
Sembrerebbe strano che proprio l’evangelista Luca racconti questo episodio: lui che quest’anno ci ha fatto lungamente riflettere sul pericolo delle ricchezze; lui che, nel riportare il discorso delle beatitudini, a differenza di Matteo, contrappone alle medesime i famosi “guai” (“guai a voi ricchi”, “guai a voi che siete sazi”). Le ricchezze illudono l’uomo che egli ormai ha raggiunto la proporzione assoluta, ma l’uomo, ricco o povero che sia, con l’aiuto della grazia di Dio può sperimentare che vi è una gioia più grande di tutte, che spinge l’uomo interiormente rinnovato a condividere i suoi beni, per ristabilire le giuste proporzioni.

 

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