Ventunesima Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

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Il brano evangelico odierno ci descrive la svolta decisiva avvenuta nel rapporto tra Gesù e i suoi discepoli, il momento cioè nel quale uno di loro, in nome di tutti, lo riconosce apertamente come il messia e Figlio di Dio. A quel discepolo, Gesù conferisce il mandato solenne di governare la Chiesa nascente e lo costituisce in un ruolo a un tempo immenso e insostituibile, quello di fondamento su cui il Signore stesso edificherà la Sua Chiesa.

Per meglio approfondire la portata di tal evento, vorrei soffermarmi oggi sul luogo in cui esso avviene. Dobbiamo ovviamente stare attenti, quando leggiamo e interpretiamo il vangelo, a non inventare cose che non esistono, alla ricerca di elementi che appagano più la nostra curiosità che la nostra fede. Tuttavia è lecito chiedersi: perché Gesù ha scelto questa località per porre la domanda cruciale ai suoi a riguardo della sua identità di Messia e per nominare Pietro suo vicario?

Il vangelo, infatti, ci racconta che questo episodio apicale ha luogo in una località chiamata Cesarea di Filippo, situata al nord d’Israele, agli odierni confini con Libano e Siria, zona molto suggestiva dal punto di vista paesaggistico, ma altrettanto significativa sotto il profilo storico religioso. Desidero pertanto delineare, molto brevemente, i tre aspetti e subito dopo collegarli al vangelo di oggi.

Aspetto religioso.

Oggi tale località si chiama Banyas, un’arabizzazione del greco Panias: da qualche secolo prima di Cristo, infatti, vi si venerava il Dio Pan, Dio dei pastori, dei boschi e della sessualità sfrenata.

Aspetto storico.

Il territorio era stato concesso da Cesare Augusto a Erode il grande (quello che regnava quando nacque Gesù, per intenderci) e questi, per riconoscenza, vi edificò un tempio dedicato nientemeno che all’imperatore romano. Alla morte di Erode, Panea passò al figlio Filippo il quale, in onore di se stesso e dell’imperatore Tiberio, la rinominò Cesarea di Filippo.

Aspetto geografico.

In una suggestiva grotta lì collocata (anticamente dedicata al Dio Pan, appunto) nasce il fiume Giordano, segno geografico che marcava quasi interamente la terra promessa rispetto ai circostanti territori dei pagani e fornitore di abbondanti acque, utili all’agricoltura e allo sviluppo della società. Perciò esso era simbolo di vita, della benedizione di Dio per il suo popolo e della sua predilezione per esso.

 

Laddove l’uomo aveva rappresentato in forma mitologica la sua ricerca religiosa; laddove aveva cercato un contatto con gli dei, mischiando natura, mito e divinità immaginarie; laddove questa ricerca religiosa era resa ambigua da una discutibile moralità (vedi il dio Pan che corre dietro alle ninfe gettandole nel panico), ebbene, in quel luogo Cristo fonda la sua Chiesa; la basa non su favole, non su miti, non attribuendo al paesaggio un valore misterico sacrale che non ha e che non può avere, bensì sulla professione di fede di un suo discepolo, in gamba quanto si vuole, ma discepolo, semplice, umano e soprattutto reale, in carne e ossa. La professione di fede di Pietro, inoltre, costituirà d’ora in avanti un criterio infallibile per distinguere la verità dall’errore e impedire che la futura Chiesa viva di fantasie, piuttosto che dell’unico vangelo di Cristo.

Laddove Erode e Filippo avevano amoreggiato con il potere umano e ne avevano cercata l’approvazione, erigendo un tempio a un uomo e dedicando la città a un altro uomo Gesù istituisce una realtà appoggiata non su poteri umani, bensì sullo scandalo della croce. Pietro, infatti, sarà definitivamente abilitato a “pascere” i suoi fratelli solo dopo essere passato attraverso l’auto umiliazione del rinnegamento di Gesù ed essere stato riconfermato dal Risorto sul lago di Galilea, secondo il racconto di Giovanni. Nella nascente Chiesa perciò l’aspetto umano sarà sempre fondamentale, non solo perché anzitutto il Signore è vero Dio e vero uomo, ma anche perché Egli coinvolge autorevolmente i suoi fratelli (qui rappresentati da Pietro) nella missione ricevuta dal Padre eterno. Tuttavia nessuno di costoro (Pietro in primis) potrà mai attribuire a suo esclusivo merito i successi futuri, mentre proprio le croci che li attendono, purificheranno costantemente Pietro e tutti gli altri dalla vanità, dall’orgoglio e dall’illusione di portare avanti un’impresa umana con forze umane.

Infine, laddove scaturiva l’acqua destinata a donare vita alla terra promessa, Cristo costituisce una roccia (Pietro), simbolo e pastore della Chiesa, dalla quale scaturirà un fiume gonfio di acque, ovverosia di grazie divine che la Chiesa donerà costantemente con i sacramenti, valorizzerà con l’insegnamento e infine preserverà con il governo a vantaggio dei suoi figli, in tutti i secoli a venire.

Ciò che avvenne a Cesarea di Filippo, dunque, fu un evento di una portata incomparabile sotto tanti profili, il cui valore e la cui portata, appunto, non saranno mai approfonditi a sufficienza dai cristiani (non solo cattolici): collocare tale evento nella sua cornice storico religiosa e geografica ci ha fornito criteri utili per avvicinarlo correttamente e abbozzare un inizio di riflessione, qui offerta a discepoli del crocifisso risorto, figli della Chiesa, realtà che il Figlio di Dio ha fondato solidamente su Pietro in quel giorno, in quel luogo.

 

 

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