Ventiseieseima Domenica del T.O. – Anno B

La tentazione di dividere il mondo in dentro e fuori, buoni e cattivi, “dei nostri e dei loro” è presente da sempre in ogni realtà, in particolare religiosa. Lo era al tempo di Gesù, come abbiamo visto da parte dei farisei (i quali presumevano di essere i giusti, i buoni della situazione), lo è al nostro tempo. La Chiesa, voluta sicuramente da Cristo come comunità ben definita mediante riti e regole d’iniziazione, non sfugge neppure essa a tale tentazione, come ben si comprende leggendo l’obiezione dei dodici a Gesù, sapientemente riportata dall’evangelista Marco: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». La risposta di Gesù corrisponde invece ad una visione ben diversa delle cose, molto più pacata, ampia, generosa: Dio può agire ovunque e in chiunque. Sebbene la Chiesa debba seguire delle regole e debba umilmente attenersi a ciò che Cristo le ha comandato, essa non può pretendere di avere l’esclusiva dello Spirito Santo, il quale è tanto divino quanto libero nel suo agire. Eppure, nel corso dei secoli la Chiesa ha abboccato a questa terribile tentazione quando, per esempio, in nome di Dio, puniva con la morte chi veniva ritenuto eretico, pur essendo credente in Cristo. A distanza di secoli da tali nefandezze pare invece che oggi si viva un doloroso contraltare a causa dello scandalo dei preti pedofili che sconvolge la Chiesa da qualche anno. A ragione padre Gheorghe, segretario e assistente del papa emerito Benedetto XVI, definisce tale piaga come l’undici settembre della Chiesa cattolica. Fatti simili ci ricordano che non possiamo assolutamente dividere l’umanità in coloro che sono buoni perchè sono dentro ai nostri gruppi ed associazioni e quelli che sono cattivi perchè non ne fanno parte.
Inoltre, quest’ultimo esempio negativo ci permette di ascoltare con maggior consapevolezza le parole successive del vangelo odierno, un po’ dure forse per le nostre orecchie, ma inequivocabili: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile”. Vi sono persone nella comunità cristiana (ma non solo in essa) capaci di fare danni enormi, traviando fratelli o sorelle più deboli dal punto di vista intellettuale, o spirituale, o morale: Cristo è severissimo con loro. Ma è pur vero che vi sono aspetti di noi stessi che possono essere di danno anzitutto a noi medesimi, come dipendenze da sostanze, da giochi d’azzardo, come avidità, come lussuria e tante altre cose del genere. Cristo esige dai suoi discepoli un’estrema fermezza nel badare ciascuno a se stesso individuando le proprie debolezze e reagendovi vigorosamente, a tutti i costi.
Dunque, ecco ribaltata la situazione. Come a dire, da parte di Gesù:”non preoccupatevi se qualcuno opera il bene al di fuori dei vostri ambienti. Anzi, ringraziatene Dio e state tranquilli, perché se uno fa il bene, non potrà poi farvi del male. Badate piuttosto al male che è sempre in agguato tra voi e dentro di voi, perché lì sta la peggiore insidia per voi”. Non dimentichiamo che il serpente si aggirava dentro al giardino, non soltanto fuori; ed è da dentro che ha ingannato Adamo ed Eva.

Dobbiamo proprio chiedere umilmente la grazia di saper vedere quali sono sia le persone equivoche, sia gli aspetti di noi  che possono dare scandalo, cioè ostacolare o addirittura impedire la crescita serena di una comunità o di noi stessi. Successivamente dobbiamo chiedere la forza di combattere il male riconosciuto come tale: il sacramento della Cresima dovrebbe, tra le altre cose, sostenere i credenti appunto in questa lotta spesso improba contro ciò che ci devia dal cammino verso Dio.

Tra alcuni giorni, nella rubrica “Ruminando”, pubblicherò un’affermazione di Pio XII che, almeno parzialmente, riassume questo commento: dateci un’occhiata e pensateci.

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