Ventisettesima domenica del T.O. – Anno B

Mentre seguiamo l’itinerario di formazione per i discepoli delineato dall’evangelista Marco, possiamo rivolgergli la domanda: “Ma, in concreto, che cosa fanno i cristiani?”. Lui ci risponde prontamente: “La maggior parte di loro fa quello che fanno tutti gli altri, cioè si sposa e (dov’è concesso da Dio) mette al mondo nuove creature. Ma lo fa con un’idea precisa: obbedire all’insegnamento di Cristo e imitare la sua dedizione per l’umanità, giunta sino all’estremo sacrificio di sé per amore nostro”.

E’ logico infatti che Marco, nel voler descrivere chi è il vero discepolo, dedichi alcuni versetti a quei cristiani (e sono la maggioranza) che scelgono la via del matrimonio. Molti di essi si sarebbero sposati anche se non ci fosse stato Cristo, perché avrebbero obbedito ad una legge naturale scritta da Dio nella loro carne, ma siccome una volta battezzati non appartengono più a se stessi, possono e devono vivere la loro unione coniugale con Cristo e come Cristo.

Infatti, rispondendo alla provocazione dei farisei, Gesù cita il libro della Genesi, vale a dire il progetto creativo originario di Dio, che prevedeva anzitutto che l’essere umano si esprimesse in due versioni (e non di più): il maschile e il femminile; e che queste due “modalità” fossero strutturate in modo tale che, incontrandosi, avrebbero costituito una carne sola, una cosa sola, in via definitiva, inseparabilmente. Come la religiosità ebraica era giunta a tanto? Come aveva tra l’altro superato la poligamia? Anzitutto guardando le cose come stanno: ci sono maschi e femmine ed entrambi tendono a dare e ricevere un amore di tipo esclusivo, perciò totalizzante. E poi grazie ai profeti, che rileggevano la storia tra Dio e il popolo, paragonandola a un patto nuziale tra marito e moglie, laddove Dio aveva più volte rinnovato la sua fedeltà a Israele, nonostante i continui tradimenti di quest’ultimo, che si convertiva di quando in quando alle divinità pagane del momento.

Ma a noi cristiani è dato di più e perciò chiesto di più: nel sacrificio di Cristo sulla croce la fedeltà di Dio/sposo si è spinta così infinitamente avanti da costituire il modello e la sorgente dell’amore matrimoniale, un’amore dunque che, imitando e ripresentando quello tra Cristo e la Chiesa, persevera sino alla morte.

Purtroppo questo spazio non è sufficiente per proseguire oltre nella riflessione, parlando, per esempio, di tutte quelle dolorose situazioni matrimoniali in cui non si è riusciti a giungere uniti sino alla fine, in cui ci si è separati prima. Ciò che qui desidero affermare è che le nostre esperienze fallimentari non toccano il valore del progetto di Dio; anzi, ne evidenziano ancora di più la fondamentale importanza per la nostra vita.

L’unione matrimoniale è dunque un fatto fisico, corporeo, avente un fondamento nella natura più profonda dell’essere umano in quanto tale e infine sostenuto da una forza spirituale proveniente da Cristo Signore. Si badi bene: un fatto non solo emotivo, psicologico, sentimentale, ma bensì costitutivo, connaturale, innato e inoltre spirituale, cioè fondato sullo Spirito, su Dio.

L’unica cosa da temere non è la morte, ma il peccato. Infatti il peccato spacca, divide a tutti i livelli: deturpa il creato, getta discordia tra i popoli, lacera interiormente le persone a livello psicologico, divide le coppie. Dunque Cristo è fermo nel ribadire il progetto originario di Dio a proposito della coppia, non solo perché Egli è il modello di questo progetto, ma anche perché Lui in prima persona si fa carico del peccato dei suoi discepoli e li soccorre nella loro debolezza.

Quando poi sono presenti, i primi a beneficiare dell’amore dei due o, al contrario, i primi a farne le spese sono i bambini: guarda caso, ecco che proprio dopo i su commentati versetti, ve ne sono alcuni dedicati a loro. Anche i bambini sono considerati discepoli, anzi, di più: sono additati agli adulti come maestri di quell’atteggiamento fatto sia di semplicità, di concretezza che induce a chiamare le cose con il loro nome, sia di venerazione nei confronti del mistero della vita, che si schiude poco per volta davanti ai loro occhi innocenti e puri.

Dio conceda agli sposi di guardarsi a vicenda con occhi di bambino e ai bambini di vedere rispecchiato nell’amore tra il loro papà e la loro mamma un riflesso dell’amore che unisce Cristo alla sua Chiesa.

 

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